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Benetti Bruno

Concorso di Poesia V Edizione > I Partecipanti 61-70

TAIGÈTO


Frutto in un fiore
vissuto e mai nato,
urla il tuo silenzio
nel suo corpo dannato.

Madre e non madre,
non madre e madre,
per sempre…
Ti avvolge e ti dilania
la vita in un niente.
E tutto si dipana
in lenta,
putrida,
e torbida,
acqua di estuario.

I BAMBINI DI RIO


Oh dolci primule vorrei proteggervi
con i miei pensieri.
Ma i sogni volano e non si posano
così voi siete tanti a vivere e a sparire.
Come lucciole sante, come stagioni passate
soffrite e poi il vuoto vi avvolge.
Senza lettere, numeri e parole sembrate
un’invenzione macabra delle vostre madri
che traboccanti di meraviglia tristissima
piangono per un inverosimile niente.
Assiso fra gli uomini nefasti
uno spirito sereno guarda ed ascolta.
Alato di luce perenne
compiange l’ingiuria a quelle anime celesti
e cura stolti carnefici insieme a vittime stanche
col mezzo sorriso di chi vive da sempre.


IL TEMPIO INVISIBILE

Raccolgo il mio corpo similmente al raccoglimento dell’anima,
tengo giunte le mani parimenti all’unione che regna tra carne e spirito,
guardo lontano senza vedere e prego, prego, prego a scroscio.
In questa chiesa vuota, dove il tempo non è mai esistito,
la mia preghiera appare forte come pioggia torrenziale.
Si rivela priva di parole pronunciate,
ma sostenuta da verbi prorompenti
che mi risuonano dentro come l’eco di grotta
e colmano il mio essere di forza e mestizia.
Da piccolo uomo probo, chiedo lenimento alle mie pene
e ringrazio quasi adulante per i miei deboli tesori.
D’un tratto mi pento, senza un motivo apparente,
per aver domandato e reso grazie al Signore.
“Sembro svilire la Sua misericordia
con il mio egocentrismo sordo?” mi domando atterrito.
Poi, tra un sorriso nascente e la convinzione del giusto,
trovo la strada maestra alla mia preghiera.
Gioioso e piangente,
piango un’unica lacrima che dall’occhio
torna alla bocca per dissetare la mia sostanza
e bagnare i fiori della mia essenza:
“Dio Padre, solo amore Ti dono
come piccolo lume nel mio umile cuore
e come tenero bimbo, a te Padre voglio stare vicino,
con grande speranza
e volere piccino,
già sono volante in un estasi vera,
io, spirito fra tanti spiriti, che in questo istante,
come me Ti pregano,
in quel tempio invisibile,
costruito nel cielo, da tutte le voci dell’anima che si incontrano”.


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