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Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 71-80
Gli occhi di mia madre
Vorrei avere gli occhi di mia madre
per guardare la sua vita compiuta,
urla di gioia
per il respiro sbocciato al mondo,
notti insonni ad allattare
al chiarore della luna,
mani sottili che accarezzano
capelli di amori perduti
il giorno prima dell’ultimo saluto.
Con i suoi occhi vorrei vedere
gli occhi di mio padre
che la fissano
mentre canta fanciulla alla fontana,
io prima di nascere
ero in quello sguardo.
Il giorno verrà presto
(Abruzzo, 6 aprile 2009)
Un’altra volta la Madre
ha ucciso i suoi figli,
inghiottendo nella notte nera
urla di dolore
e pianti e disperazione e silenzi.
Anche angeli col vestito bianco
quella notte di sapore acre,
polvere e buio,
corpi nudi fra macerie di vita.
Si perde tutto in venti secondi,
la notte abbraccia respiri e sonni,
solo il latrato si sentiva soffocato
e dalla stalla muggiti disperati
orfani di latte.
Lunghe file di bare senza respiro,
fiori e gigli bianchi, colore
che accompagna oltre la vita
angeli ancora senza ali.
Ma in questa terra, i figli
come i padri
ed i padri dei padri
tornano sempre dopo ogni temporale
a coltivare grano
tenero come sorrisi di fanciullo.
La luna grazia ora
corpi fratelli della notte,
il giorno verrà presto
ad asciugare lacrime di sale.
Oggi, un anno fa
Oggi, un anno fa,
il tempo s’è fermato
dentro occhi orfani di gioia
a fissare ricordi di cose minime
quasi a cercare d’accarezzare
pensieri legati all’amore perduto.
Oggi si ripete il rito d’allora:
lacrime rimaste dentro
il mare dei ricordi,
gesti uguali nei movimenti minimi,
occhi bassi a tacere
voci non più chiare: “Come stai?”.
Si cammina lentamente
quasi a marcare la terra
dove riposano gli angeli
e s’accarezzano fotografie
di marmo lucido
a mormorare litanie d’amore.
Lungo i viali dei Rotoli
l’odore di fiori bagnati
dall’acqua d’una fontana solitaria
accompagna lo stormire
dei pini, ultimo saluto
prima d’ogni remoto viaggio.
Oggi, come un anno fa,
il tempo s’è fermato
a scolpire statue di sale;
l’orizzonte m’appare indefinito
ma la mano è ferma
al timone della vita
come il tuo mestiere di uomo,
padre mio!
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