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Vettorello Rodolfo

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 61-70

MANO TESA

Non ho difesa
se mi trapassi d’occhi
da un marciapiede di città ,
a Natale,
mentre mi guardi,
con la mano tesa.
Non sono un santo
e solo a mia insaputa
ti ho confinato dentro
un piccolo giardino di miseria.
Solo per questo
lo capisco il senso
di presentarmi il conto con un gesto.
E se le mani alzate
vogliono dire resa,
la tua mano tesa
è un segno di condanna
per chi non ha memoria
di una lontana o involontaria offesa.
Non è un artiglio
e non è un modo di affermare: voglio.
Aperta e cava,
come a contenere,
è un recipiente vuoto,
un calice per bere.
Protesa solo un poco,
timidamente,
parla di te, del tuo paese,
della tua persa disperata gente.
Una moneta poi,
per quel che vale,
rotola dentro la tua mano tesa.
Una coscienza tace
e la bontà risplende
mentre una volta ancora
è già Natale.

BRENDA-WENDELL

Ragazzo di Belèm quanta fatica
e sangue per resistere alla vita.
Tu, bambola di carne, mal riuscita
con mani troppo grandi e spalle come
uno scaricatore d’angiporto
e un seno enorme, una caricatura
di femmina eccessiva, non risolta.
Tu uomo-donna, sesso artificiale,
dispensi fantasie da lupanare
lungo le strade di periferia.
San Paolo o Roma, tutto è quasi uguale
ma troppo freddo qui per le tue gonne
e per le tette in bella mostra, fuori,
come trofei di frutta tropicale.
Le tre di notte o più quando finisce
la passeggiata al dodici di tacchi
e si conquista un letto solitario.
Uno spinello e per la nostalgia
le note di una musica cariòca.
Quello che in fondo basta per sognare
l’inverno sulla spiaggia d’Ipanema,
i cesti colorati di un Natale,
come il tuo seno grande,
artificiale.

BINARIO VENTUNO

Un treno parte sempre per qualcuno
da un angolo remoto di stazione,
da quel binario numero ventuno.

Oggi è quel giorno che si va lontano,
niente fermate fino alla frontiera
e non valigie né bagagli a mano.
Un fischio lungo ed è così che vanno
quelli che sanno che non c’è ritorno.

Anche quest’oggi partirà un convoglio,
il carico è mutato di colore,
diverso il canto nella piantagione
e diseguale il campo di lavoro.
La nuova piantagione di cotone
è dove si raccolgono meloni
e pomodori rossi arroventati,
dove si dorme in tane d’animali,
dove si beve a fonti avvelenate.

Un popolo di schiavi s’incammina
ad un binario numero ventuno;
le vittime e il carnefice non sanno
che dove vanno, insieme a loro muore
il po’ di umanità che ci rimane.

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