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Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 21-30
Mea culpa
Mea culpa
per la volontà che annaspa
in un tentativo di nuoto.
Mea culpa
per la determinazione che naufraga
in un indeterminato luogo.
Mea culpa
per la forza che con ferma fede
in un fuoco inerme, isolato,
fra fondamenta d’argilla
crolla e annega
senza l’arma d’un miserere mei.
Mea culpa, mea culpa,
per il raziocinio raso al suolo
in un rilievo negato
senz’orazioni o avemaria.
Mea culpa, mea culpa,
mea maxima culpa
padre nostro che sei nei cieli
, sto a terra,
in un sottovuoto ch’è un disastro.
P5
Sfrontati pestavate, resistendo scoperti, sulla terra.
Voi, i bassi senza gioco, non avvistavate luce
ma stavate incollati a forza, alla terra
Voi, attraverso, per il solco brullo, per terra .
Piante lacerate
pianti, lacerati trascurabili bimbi
di creta
dagli occhi di pozzo
buio
e senza fondo.
Occhi che, coperti, hanno sbirciato
il giro di danza, della terra,
ora immobili
ora immobile.
Voi, primi passi piccini piccini
posati in un parcheggio
incustodito.
Voi, nudi piccoli piedi
invisibili
impronte
malversate d’argilla.
Ora
affollati a terra
divaricati verso l’alto
rivolti
all’indirizzo del cielo
percorrono mattatoi di zolle in bare di cartone.
( Penoso, pianeta, per, piccoli, piedi; Haiti, gennaio 2010 )
K
Miscuglio di garofano
in pesta vigna di bordeaux
con semi d’acero rosso.
Nel muto emissario amaranto
rombo in polvere d’ematite
e acini di diaspro
per quattro melograni
e sei rose nel deserto
del deserto erose gemme.
Ingordo stillicidio
che scende
per questo varco
squarciato foro di Botallo
mai rimarginato
mai sazio.
Mentre al crepuscolo
lento
il rossore del tramonto
scorre
e travolge
anche l’aria di Kabul.
( settembre 2009 )
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