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Ratti Stefano

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 21-30

ILY


Ily ha capelli chiari,
Ily ha gli occhi azzurri.
Ily ha ventiquattro anni.
Ily sa l’inglese.

Ily era un’animatrice,
Ily rideva sempre,
Ily viaggiava sempre,
Ily non viaggia più.

Foto sparse per la camera.

Ily bambina,
Ily donna,
Ily giocosa,
Ily ridente,

Ily con il suo ragazzo,
il suo ex ragazzo.

Ily in un candido letto.
Ily, tra camici bianchi e sterili,
Ily, immobile e inerme,
Ily, sguardo perso nel vuoto.

Ily, coscienza fluttuante,
Ily, stato eterno di veglia,
Ily, il perenne silenzio
Ily, vita non vita.


A Ily piaceva la musica,

No!

A Ily piace la musica.

Ily, occhi bagnati di lacrime,
Ily, ricordi nascosti,
Ily, vacui frammenti di vita,
Ily senza emozioni?

Ily, un urlo inascoltato,
Ily prigioniera,
Ily, un enigma,
Ily, un mistero.

Soldati

Noi che sognammo di portar fortuna,
riempiendoci la bocca di libertà,
verità e giustizia,
e sbandierato amore.

Noi che ci trovammo nel bel mezzo dello scontro,
che subimmo il morso della paura,
ma che contrastammo con coraggio,
o scellerato ardore.

Noi che ci sentimmo dei,
portatori di luce in un cielo oscuro,
fummo colti da sgomento,
alla vista di innocenti urlarti di terrore.

Noi che sognammo un leale confronto,
vedemmo gli indifesi usati come scudi,
nelle mani di vigliacchi armati,
che portavano lo stesso colore.

Noi che vedemmo tutto questo,
non potemmo chiuder gli occhi,
né tapparci le orecchie,
per non sentir le colpe.

Noi che crescemmo col mito degli eroi,
della forza, del guerriero,
dovemmo lasciar da parte l’emozioni,
e venir al tempo dell’azione.

Noi che ci aprimmo la strada,
penetrando nel cuore del nemico,
colti dall’orrore,
da odio rabbia, rancore.

Aprimmo fiori rossi intorno a noi,
i proiettili falciarono le carni,
fuoco incontrollabile,
mischiammo il sangue con la polvere.

Noi che udimmo i lamenti di agonia,
non deciframmo più l’innocente dal marrano,
nonostante questo,
alzammo con fierezza le bandiere.

Noi che difendemmo la pace,
noi che ci battemmo per la gentilezza,
non potemmo essere gentili,
la guerra non ce lo permise.

Oggi chiudiamo gli occhi,
ma i nostri occhi potranno mai celare,
ciò che la nostra mente ha ormai veduto?
Gli scenari, le nostre misere battaglie?

C’è un insolito silenzio dentro noi,
la nostra angoscia ha distrutto ogni emozione? .
Le nostre lacrime non hanno voce,
e non ci saranno cieli per le nostre colpe.

Questo è il nostro calvario,
questa, la nostra sorte
questa, la nostra pena,
questo, il nostro inferno per sempre.


IL RAGNO


Ancora una volta getto la mia rete,
una tela argentea intessuta di stelle,
di sogni riflessi e mai volati,
creando disegni nell’aria.

Attendo placido e annoiato,
Attendo con pazienza la mia preda,
e, ignara del suo destino,
la preda abbocca.

Stretta tra fili luccicanti,
ingannata, prigioniera,
la porto con me,
prima protagonista del mio banchetto.

Non sono un mostro,
è la mia essenza, la mia natura,
vento, pioggia,
non fermeranno il mio lavoro perenne.


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