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Piacenza Michele

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 1-10

Hanno ucciso il poeta

Hanno ucciso il poeta sulle strade di città
Colpito alle spalle da troppe emozioni perdute
Straziato dalla pigrizia e dal cinismo
Dalla lotta del successo contro il tempo
Lungo le scalinate di una cattedrale vuota
In attesa di sentire da che parte tirasse il vento.

Hanno abbandonato il poeta alla mercè della televisione
In un lungo talk show alle quattro del mattino
Lasciato cadere sfinito vicino al deserto
Con le mani stanche ed un viso anemico
Deriso dai industriali e dalle leggi dello Stato
Scaraventato in fretta da questo palcoscenico.

Hanno ucciso il poeta tra i diplomi ed i banchi di scuola
Nei lunghi discorsi ipocriti il venticinque di aprile
Freddato dai professori e dai topi di biblioteca
Nelle fabbriche, negli uffici della Borsa il lunedì mattina
Svenduto ai corsari e incatenato alla nebbia
In quella infinità di libri ammucchiati in cantina.

Hanno ucciso il poeta sulle calde spiagge d’estate
Travolto dalle ferree regole del nostro opportunismo
Dal cielo sempre uguale, dai convegni di economia
Accecato dalla infaticabile noia e dagli effetti speciali
Dallo spazio nel quale trascini sempre i tuoi passi
Trafitto da una infinità di parole e da rime sempre uguali.

Hanno ucciso il poeta e sono scappati in fretta
Lasciandoci soli con il cuore tra le mani
Tra le peonie e le rose bagnate di rugiada
Sudditi delle ossessionanti abitudini e della magia
Di siepi fiorite e di vecchie canzoni scombinate
Di gente ignorante e di troppa letteratura stantia.

Hanno ucciso il poeta sui manifesti della stazione
L’hanno assassinato i soliti, implacabili ritornelli
Si, ho visto il suo volto dipinto di rabbia e petrolio
Ho visto la vita prendere la mira e poi sparare
Ed io piangere a dirotto e gettarmi nel mio sogno
Infrangendo le onde di questo nostro eterno, immenso mare.

Sono qui

Eppure sono qui,
piccolo, infinito,
qui, come una goccia nell’oceano,
eppure sono qui, trasparente,
si, esisto, vivo, ci sono anch’io,
un’ombra, un’anima antica,
un granello di sabbia nelle mani di Dio.

Un angelo è arrivato

Un poeta leggeva versi romantici sul sagrato di una chiesa,
confusioni, paure, tutto il peso del suo cuore,
trascinando storie antiche e visioni celestiali,
rime sconosciute e azzurre nuvole di marmo,
follie al chiaro di luna ed un mazzo di ideali.

Un predicatore scalzo parlava dei nostri peccati,
della gioia, della dignità, del giorno del giudizio,
di un’amica schiava della feroce sfrontatezza,
del pensiero, dell’angolo buio di questa via,
di un coro di santi, della sincerità e della salvezza.

Il vecchio del Mississippi cantava un Blues al pub di Jack O’Brien,
graffiando la chitarra col sudore e col cotone,
navi giunte in porto con lacrime e catene,
un sogno che non muore salito in cielo a Memphis,
la speranza della gente e il sangue che freme nelle vene.

Un angelo è arrivato sopra i boschi e le città,
in una strada di campagna, per le strade trafficate,
porta stelle di cartone e petali d’argento,
lievi battiti di cielo, le risposte di domani,
una verità nascosta in un solo, flebile soffio di vento.

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