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Marconi Fulvia

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 31-40

LA CASA FRA I CILIEGI
(Dedicata alle vittime di tutte le guerre)


Quella casa fra i ciliegi oltre il colle,
chiude stanca i suoi occhi a non vedere,
le rose che appassiscono fra l'erba
tanto alta da rubar la luce al grano.
La casa dei ciliegi ha dei ricordi
di stelle scese a incorniciar capelli
a giovani fanciulle innamorate
all'ombra fresca dei longevi pioppi.
La casa oltre il colle più non spera.
Preghiere già pregate e rifiutate
ora scolpite sulla pietra fredda
che non riflette più chiaror lunare.
I suoi gerani rossi sui balconi,
rimembrano, confuso con gli odori,
il sangue sparso preda d'una guerra,
che più non sa chi è vinto o vincitore.
La casa dei ciliegi ha gli occhi tristi
e s'agita sgomenta in cupi sogni,
ripensa a quelle grida di bambini
dai piedi scalzi e dai vestiti a fiori.
E più non si sorride nella valle,
il fiume scorre e mormora domande,
soltanto dieci croci senza effigi
in quella casa estinta fra i ciliegi.

LA SCADENZA
(Dedicata alle vittime del terremoto in Abruzzo)


Di colpo… il vuoto, il buio e la mia assenza.
Non più festante al brivido vitale,
lo spirito teme scosso dal flagello
nel rievocar quei gemiti dolenti.
La terra che avvizzisce e poi s'arrende,
dolore che l'oltraggia e poi la spegne.
E non v'è il tempo da donare al pianto
solo un fragore e… terra nei polmoni.
Arsa la bocca volta al cielo scuro
per respirare un ricciolo di nube,
vuol mormorar nell'attimo fuggente
l'ultima prece di chi è ormai caduto.
Non fiori per ornare questa tomba,
ma schegge che ricusano salvezza.
Frammenti della vita d'ogni giorno
che occultano le membra mie smarrite.
Son chiusi gli occhi da silenzio e gelo,
non odo più la vita tutt'intorno.
Di colpo… il vuoto, il buio e la mia assenza,
di questa vita avverto ''la scadenza''.

UN CARTOCCIO ED UN SORRISO

Rari bagliori nel tempo incupito
che si dissolvono in ombre brumose.
Solo il respiro affannoso nel gelo,
come fantasma mi fa compagnia.
Con i pensieri già persi nel vuoto
mi muovo ombra fra la folla felice;
Quali compagni mi son gelo e brina
più il crepitar dei miei passi sul ghiaccio.
Più non respiro quel clima di festa,
questa mia vita non lascia l' impronta,
ho solo grumi di ansia e indolenza
mentre spavalda la sera m'avvolge.
Ora il frastuono del mondo d'attorno
più non mi cerca… mi lascia per strada.
Vedo una chiesa… là in fondo… non entro
resto da sola mordendo i pensieri.
Ora s'acquieta quel grido del vento,
mentre un miraggio di luce m'attira.
Scorgono gli occhi sfiorando la scena
un venditor di castagne arrostite.
Rosse le dita dai guanti sciupati,
cercano il caldo sostando ai tizzoni
che nel grigiore del tempo invernale
tessono luce là dove non c'è.
L'odore asprigno del frutto ben cotto,
scuote il torpore d'un nulla infinito.
Guardo l'omino che ride e mi porge
un bel cartoccio di frutta e… ottimismo.
Calde le mani al goder del calore,
sono rapita dal gesto cortese.
Là… quella chiesa che sembra aspettarmi,
sempre più attira i miei dubbi sconnessi.
Quattro candele… ''la Mamma ed il Bimbo'',
vedo nel tempio sciupato dagli anni,
mentre nel cuor entra come una nenia
forse esitante… ''un istante d'amore''.
E sempre caldo il sacchetto odoroso…
… sembra assorbire e inghiottire i timori.
Ancor negli occhi ho letizia del viso
che mi donò … quel cartoccio e un sorriso.


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