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Il Vincitore

VI Edizione

Colacrai Davide Rocco
Il presepe di mio padre
Ricordo che con l'atteso arrivo della
prima neve di sassi e polvere lui
sedeva silente là nell'angolo del soggiorno
e custodiva da solo quelle minute
figure del presepe della sua infanzia
che in quei giorni non pareva scomparsa
del tutto, con l'indice carezzava appena
appena il viso dolce di Maria come se
fosse quello di sua madre, poi nel palmo
della sua grande mano di seta ninnava
Gesù bambino osservandolo con commozione
come se fosse lui stesso lì sospeso
tra una carne non completamente estranea,
poi si rivolgeva a Giuseppe e gli sussurrava
parole e parole che non potevamo sentire,
sembrava la dichiarazione sottovoce di un amore
misericordioso di un figlio ad un padre, ornava
poi la mangiatoia di dorata paglia e di vivaci
riccioli di arancia e mandarino, ne ricordo
il profumo come d'un sicuro annuncio
dell'inverno in arrivo, ogni sera brillavano
due rosse candele, ogni sera pregava silente
inginocchiato davanti al suo presepe e così ricurvo
piangeva piano piano per un motivo che no
non sapevo, gli occhi umidi di stelle cadenti e
le labbra all'ingiù di cieli infranti e le mani
le mani ancora unite che tremavano appena nella
penombra abbozzata dai lumi, questo è l'ultimo ricordo
che ho di mio padre prima che volasse via
via come una piuma, una sera però apparve anche lui
nella mangiatoia del suo presepe, era quell'angelo
di latte e di nuvole che mi sorrideva beato tra
le figure sorelle di quel miracolo che è
la Vita.

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