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Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 31 - 40
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TAHARA e TEBKIR
O mio Signore,
mio padrone altissimo
vindice e giudice delle nostre vite,
mio bel comandamento e mio dolcissimo bene !! Se tutto è nobile e se tutto è giusto
quel che ci viene da te,
se Tu ci dai la luce nell'ora prima del primo mattino
e se poi ci dai l'arsura
del mezzogiorno, quando alla fine sarà giunta la sera
Tu virtù somma
su di noi assetati farai piovere a premio l'ombra più fresca e riparatrice.
E pioverà sul cuore
perché non sia triste e perché non sia timoroso e perché si prepari alle tempeste del giorno nuovo.
Al giorno nuovo.
Ai tumulti del vivere e alla sua violenza.
Ora noi siamo su questo barcone. Noi siamo per mare.
Venuti tutti da molto lontano e da luoghi diversi. E Tu, mio Dio, Tu sai che andiamo
uomini e donne
verso altra terra. Tra gente ignota. Che non sappiamo.
Dove saremo. Mondo che nuovo noi non conosciamo. Fuggiamo la peste, il dolore,
la guerra, la morte.
E sui marosi più minacciosi naviga timida la nostra speranza.
Ed ora andiamo con questo barcone. Senza sapienza. Con l'incoscienza della nostra età. Verso l'ignoto.
Per ciò invochiamo la tua potenza, o mio Dio splendente.
E l'onda lunga ci porti lontano,
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in acqua chiara per la preghiera, la veste bianca per il nostro riso,
ai bei lavacri, a mondarci il viso,
i tristi malleoli,
la mano.
Così, Karim. Non ha ancora venti anni.
E, poi, con gli altri:
Se noi crediamo, se noi vogliamo, se noi chiediamo
che Dio
ci aiuti,
sarà indubitabile che sempre Dio ci aiuterà.
Come Lui vorrà.
E sarà che il mare divenuto placido farà più lieta o più volitante e farà più morbida l'onda
sull'onda. E spumeggiante. Come una seta in trama fine
sul tappeto di lino
che prima fu assai grezzo.
Oltre la piega del corno d'Africa
solamente Dio
ci porterà lontano. Per un'altra vita. O per l'eternità.
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PER MARE
Sciagurato nocchiero
dove hai portato velato di nero questo vecchio barcone?
Volevamo una vita più degna.
Ma qui l'onda è impietosa e tutti ci opprime.
Salvaci, o Dio, dall'orca
bruna.
Facci
morire di una morte più bella.
Così tutti in preghiera. In terra nuova tutti piegati alla tua maestà.
Ma a me guerriero, o mio Dio sovrano, dammi la morte
Il premio più giusto,
la morte che splende, la spada, la fine
del combattente.
* * *
La carretta fracida
vacilla
sotto il peso dei corpi ammucchiati.
Sull'urlo del mare
spumeggianti marosi, alti, inseguenti, rovinosi, voraci.
Tra gli spaventi, tra santi e briganti e gli indifferenti , assai più di cento pensavamo tutti di essere eterni.
Vagheggiamenti
di libertà. Ma ora gridi agghiaccianti.
Khadra…khadra…
Richiami.
In ism, kunya, umm, nasab
Karim…Aziz…Najat..Jalila…
Saydha…Ihsan…Bahir…
Jamilah……………E sulla pelle dolori e rancori
con sbocchi di sangue. E il pianto è alto. Urlo dolente straziato disperato delle giovani madri.
A sfidare le stelle.
Poi
il silenzio
degli abissi. Il mare si chiuse su tutti noi. Il segno del destino
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alla fine ci colse
in un punto.
E la morte fa liberi.
Così la morte, certezza impietosa, più veloce del sogno, ci fece
liberi.
Anche il bambino nigeriano che faticosamente era nato sul barcone in fuga
fu reso libero.
Fatto ormai libero dei pesi del mondo.
Lo chiamarono Khalis.
Libero e puro.
Di ciò che era stato e di ciò che nel mondo dopo di lui sarà.
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AWS ossia IL DONO
Bianchi cavalli correnti la sera per l'altopiano etiope
dopo il giorno impietosoi
e dromedari
fulvi
al trotto elegante come onorevole danza.
Cavalca Amina
all'incontro di lui, del bel Karim,
delle sue speranze, del suo giovane amante che se ne va per mare.
Questo il lucido sogno.
Ma l'onda gli avvolge il respiro,
quell'onda stessa
che al fragore ha inghiottito altri corpi riluttanti a morire.
Kamil HaKam Nasim Ilyas Tahira Rahima Halima
Usama Amir Badir Sajida Al Haqq Habib Hassun Husnu Wasilah Jamilah Khalis Zaytun
Habib Tamir Baligh
Sarah Malika Amin Fatima Laila
Ihsan Ali Rabi Usayd Khalil Ramiz Bashir Kamil Tayman Jafar
Jamil Habib………………………………………………………………………………………….
Il vento del nord ha disperso per mare i veli straziati, le infrante reliquie, i resti, i gesti
inutili
di colorati disegni.
Le suppliche.
E Amina non sa.
Ora è inerme Karim. E gli occhi vitrei guardano il sole.
Il mare vorace gigantemente è solo. Ognuno è solo con il suo destino. L'attesa è finita.
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