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Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 81-90
PRIMA LETTERA DAL PORTO
Avreste dovuto vedere il bastimento:
mano d’acciaio, viti, bulloni e sogni
rimpicciolire all’ombra della statua.
Avreste dovuto sentire cantare i gabbiani,
la sirena e il violino di zi’ Toni
mentre in coperta
tra lacrime senza più sale
e sorrisi a denti alterni
ballavano la moglie e i figli
e tutte le mogli e tutti i figli
baciati finalmente dalla brezza,
ora carezza, del nuovo mondo.
Qua, dove preghiere
di vostre notti insonni hanno
condotto la prora e sussurrato
la meta agli angeli del mare,
delfini, che ancora giocano
nel loro tornare all’orizzonte,
vi chiedo, madre,
di perdonare, se potete,
questa fuga.
Vedrete, viaggeranno
su carta migliore
le parole di domani.
Sentirete risuonare, leggendole,
quasi vi fosse vita in esse,
l’amata melodia d’una canzone
che un dì foste la prima,
al di là di questo mare, esausta,
senza più traccia di dolore alcuno
ad ascoltare.
MATRICOLA 16670
Trovò la libertà, fuggendo,
uno del nostro blocco.
Così, per un gesto disperato,
ci disperammo ancor più noi:
scheletri d’Israele.
Dieci tremanti statue sostenute appena
dal soffio misericordioso di Dio
che già prendeva nota di quei nomi
ad eccezion del mio.
Vile non potei fare altro che
inginocchiarmi all’aguzzino demone.
Ed ogni lacrima era un volto amato,
una carezza, mia madre,
il piccolo Jacob, il bacio di Sara… .
Al di là dei miei pensieri,
uscì dal mucchio informe
di spettatori immobili, un uomo:
matricola 16670.
Difficile dimenticare quelle parole:
“Sono un sacerdote cattolico,
voglio prendere il suo posto…”.
Attraversando il cortile,
tirato per il colletto
da una mano rabbiosa
vidi Massimiliano Kolbe,
con un sorriso
entrare nella nuova fila.
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