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Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 31 - 40
Al mio Salvatore
O celeste Nazareno,
questo vizzo sentimento,
che al necessitante vicino
la dissetante stilla non dà,
con profondo pentimento,
nuovo riscatto Ti domanda.
O fratello Crocifisso,
Ti imploro prostrato
di rinfocolare in me,
la travolgente pietà
che sino a ieri, ha dato
calore alla gelida vita.
O premuroso Figlio
al Padre nostro asceso,
fa che l’invisibile luce
di questo misero moccolo,
sia ancora testimonianza
del Tuo eccelso amore.
O immortale Gesù,
accogli con benevolenza
tra le larghe mani divine,
questa supplica accorata,
che da umile servitore,
con gratitudine a Te elevo.
Amen.
Celeste madre
Credo.
Semplicemente credo.
Tu, sorella e madre,
che in anima e corpo
al divino cielo
sei stata assunta,
volgi, al Tuo misero figlio
dal peccato vinto,
lo sguardo pietoso.
Credo.
Semplicemente credo.
A Te, madre pura,
che per me malfattore,
ai piedi del Diletto
la grazia e il perdono
a domandare stai,
prostrato rivolgo
la mia piccola prece.
Credo.
Semplicemente credo.
Celestiale signora,
che ami e conosci
e lagrimi e preghi
e implori e fremi
e palpiti e speri,
dinanzi al Supremo,
conducimi penitente.
A Teresa di Calcutta
Nel mio egoistico
viver bene e sano
bramo ancor più
di quanto Gesù mi dona
e nell’ostinato gongolare
non vedo te, madre pietosa,
che a poveri e reietti
cure dolci hai offerto,
domandando pudica
solo un sorriso in cambio.
Ah quale soave ristoro
per quelle anime spente
è stata la tua generosa
e pia opra da nuovi angeli,
a te ispirati, or portata avanti;
tenere suore, di secolari alberi,
son per gli ultimi di Calcutta
gemme nuove o madre Teresa,
che manco dal cielo hai smesso
di largir loro la grazia piena.
Di carità missionaria
è stato il tuo vigil essere
e per far colare dai sassi
il vermiglio alimento,
da donare al prossimo
cui il viver è negato,
non solo in India,
ma pel mondo itero
mandi ognor l’umili serve,
sol munite di Gesù l’amore.
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