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V Edizione
OVUNQUE
Ovunque Tu sei…
come un moto perenne
che fluisce sul mondo,
un raggio di luna
che accarezza il mio volto.
Una vita,
una stella,
una luce,
Tu.
Raccontano le conchiglie
le storie dei loro mari,
l’eco delle terre lontane.
Son suoni leggeri,
piume di parole,
venti che tessono ricami di melodie
con le fragili fronde degli alberi.
Ho inciampato su una svolta
per cercare il filo del tempo
che da sempre mi stringe a Te.
Riflessi di direzioni,
ma ovunque Tu sei.
Ad un passo dal cuore
Stringo fra le dita
cristalli d'anima,
fragili…
come le carezze non fatte.
Vagano nel silenzio
inespresso
di una domenica qualunque
i se del possibile,
delle porte
alle quali non ho bussato,
dei dire pieni di rabbia
e di dolore.
Negli spazi
sconfinati
di quest' anima
incerta
riconosco l’errore
di aver vagato sola nella notte
e di essermi fermata
ad un passo da te.
Dove Tu sei infinito
Vola carico d’angoscia il mio pensiero,
verso l’orizzonte, certo d’incontrarti,
dove Tu sei infinito.
Giunge la notte
con il suo manto d’oblio
e acquieta per poco
quel peso d’anima
travolto da un tormento continuo.
Mani stanche
annaspano inaridite nel vuoto,
echi di tronche speranze
amaramente ghignano,
lasciando ancora più spoglia
questa già scarna solitudine.
Sprazzi di vita illuminano la strada,
sono solo abbagli d’isolati momenti.
Con il cuore straziato
da uno smisurato dolore senza nome,
senza più parole da dire
e risposte da dare,
cerco la quiete nell’eternità.
Si compone da sé una preghiera
e sostiene la mia anima,
umana come non mai,
inginocchiata, sgomenta di realtà,
fragile ed abbandonata,
non riesce più ad alzarsi in piedi.
Vola carico d’angoscia il mio pensiero,
verso l’orizzonte, certo d’incontrarti,
dove Tu sei infinito.
La rotta del destino
E’ un attimo soltanto che mi fa perdere la rotta,
dimenticare l’orizzonte del mare -
da sempre ho sognato di toccare l’infinito.
Mi è entrata nel cuore la consapevolezza che la vita
è come una vela battuta dai venti del maestrale.
Ho cercato di domare le correnti del mare,
con nervi ben saldi ho stretto le mani sull’unico timone che avevo,
ed ho gettato l’ancora, come unica salvezza,
quando dovevo ormeggiare un momento.
Ma la sfida con il destino è già scritta nel cielo,
nella costellazione dei Gemelli,
tra le stelle di Castore e Polluce
e non c’è sapere che tenga agli attacchi della sorte,
non basta stringere i remi con vigore per sconfiggere l’ira del mare,
o tenere salde le briglia quando la vita,
come un maroso, imbizzarrisce.
Diventa poca cosa l’isola del tesoro,
lo strazio del sogno umano,
insicuro nel comando, rincorro il mio viaggio,
con l’illogica pretesa di correggere i disegni del cielo,
di scrivere il mio nome sulla roccia perché diventi immortale.
Ed il mare consuma gli scogli,
diventa segreto con la sabbia
e regala coralli
aggiungendo le sue perle ai soli dell’universo.
Lettere di cielo
Non posso parlare dei misteri del nulla e dei silenzi,
né dei segreti del cielo, posso tentare di comprenderli
e di dividerli con te,nell’anima, in quel ritaglio d’infinito
laddove ci sentiamo a casa.
Non ho metri, né orologi per capire,
scrivo con lettere di cielo nelle acque scure della notte,
traccio impronte d’inchiostro,così le parole
non invecchiano mai, scritte fanno meno paura.
Orfana supplica
Di libertà si muore…
nel sudario del tempo,
percosso dai boati,
dal fragore delle pietre,
la polvere cadendo,
soffoca i sorrisi.
Di pace si muore…
sotto la luna saracena,
stregata dal vento del deserto,
rompono la quiete
le esplosioni della follia.
Lacrime di porpora,
come un’orfana supplica,
nel silenzio della notte,
accendono nuove stelle…
Sono i sogni dei bambini
lacerati dalla guerra.
Campane a Venezia
Le parole
sono ponti trasparenti,
toccano il cuore e la mente,
l’altra faccia
della mia anima.
Non ci siamo mai parlati
veramente io e te,
a Venezia,
persi dentro a calli oscurate
dalle ombre del giorno,
quando tira il freddo vendo
di tramontana,
quando la foschia confonde
la luce quotidiana
e fa sembrare ogni momento
un lungo crepuscolo.
I ricordi
sono rimasti tra me e Lei,
fitti come la nebbia di notte
a Santa Lucia.
Intimi amanti
di una passione diversa,
friabile, solo sognata…
… estranea,
poi solo occhi inesistenti.
Il tempo era scandito
dalle campane di piazza San Marco,
dalle onde e dalle maree,
da mani nude in tasca
intorpidite dalla nostalgia
di vedere l’icona d’oro
e noi, stretti stretti,
come i tasselli di un mosaico arcano.
Si sfogliano i molteplici frammenti
di un istante, di una carezza,
mentre lente suonano le campane,
nel tramonto di questa sera
rosso veneziano.