Menu principale:
Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 21-30
Cerco nel mio cuore
Sembra dividersi il cielo,
e sprofondare il sole
al di là del monte.
Lance di fuoco
mi hanno trafitto
il cuore, sanguina
con te Figlio mio
su quella Croce,
giudizio del potere
che hai accettato
per amore.
Ora ti ho qui, ancora,
ai piedi del legno,
e ti stringo
sulle mie ginocchia,
come a Betlemme,
e il dolore, come allora,
serra le mie labbra,
ma non il cuore,
che ricorda le tue danze
nel mio seno,
e gli affanni, le rincorse
e le paure.
Cerco nel mio cuore
il salmo più dolce, per Te,
per cullarti ancora,
come bambino.
Ti stringevo figlioletto mio,
e oggi tra le braccia
sto stringendo, il mio Dio.
Genova 1907
Sul molo, in fila,
grigie, nere, rosate,
cartonate, legate
con corde sfilacciate,
ancorate a mani
gelate, pronte,
per essere imbarcate.
Sfiorate,
da gonne usurate
e giacche ereditate,
rivoltate, d’uomini
e donne e fanciulli
col cuore a brandelli
e la faccia colorata
di povertà.
Sotto coperta,
ammonticchiate
come armento,
nel gran salto
in mare aperto.
Grigie, nere, rosate,
cartonate,
verso l’America allegra
e bella, che la canzone
chiama sorella.
Un passo sul ponte
per tirare il fiato,
uno sguardo a quella
scia spumosa, bianca
strada della speranza.
Ma, ad Ellis Island,
neanche paglia e fieno
per riposare: e la grigia,
la nera, la rosata
cartonata, in un palpito,
dai sogni viene spogliata.
Diventano guanciali,
dove poggiare il capo,
e vagheggiar l’incanto,
che la nebbia all’alba
sfumerà.
Io mendicante
Io mendicante,
come ramo di tiglio
in cerca di fiore,
nella penombra folle
dell’ora vespertina,
cerco nutrimento
alle ragioni lontane,
nell’orlo...
d’orizzonti rosa.
Bianchi, freddi
frammenti di cielo,
silenziosi, le paure
imbiancano;
ma tersa l’anima,
impavida alla luce,
interroga i motivi,
e ricerca i conforti.
E la solitudine
si colora d’ottobre
e d’acini d’oro,
la terra, madre
premurosa,
tesse come scala,
la matassa del tempo,
che piolo dopo piolo
salirò... ritrovandoti
nell’Eterno...
Menu di sezione: