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Zanovello Gaddo Lucia

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 31 - 40

DI TELA SOTTILE, DI FRAGILE TRAMA


Fragile tela, trama sottile questa vita tesse,
battiti contati uno ad uno pulsano come colpi di tamburo
portando l’anima a sovvertire il mondo, docilmente.
Insondate prove, risolute dentro indecifrabili spirali
risalgono dall’ima soglia delle nascite.
– Solo attenuate pene
da gracili gioie e rari felici stordimenti – .
Sorreggono la carità dell’altro
e il Santo Spirito, che dal costato aperto il Risorto effonde
in luce cangiante di speranza,
miracoli di forza
lavano il peso di vivere e salire
col balsamo che vince l’ansia della morte
– la Sua Parola, intangibile prova di eternità –.

Gesù, per il più grande dono, il perdóno,
liberaci dall’insensata protervia nostra.

Ha casa in ogni cuore, il dolore,
perciò Cristo abita in ciascuno
e chi riceve, chino fra i Servi di Maria, la purezza delle Sue lacrime
colma di tenerezza.
– Fra i bianchi petali dell’anima
scende la marea degli incontri – .

Beato il discepolo che lascia parole
dal tocco di carezza al pianto delle colpe,
felici i passi di chi ama veramente:
giungeranno raggianti alla fine dei tempi
e all’infinito amore, che il Padre nostro non contiene.
È l’unto, il Figlio, la roccia inviolata che non cede
e senza posa dissetano i cuori riarsi dalla febbre
delle superbe passioni umane
al ruscello limpido che pasce in noi l’agnello

sciolgono i fiumi dell’orgoglio al mare di preghiera delle genti
si rendon grazie, per l’umile sì che spoglia e vince l’insano gioco delle parti.
Cristo muta in cera l’odio, non coglie offesa,
toglie ai polsi le spine dell’inimicizia, aridità e avidità cambia in offerta.

Confonde la profusione di delizie date al Creato a piene mani
bellezza viva, magica e perfetta, come il tondo della luna fra le stelle
e il verde pervicace, indomito e tenace
che i giorni spandono sull’erba.
Questa la pace che tinge di sereno il cuore ormai deterso,
la vita, che non muore
largita dall’abbraccio spalancato della Croce
carezza sconfinata dello sguardo di Dio.
NEL TUO SEGNO


Per insistito amore, letizia nostra,
per tenerezza e per passione di verità
venisti al ventre acerbo della speranza
nella perfetta sfera dell’ubbidienza.
Poi, nella palude infida dell’ignavia ti raggiunse
al cuore dell’esistere lo strale dell’empietà
e fosti affisso al vertice del maleficio.

Non finire, giorno, l’Ostia immolata ha bisogno di te,
della tua luce ancora, ma il tempo delle ore
è quello della Storia, fuoco che spegne
come l’insostenibile martirio che trapassa il grido.
Ha posato il capo sulla tua spalla, Padre,
chiude lo sguardo sulla dolorosa Madre,
e ancora, Dio, dài al Figlio prediletto
note d’armonia, perché l’errore sciolga nel canto
pianto che perdona.

All’eterna luce approda l’ultimo respiro,
l’orto ormai deserto.
Acuto irrompe un brivido e rabbuia. Tutto smuore
intorno all’ammainato Agnello
che sanguina l’offerta.
L’Albero serrato nel suo sigillo triste
è Croce vuota che cinge il Cielo.

Riposto è il sole della spoglia
chiuso nel bianco lino
ed ecco che folgore l’imprime.
Libera dal telo santo il noli me tangere
e rifulge, mostrando a quale sorte si risorga.

Il segno tuo, Gesù, svelle ogni potere al male,
sprigiona l’anima, fa santo il cuore,
tutto consacra e benedice
– Dal marmo informe che la ignora, è tratta la bellezza,
ora ardente ara pacis –

Il cosmico tuo abbraccio è scala e ponte al paradiso.
Da Te, Sorgente agli assetati, sgorga la fonte di ogni forza.
Stilla la Vigna tua l’ambrosia di ogni grazia.

Sulla tua pianta innesta il tralcio della gioia,
alligna in essa il germoglio di ogni vita.
Il tuo mirifico soccorso, Cristo,
proclama il Tempo certo dei viventi.
NEL RAGGIO SGUARDO DI MARIA


Identico al sole si apre al sorriso il perdono
a chi danno rimedia, all’offesa, all’inganno.
Ti prega, oriente Diamante, che vesti l’aurora,
il figlio di questo dolore
e chi ha il suo cuore fitto tra i rovi t’implora.

La terra è violata di atro vapore,
il giovane ardore malato, poi muore,
tanto amore si muta in livore; sposi scorati
padri e madri si fanno nolenti
e non salva la corta giornata la prece da molti scordata…

Ti mostri e riappari, Stella d’amore, Stilla rosa di mare,
Anna, la mamma, lo sa
che tu, sguardo sul mondo, benedetta sei manna;
madre nostra, madre di tutte le madri,
madre soave di nome Maria, umile nobile ancella,
dal trono, regina dei martiri, i giusti, i beati
e di tutti gli amati
abbracci l’inquieto impotere dei figli, immensa lo abbracci
nel largo concedere i doni mediati.
Madonna gloriosa, dulcente visione,
che alzi nel cielo la danza degli astri,
che sgorghi, Tu candido diaspro,
un’acqua sublime, che mali e dolori dilava;
di misericorde clemenza copiosa,
sei causa di luce gioiosa,
sacello e soccorso a chi chiede e a chi spera.

Magnifico è il sì che ti onora, Alba rinata,
per il Figlio sanasti l’umana semenza;
eppure la spada annunciata immacolato trafisse
per primo il tuo cuore,
che nulla doveva al riscatto,
e il tuo lacerato Tesoro, Voi, nati di carne
e d’etere corpi, i soli perfetti creati.
Voi, fondamenti e strumenti di nostra salvezza.

Latrice inesausta di grazie, quante stelle ti ornano il capo,
avvolto nel candido manto;
sul tristo veleno calcato, il tuo piede santo
il maligno in colomba ha mutato, Donna, che del Bene sei vanto.

Per l’Eterno dall’Eterno giungi, splendente,
e mostri la vita: non schiavo soffrire gravoso,
ma ardente movente di amare.
L’anima nostra che è lume puro, intelletto di Dio
per lotta, fatica e per pena è nel mondo,
e nel fare, emendare, concorrere e dare,
il pegno di fede traspare;
così dell’Immanente si scrive la Storia,
che vuole al disegno universo gioiello d’amore mirare,
ma è oscuro talora ciò che prima sì chiaro brillava
e il Tempo a intrigo d’insidie e di dubbi somiglia

a noi rischiara, incorrotta nostra pupilla, Vergine Maria,
l’ardua, erta, erigenda, del divenire, fulgida via.

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