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Lemmi Pier Luigi

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 21-30

Ricorda siamo solo foglie




Ora siamo solo foglie che il vento strappa
incurante del dolore del distacco
e non serve sapere che voleremo leggere
incontro a soffici prati di smeraldo
sempre cadremmo e nel vortice sentiremo
l’urlo lacerante del vuoto di noi
che ci accompagnerà nel futuro
dove possiamo solo essere marcite foglie.
Ricorda io ero la foglia a cui tu donavi
la tua linfa vitale la clorofilla della vita
affinché il mio verde rinascesse ogni mattina
alla luce del sole con sempre maggior vigore.
Non scordarti che siamo solo piccole foglie
nate per un breve fugace attimo d’amore
nell’universo della foresta della vita.
Ora almeno lascia che io ti accompagni
nel trillo d’aria mentre leggera danzi nel vento
incontro al tuo destino di foglia.
Ricorda che siamo solo foglie, si foglie, solo foglie.






















Il vento della vita
(canto Yiddish dentro Auschwitz)



Asciugo le mie lacrime
spiegando le mie ali al vento della vita.
Un vento cieco, in cui non c’è traccia
di noi uccelli feriti, uccisi, un vento strano
che ricompone le note dell’anima
e mi lascia occhi fasciati pieni di nubi.
Risorgeremo un dì, lo so
in una luce argentea
quando le spirali d’acciaio
del divenire umano lo consentiranno.
Poi tutte le porte dell’amore si apriranno
e lasceranno passare l’acqua nera
delle pozzanghere del passato
imbrattate di cenere.
Allora noi cavalieri di nulla
vestiti di armature di stracci a righe
combatteremo il male con spade d’acqua
e verrà il tempo dei girasoli,
del canto del cuculo ininterrotto.
Poi ce ne andremo per strada
che porta fuori da questo
recinto di amare spine
verso i sentieri del cuore,
e le nostre spente pupille
non avranno orizzonti,
mentre l’alba sarà un tremore di stelle
a destarci e a farci scendere dalla luna
giù per le montagne fiorite.












Incancellabili memorie



Il tempo non cancelli memorie.
Lenta una carretta cigola
su sconnesse marcite assi,
straripante di tremuli corpi.
Ammasso di membra informi.
In tracci rigati, lisi, consunti,
non l’Uomo
simulacro di memorie perdute
ma ossa su scarnite carni,
spingono la tetra carretta,
sul breve sentiero aperto
sulla voragine buia, illuminata
da polvere bianca di calce
sparata sulla nera terra.
Il tempo non cancelli memorie.
Un corpo cade
nel fango di pece.
E’ di fanciulla un fiore,
la carretta sobbalza, si ferma,
nel gelo più grave
come lame affilate,
l’Uomo
i suoi stracci depone sopra
quel fiore, a coprire quel corpo
immolato sull’altare della follia.
E il tempo non cancelli memorie,
di follie, di follie.













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