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Avvenimenti
GIORNATA MONDIALE PACE: LIBERTà RELIGIOSA, VIA PER LA PACE
CITTA' DEL VATICANO, 13 LUG. 2010 (VIS). "Libertà religiosa, via per la pace" è il tema scelto da Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale per la Pace 2011.
"La giornata" - si legge in un Comunicato pubblicato oggi - "porrà dunque l'accento sul tema della libertà religiosa. Ciò, mentre nel mondo si registrano diverse forme di limitazione o negazione della libertà religiosa, di discriminazione e marginalizzazione basate sulla religione, fino alla persecuzione e alla violenza contro le minoranze".
"La libertà religiosa è quindi autenticamente tale quando è coerente alla ricerca della verità e alla verità dell'uomo. Questa impostazione ci offre un criterio fondamentale per il discernimento del fenomeno religioso e delle sue manifestazioni. Essa consente infatti di escludere la 'religiosità' del fondamentalismo, della manipolazione e della strumentalizzazione della verità e della verità dell'uomo. Poiché tutto ciò che si oppone alla dignità dell'uomo si oppone alla ricerca della verità, e non può essere considerato come libertà religiosa".
"Come ha affermato lo stesso Benedetto XVI all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite: 'i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa, compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l'unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente'".
"Oggi sono molte le aree del mondo in cui persistono forme di limitazione alla libertà religiosa, e ciò sia dove le comunità di credenti sono una minoranza, sia dove le comunità di credenti non sono una minoranza, eppure subiscono forme più sofisticate di discriminazione e di marginalizzazione, sul piano culturale e della partecipazione alla vita pubblica civile e politica. 'È inconcepibile - ha rimarcato Benedetto XVI - che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi - la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l'ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva'".
"L'uomo non può essere frammentato" - si legge al termine del Comunicato - "diviso da ciò che crede, perché quello in cui crede ha un impatto sulla sua vita e sulla sua persona. 'Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell'Assoluto - per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone - privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l'unità della persona' (Discorso alle Nazioni Unite, cit.). Per questo: 'Libertà religiosa, via per la pace'".
il papa crea dicastero per nuova evangelizzazione
CITTA' DEL VATICANO, 28 GIU. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica di San Paolo fuori le mura la Celebrazione dei Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
Alla cerimonia era presente la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata da Sua Santità Bartolomeo I e composta da Sua Eminenza Gennadios (Limouris), Metropolita di Sassima; Sua Eminenza Bartholomaios (Ioannis Kessidis), Vescovo di Arianzós, Assistente del Metropolita di Germania e il Diacono Theodoros Meimaris, della Sede patriarcale del "Fanar".
Nell'omelia il Papa ha offerto alcune riflessioni sulla vocazione missionaria della Chiesa ed ha ricordato che il Servo di Dio Giovanni Battista Montini, quando fu eletto Successore di Pietro, nel pieno svolgimento del Concilio Vaticano II, "scelse di portare il nome dell'Apostolo delle genti" e nel 1974 "convocò l'Assemblea del Sinodo dei Vescovi sul tema dell'evangelizzazione nel mondo contemporaneo, e circa un anno dopo pubblicò l'Esortazione apostolica 'Evangelii nuntiandi'".
Riferendosi successivamente al Venerabile Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha affermato che egli "ha rappresentato 'al vivo' la natura missionaria della Chiesa, con i viaggi apostolici e con l'insistenza del suo Magistero sull'urgenza di una 'nuova evangelizzazione': (...) È a tutti evidente che il mio Predecessore ha dato un impulso straordinario alla missione della Chiesa, non solo - ripeto - per le distanze da lui percorse, ma soprattutto per il genuino spirito missionario che lo animava e che ci ha lasciato in eredità all'alba del terzo millennio".
"Raccogliendo questa eredità" - ha detto il Papa - "ho potuto affermare, all'inizio del mio ministero petrino, che la Chiesa è giovane, aperta al futuro. E lo ripeto oggi, vicino al sepolcro di san Paolo: la Chiesa è nel mondo un'immensa forza rinnovatrice, non certo per le sue forze, ma per la forza del Vangelo".
"Le sfide dell'epoca attuale" - ha sottolineato il Santo Padre - "sono certamente al di sopra delle capacità umane (...). Ma non c'era - e non c'è - solo la fame di cibo materiale: c'è una fame più profonda, che solo Dio può saziare. Anche l'uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito. Anche nei deserti del mondo secolarizzato, l'anima dell'uomo ha sete di Dio, del Dio vivente".
"Vi sono regioni del mondo" - ha proseguito il Pontefice - "che ancora attendono una prima evangelizzazione; altre che l'hanno ricevuta, ma necessitano di un lavoro più approfondito; altre ancora in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo ad una vera tradizione cristiana, ma dove negli ultimi secoli - con dinamiche complesse - il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell'appartenenza alla Chiesa".
"In questa prospettiva" - ha detto ancora il Papa - "ho deciso di creare un nuovo Organismo, nella forma di 'Pontificio Consiglio', con il compito precipuo di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di 'eclissi del senso di Dio', che costituiscono una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo".
"Cari fratelli e sorelle" - ha concluso il Pontefice - "la sfida della nuova evangelizzazione interpella la Chiesa universale, e ci chiede anche di proseguire con impegno la ricerca della piena unità tra i cristiani. Un eloquente segno di speranza in tal senso è la consuetudine delle visite reciproche tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli in occasione delle feste dei rispettivi Santi Patroni. Per questo accogliamo oggi con rinnovata gioia e riconoscenza la Delegazione inviata dal Patriarca Bartolomeo I, al quale indirizziamo il saluto più cordiale".
HML/ VIS 20100630 (620)
UNITÀ DELLA CHIESA È RADICATA SUA UNIONE CON CRISTO
CITTA' DEL VATICANO, 29 GIU. 2010 (VIS). Nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica Vaticana la Concelebrazione dell'Eucaristia con 38 Arcivescovi Metropoliti ai quali, nel corso del Sacro Rito, ha imposto il Sacro Pallio preso dalla Confessione di San Pietro.
Nel commentare i testi biblici della Liturgia odierna, il Papa ha spiegato che essi "mettono in risalto un tema che si potrebbe riassumere così: Dio è vicino ai suoi fedeli servitori e li libera da ogni male, e libera la Chiesa dalle potenze negative. È il tema della libertà della Chiesa, che presenta un aspetto storico e un altro più profondamente spirituale".
"La promessa di Gesù - 'le potenze degli inferi non prevarranno' sulla Chiesa - comprende sì le esperienze storiche di persecuzione subite da Pietro e da Paolo e dagli altri testimoni del Vangelo, ma va oltre, volendo assicurare la protezione soprattutto contro le minacce di ordine spirituale".
"Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa" - ha affermato Benedetto XVI - "possiamo osservare che - come aveva preannunciato il Signore Gesù - non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l'integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto".
Ricordando le parole di San Paolo nella seconda Lettera a Timoteo "'gli uomini che operano il male 'non andranno molto lontano, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti' (3,9)" - il Papa ha affermato: "Vi è dunque una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l'autenticità e la credibilità".
"Il tema della libertà della Chiesa, garantita da Cristo a Pietro, ha anche una specifica attinenza con il rito dell'imposizione del Pallio, che oggi rinnoviamo per trentotto Arcivescovi Metropoliti (...). La comunione con Pietro e i suoi successori, infatti, è garanzia di libertà per i Pastori della Chiesa e per le stesse Comunità loro affidate".
"Sul piano storico" - ha sottolineato il Papa - "l'unione con la Sede Apostolica assicura alle Chiese particolari e alle Conferenze Episcopali la libertà rispetto a poteri locali, nazionali o sovranazionali, che possono in certi casi ostacolare la missione della Chiesa. Inoltre, e più essenzialmente, il ministero petrino è garanzia di libertà nel senso della piena adesione alla verità, all'autentica tradizione, così che il Popolo di Dio sia preservato da errori concernenti la fede e la morale".
"Il fatto dunque che, ogni anno, i nuovi Metropoliti vengano a Roma a ricevere il Pallio dalle mani del Papa va compreso nel suo significato proprio, come gesto di comunione, e il tema della libertà della Chiesa ce ne offre una chiave di lettura particolarmente importante. Questo appare evidente nel caso di Chiese segnate da persecuzioni, oppure sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove. Ma ciò non è meno rilevante nel caso di Comunità che patiscono l'influenza di dottrine fuorvianti, o di tendenze ideologiche e pratiche contrarie al Vangelo. Il Pallio dunque diventa, in questo senso, un pegno di libertà, analogamente al 'giogo' di Gesù, che Egli invita a prendere, ciascuno sulle proprie spalle (...) invece di pesare su chi lo porta, lo solleva, così il vincolo con la Sede Apostolica - pur impegnativo - sostiene il Pastore e la porzione di Chiesa affidata alle sue cure, rendendoli più liberi e più forti".
Benedetto XVI ha sottolineato il valore ecumenico delle parole: "Le potenze degli inferi non prevarranno sulla sua Chiesa. (...) Uno degli effetti tipici dell'azione del Maligno è proprio la divisione all'interno della Comunità ecclesiale. Le divisioni, infatti, sono sintomi della forza del peccato, che continua ad agire nei membri della Chiesa anche dopo la redenzione".
"L'unità della Chiesa è radicata nella sua unione con Cristo, e la causa della piena unità dei cristiani - sempre da ricercare e da rinnovare, di generazione in generazione - è pure sostenuta dalla sua preghiera e dalla sua promessa".
Il Papa ha quindi salutato la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli presente alla Celebrazione Eucaristica e ha invitato a rendere insieme grazie a Dio "per i progressi nelle relazioni ecumeniche tra cattolici ed ortodossi, e rinnoviamo l'impegno di corrispondere generosamente alla grazia di Dio, che ci conduce alla piena comunione".
Al termine della Celebrazione il Santo Padre Benedetto XVI e il Metropolita ortodosso Gennadios sono scesi alla Confessione di San Pietro per una breve preghiera.
DELEGAZIONE PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI
CITTA' DEL VATICANO, 28 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Papa ha ricevuto in udienza una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, giunta a Roma in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
La Delegazione inviata da Sua Santità Bartolomeo I è composta da Sua Eminenza Gennadios (Limouris), Metropolita di Sassima, Co-Segretario delle Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme e Vice-Moderatore del Comitato centrale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Ginevra); da Sua Eminenza Bartholomaios (Ioannis Kessidis), Vescovo di Arianzós, Assistente del Metropolita di Germania;dal Reverendo Diacono Theodoros Meimaris, della Sede patriarcale del "Fanar".
All'inizio del suo discorso il Santo Padre ha reso grazie a Dio "perché le nostre relazioni sono caratterizzate da sentimenti di reciproca fiducia, stima e fraternità, come testimoniano i numerosi incontri che hanno avuto luogo nel corso di questo anno".
"Tutto ciò" - ha proseguito il Pontefice - "è motivo per sperare che il dialogo cattolico-ortodosso continui con significativi progressi".
Riferendosi alla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico, il Papa ha affermato che esso si trova ad "un punto cruciale, essendo cominciato l'ottobre scorso in Paphos per esaminare il 'Ruolo del Vescovo di Roma nella Comunione della Chiesa, nel primo Millennio'. Con tutto il nostro cuore preghiamo che, illuminati dallo Spirito Santo, i Membri della Commissione continuino su questa via nel corso dell'imminente Sessione Plenaria a Vienna, e dedichino ad esso il tempo necessario per l'attento esame di tale delicata ed importante questione. Per me è un segno incoraggiante che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e il Santo Sinodo di Costantinopoli condividono la nostra ferma convinzione dell'importanza di tale dialogo".
Benedetto XVI ha sottolineato che nella prossima Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, in programma in ottobre, "il tema della cooperazione ecumenica fra cristiani di quella regione riceverà grande attenzione. (...) Le difficoltà che i cristiani del Medio Oriente sperimentano sono in larga misura comuni a tutti: vivere come una minoranza, e aspirare ad un'autentica libertà religiosa e alla pace. Il dialogo è necessario con le comunità islamiche ed ebraiche".
"In merito sarà per me una grande gioia" - ha concluso il Pontefice - "accogliere la Delegazione Fraterna che il Patriarca Ecumenico invierà per partecipare ai lavori dell'Assemblea Sinodale".
PACE STABILE E CONVIVENZA SICURA IN TERRA SANTA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea annuale della R.O.A.C.O. ("Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali", i cui lavori sono stati principalmente dedicati alla preparazione del prossimo Sinodo per il Medio Oriente.
All'inizio del suo discorso il Papa ha assicurato che: "Tutti auguriamo alla Terra Santa, all'Iraq e al Medio Oriente il dono di una pace stabile e di una convivenza solida. Esse nascono dal rispetto dei diritti della persona, delle famiglie, delle comunità e dei popoli, e dal superamento di ogni discriminazione religiosa, culturale o sociale".
"Incoraggio i fratelli e le sorelle che, in Oriente, condividono il dono inestimabile del Battesimo, a perseverare nella fede e, nonostante i numerosi sacrifici, a rimanere lì dove sono nati. Nel contempo esorto i migranti orientali a non dimenticare le proprie origini, specialmente religiose. La loro fedeltà e coerenza umana e cristiana dipendono da esse".
"Desidero rendere speciale omaggio" - ha detto il Santo Padre - "ai cristiani che soffrano la violenza a causa del Vangelo, e li affido al Signore. Confido sempre nei Responsabili delle Nazioni affinché garantiscano realmente, senza distinzioni e ovunque, la professione pubblica e comunitaria delle convinzioni religiose di ciascuno".
Benedetto XVI ha espresso soddisfazione perché le Chiese orientali cattoliche hanno partecipato con entusiasmo all'Anno Sacerdotale recentemente conclusosi e ha ricordato che l'Oriente fu anticamente culla di grandi scuole di spiritualità sacerdotale. Nel citare in particolare la Chiesa di Antiochia, patria di santi straordinari, il Papa ha auspicato che i sacerdoti delle Chiese orientali continuino ad ispirarsi a questo importante patrimonio spirituale.
Nel riferirsi all'Assemblea Speciale per il Medio Oriente, in programma dal 10 al 24 ottobre, il Papa ha espresso apprezzamento per "l'ampia cooperazione offerta dalle Chiese Orientali e per il lavoro che, dall'inizio, R.O.A.C.O. ha compiuto, e continua a portare avanti in vista di tale storico avvenimento. Questo impegno congiunto avrà risultati proficui per la presenza di alcuni vostri rappresentanti a questa riunione ecclesiale e per il vostro corrente rapporto con la Congregazione per la Chiese Orientali".
Il Papa ha invitato i partecipanti alla riunione a "contribuire con le vostre opere a tenere viva la 'speranza che non delude' tra i cristiani d'Oriente. (...) Vorremo essere sempre al loro fianco! Fiducioso nell'intercessione della Santissima Madre di Dio e dei santi Apostoli Pietro e Paolo, affido al Signore i benefattori, gli amici e i collaboratori vivi e defunti, legati in vario modo alla R.O.A.C.O., con un particolare ricordo per Monsignor Padovese, recentemente scomparso".
BENEDETTO XVI RIEVOCA VIAGGIO APOSTOLICO CIPRO
CITTA' DEL VATICANO, 9 GIU. 2010 (VIS). Nell'Udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa si è soffermato sul recente Viaggio Apostolico a Cipro che di per se stesso "costituiva un evento storico; infatti, mai prima d'ora il Vescovo di Roma si era recato in quella terra benedetta dal lavoro apostolico di san Paolo e san Barnaba e tradizionalmente considerata parte della Terra Santa".
Nel corso della prima tappa del viaggio, il 4 giugno, nell'antica città di Paphos "si è svolta una toccante celebrazione ecumenica. Con l'Arcivescovo ortodosso Chrysostomos II e i rappresentanti delle Comunità armena, luterana e anglicana, abbiamo fraternamente rinnovato" - ha detto il Papa - "il reciproco e irreversibile impegno ecumenico".
"Il 5 giugno, a Nicosia, capitale dell'Isola" - ha proseguito il Pontefice - "ho iniziato la seconda tappa del viaggio recandomi in visita al Presidente della Repubblica, che mi ha accolto con grande cortesia. Nell'incontrare le Autorità civili e il Corpo diplomatico, ho ribadito l'importanza di fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale, al fine di promuovere la verità morale nella vita pubblica. È stato un appello alla ragione, basato sui principi etici e carico di implicazioni esigenti per la società di oggi, che spesso non riconosce più la tradizione culturale su cui è fondata".
"La Liturgia della Parola" - ha detto ancora Benedetto XVI - "celebrata presso la scuola elementare San Marone, ha rappresentato uno dei momenti più suggestivi dell'incontro con la Comunità cattolica di Cipro, nelle sue componenti maronita e latina, e mi ha permesso di conoscere da vicino il fervore apostolico dei cattolici ciprioti. Esso si esprime anche mediante l'attività educativa e assistenziale con decine di strutture, che si pongono al servizio della collettività e sono apprezzati dalle autorità governative come pure dall'intera popolazione".
"In quella stessa celebrazione ho potuto ammirare l'impegno apostolico della comunità latina, guidata dalla sollecitudine del Patriarca latino di Gerusalemme e dallo zelo pastorale dei Frati Minori di Terra Santa, che si pongono al servizio della gente con perseverante generosità".
Il Santo Padre ha ricordato "l'accorato appello" rivolto nel corso della Santa Messa celebrata nella Parrocchia della Santa Croce "a tutti i cattolici del Medio Oriente affinché, nonostante le grandi prove e le ben note difficoltà, non cedano allo sconforto e alla tentazione di emigrare, in quanto la loro presenza nella regione costituisce un insostituibile segno di speranza. Ho garantito loro, e specialmente ai sacerdoti e ai religiosi, l'affettuosa e intensa solidarietà di tutta la Chiesa, come pure l'incessante preghiera affinché il Signore li aiuti ad essere sempre presenza vivace e pacificante".
"Sicuramente il momento culminate del viaggio apostolico è stato la consegna dell''Instrumentum laboris' dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Tale atto è avvenuto domenica 6 giugno", ha detto il Papa. In quello circostanza "Insieme abbiamo pregato per l'anima del compianto Vescovo Monsignor Luigi Padovese, Presidente della Conferenza Episcopale Turca, la cui improvvisa e tragica morte ci ha lasciati addolorati e sgomenti".
Benedetto XVI ha posto in rilievo che l'Assemblea sinodale per il Medio Oriente, che si svolgerà in Vaticano nell'ottobre prossimo sarà accompagnata "dall'affetto orante di tutta la Chiesa, nel cui cuore il Medio Oriente occupa un posto speciale, in quanto è proprio lì che Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede. Non mancherà, tuttavia, l'attenzione di altri soggetti della società mondiale, segnatamente dei protagonisti della vita pubblica, chiamati ad operare con costante impegno affinché quella regione possa superare le situazioni di sofferenza e di conflitto che ancora l'affliggono e ritrovare finalmente la pace nella giustizia".
"Prima di congedarmi da Cipro ho voluto visitare la Cattedrale Maronita di Nicosia - dove era presente anche il Cardinale Pierre Nasrallah Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti". I Maroniti giunsero sull'Isola in vari periodi e "furono spesso" - ha spiegato il Papa - "duramente provati per rimanere fedeli alla loro specifica eredità cristiana, le cui memorie storiche e artistiche costituiscono un patrimonio culturale per l'intera umanità".
Il Papa ha concluso la catechesi ricordando che "la Comunità cattolica cipriota, nelle sue articolazioni maronita, armena e latina, si sforza incessantemente di essere un cuore solo e un'anima sola, tanto al proprio interno quanto nei rapporti cordiali e costruttivi con i fratelli ortodossi e con le altre espressioni cristiane. Possano il popolo cipriota e le altre nazioni del Medio Oriente, con i loro governanti e i rappresentanti delle diverse religioni, costruire insieme un futuro di pace, di amicizia e di fraterna collaborazione".
MARONITI FATE TESORO VOSTRA GRANDE EREDITÀ FEDE
CITTA' DEL VATICANO, 6 GIU. 2010 (VIS). Alle 16:30 di questo pomeriggio il Santo Padre si è recato alla Cattedrale Maronita di "Nostra Signora delle Grazie", costruita grazie a una raccolta di fondi dei fedeli e con un contributo del Governo Cipriota, consacrata nel 1960.
Il Papa, accolto dall'Arcivescovo maronita di Cipro, Youssef Soueif, ha affermato:
"Visitando questo edificio compio nel mio cuore un pellegrinaggio spirituale verso ogni chiesa maronita dell'isola. Vi assicuro che, con la premura di un padre, sono vicino ad ogni fedele di quelle antiche comunità".
"Questa chiesa Cattedrale" - ha proseguito il Pontefice - "in vari modi rappresenta la vera lunga e ricca storia, talvolta turbolenta, della comunità Maronita di Cipro. I Maroniti giunsero a queste rive in vari periodi durante i secoli e furono spesso duramente provati per rimanere fedeli alla loro specifica eredità cristiana. Tuttavia, nonostante la loro fede sia stata provata come l'oro nel fuoco, sono rimasti perseveranti nella fede dei loro padri, una fede che è ora passata a voi, Maroniti Ciprioti di oggi. Vi esorto a far tesoro di questa grande eredità, di questo dono prezioso".
"Questo edificio Cattedrale ci ricorda anche una importante verità spirituale. San Pietro ci dice che noi Cristiani siamo come pietre vive 'costruiti come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo'. Insieme con i Cristiani sparsi nel mondo, siamo parte di questo grande tempio che è il Corpo Mistico di Cristo. Il nostro culto spirituale, offerto in molte lingue, in molti posti ed in una bella varietà di liturgie, è una espressione dell'unica voce del Popolo di Dio, unito in preghiera e in ringraziamento a lui in una permanente comunione gli uni con gli altri. Questa comunione, che abbiamo così cara, ci sospinge a portare la Buona Notizia della nostra nuova vita in Cristo a tutta l' umanità".
"Questo è l'impegno che io condivido con voi oggi: prego perché la vostra Chiesa in unione con tutti i vostri pastori e con il Vescovo di Roma, possa crescere in santità, nella fedeltà al Vangelo e nell'amore per il Signore e l'uno per l'altro", ha concluso il Santo Padre.
Dopo il saluto del Papa, Sua Beatitudine Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti ha recitato la Preghiera del Perdono, secondo la liturgia siriaca e dopo un inno di invocazione alla Vergine, il Santo Padre è salito in automobile per raggiungere l'aeroporto di Larnaca.
PV-CIPRO/ VIS 20100606 (410)
raddoppiare sforzi costruire pace stabile medio oriente
CITTA' DEL VATICANO, 6 GIU. 2010 (VIS). Alle 17:45 di questo pomeriggio ha avuto luogo la cerimonia di congedo all'aeroporto di Larnaca.
Dopo un breve discorso del Presidente della Repubblica, Demetris Christofias, Benedetto XVI ha ringraziato il Presidente, il Governo e le Autorità civili e militari per tutto quello che "hanno fatto per rendere la mia visita un memorabile successo".
"Mentre lascio la vostra terra, come molti pellegrini prima di me, ricordo ancora come il Mediterraneo è formato da un ricco mosaico di popoli con le loro proprie culture e le loro bellezze, calore ed umanità. Nonostante tale realtà, il Mediterraneo Orientale, al medesimo tempo, non è estraneo a conflitto e spargimento di sangue, come abbiamo tragicamente visto negli ultimi giorni. Raddoppiamo i nostri sforzi al fine di costruire una pace reale e duratura per tutti i popoli della regione".
"Assieme a questo obiettivo generale" - ha assicurato il Papa - "Cipro può giocare un ruolo particolare nel promuovere il dialogo e la cooperazione. Impegnandovi pazientemente per la pace dei vostri focolari domestici e per la prosperità dei vostri vicini, voi sarete ben preparati ad ascoltare e comprendere tutti gli aspetti di molte complesse questioni, ed aiutare i popoli a giungere ad una maggiore comprensione gli uni degli altri. La strada che state percorrendo è una di quelle alle quali la comunità internazionale guarda con grande interesse e speranza e noto con soddisfazione tutti gli sforzi compiuti per favorire la pace per il vostro popolo e per tutta l'isola di Cipro".
"Mentre rendo grazie a Dio" - ha detto ancora il Pontefice - "per questi giorni che hanno visto il primo incontro della comunità cattolica di Cipro con il Successore di Pietro nella vostra terra, ricordo anche con gratitudine i miei incontri con le altre autorità cristiane, in particolare Sua Beatitudine Crysostomos II e gli altri rappresentanti della Chiesa di Cipro che ringrazio per la loro fraterna accoglienza. Spero che la mia visita qui possa essere un ulteriore passo lungo il cammino che è stato aperto prima di noi con l'abbraccio a Gerusalemme dell'allora Patriarca Atenagora ed il mio venerabile predecessore Papa Paolo VI. I loro primi passi profetici compiuti insieme ci hanno indicato la strada che anche noi dobbiamo percorrere. Abbiamo un appello divino ad essere fratelli, a camminare fianco a fianco nella fede, umili davanti a Dio onnipotente e con inscindibili legami di affetto l'uno per l'altro. Nell'invitare i fedeli cristiani a continuare questo cammino, desidero assicurarli che la Chiesa Cattolica, con la grazia di Dio, impegnerà se stessa per raggiungere l'obiettivo della perfetta unità nella carità tramite una stima più profonda verso ciò che Cattolici ed Ortodossi hanno di più caro".
Il Santo Padre ha espresso nuovamente la sua "sincera speranza e preghiera che, insieme, Cristiani e Musulmani diverranno un lievito di pace e riconciliazione tra i Ciprioti e ciò sarà di esempio per gli altri Paesi".
Rivolgendosi al Presidente e ai Membri del suo governo il Pontefice ha ricordato che: "Fra i vostri compiti più importanti vi è quello di assicurare la pace e la sicurezza di tutti i Ciprioti. Avendo pernottato in questi ultimi giorni nella Nunziatura Apostolica, che si trova nella zona cuscinetto sotto il controllo delle Nazioni Unite, ho potuto vedere di persona qualcosa della triste divisione dell'isola, come pure rendermi conto della perdita di una parte significativa di un'eredità culturale che appartiene a tutta l'umanità. Ho potuto anche ascoltare Ciprioti del nord che vorrebbero ritornare in pace alle loro case e ai loro luoghi di culto, e sono stato profondamente toccato dalle loro richieste. Certamente, verità e riconciliazione, insieme al mutuo rispetto, sono il fondamento più solido per un futuro in unità e pace per quest'isola e per la stabilità e prosperità di tutti i suoi abitanti. Molto di positivo è stato raggiunto, a questo riguardo, negli anni scorsi, per mezzo di un dialogo concreto, benché ancora molto rimanga da fare per superare le divisioni. Mi permetta di incoraggiare Lei ed i suoi concittadini a lavorare con pazienza e costanza con i vostri vicini per costruire un futuro migliore e più sicuro per tutti i vostri figli. In questo impegno, sia certo delle mie preghiere per la pace di tutta Cipro".
Il Papa ha benedetto poi un albero di ulivo e successivamente ha salutato le rispettive Delegazioni. Dopo gli onori militari e l'ascolto dell'inno pontificio e cipriota, Benedetto XVI è salito a bordo dell'aereo per fare rientro a Roma, dove è giunto alle 20:15 e all'aeroporto di Ciampino è salito a bordo dell'elicottero che lo ha riportato in Vaticano.
SINTESI DELL'"INSTRUMENTUM LABORIS"
CITTA' DEL VATICANO, 6 GIU. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo un ampio estratto della sintesi dell' "Instrumentum Laboris" dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.
Nella prefazione, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Arcivescovo Nikola Eterovic sottolinea che "la situazione attuale nel Medio Oriente è per non pochi versi simile a quella vissuta dalla primitiva comunità cristiana in Terra Santa, in mezzo a difficoltà e persecuzioni".
Nell'Introduzione si ricordano i due obiettivi principali del Sinodo: innanzitutto, quello di "confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità mediante la Parola di Dio e i Sacramenti"; in secondo luogo quello di "ravvivare la comunione ecclesiale tra le Chiese 'sui iuris', affinché possano offrire una testimonianza di vita cristiana autentica, gioiosa e attraente".
Il Primo capitolo tratta della Chiesa cattolica in Medio Oriente ricordando che tutte le Chiese del mondo "risalgono alla Chiesa di Gerusalemme". Si ricorda che le Chiese del Medio Oriente sono di origine apostolica e "che sarebbe una perdita per la Chiesa universale se il Cristianesimo dovesse affievolirsi o scomparire proprio là dove è nato". C'è dunque la "grave responsabilità" di "mantenere la fede cristiana in queste terre sante". Si afferma quindi che i cristiani, nonostante il loro "numero esiguo", "appartengono a pieno titolo al tessuto sociale e all'identità stessa" di questi Paesi. La loro scomparsa rappresenterebbe una perdita per il pluralismo del Medio Oriente. I cattolici sono chiamati a promuovere il concetto di "laicità positiva" dello Stato per "alleviare il carattere teocratico del governo" e permettere "più uguaglianza tra i cittadini di religioni differenti favorendo così la promozione di una democrazia sana, positivamente laica, che riconosca pienamente il ruolo della religione, anche nella vita pubblica, nel pieno rispetto della distinzione tra gli ordini religioso e temporale". Il documento sottolinea quindi che i conflitti regionali rendono ancora più fragile la situazione dei cristiani. "L'occupazione israeliana dei territori Palestinesi rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l'economia e la vita sociale e religiosa (accesso ai Luoghi Santi, condizionato da permessi militari accordati agli uni e rifiutati agli altri, per ragioni di sicurezza). I cristiani sono tra le principali vittime della guerra in Iraq. "In Libano, i cristiani sono divisi sul piano politico e confessionale". "In Egitto, la crescita dell'Islam politico, da una parte, e il disimpegno, in parte forzato, dei cristiani nei confronti della società civile, dall'altra, rendono la loro vita esposta a serie difficoltà". "In altri Paesi, l'autoritarismo, cioè la dittatura, spinge la popolazione, compresi i cristiani, a sopportare tutto in silenzio per salvare l'essenziale. In Turchia, il concetto attuale di laicità pone ancora problemi alla piena libertà religiosa del Paese". I cristiani sono esortati a non tralasciare il loro impegno nella società nonostante le tentazioni allo scoraggiamento". "In Oriente - si rileva - libertà di religione vuol dire solitamente libertà di culto", non dunque "libertà di coscienza, cioè della libertà di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza alcun impedimento, e dunque della libertà di cambiare religione. In Oriente, la religione è, in generale, una scelta sociale e perfino nazionale, non individuale. Cambiare religione è ritenuto un tradimento verso la società, la cultura e la Nazione costruita principalmente su una tradizione religiosa". Per questo "la conversione alla fede cristiana è vista come il frutto di un proselitismo interessato, non di una convinzione religiosa autentica. Per il musulmano, essa è spesso vietata dalle leggi dello Stato". L'estremismo islamico, nel frattempo, continua a crescere in tutta l'area costituendo "una minaccia per tutti, cristiani, ebrei e musulmani". In questo contesto di conflittualità, difficoltà economiche e limitazioni politiche e religiose, i cristiani continuano ad emigrare: "nel gioco delle politiche internazionali - si sottolinea - si ignora spesso l'esistenza dei cristiani, i quali ne sono le prime vittime; questa è una delle cause principali dell'emigrazione".
Il Secondo capitolo è dedicato alla comunione ecclesiale. "Questa comunione in seno alla Chiesa cattolica - leggiamo nel testo - si manifesta mediante due segni principali: il battesimo e l'Eucaristia nella comunione con il Vescovo di Roma, Successore di Pietro, corifeo degli apostoli, 'principio e fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione'". "Per promuovere l'unità nella diversità, occorre superare il confessionalismo in ciò che può avere di limitato o esagerato, incoraggiare lo spirito di cooperazione tra le varie comunità, coordinare l'attività pastorale e stimolare l'emulazione spirituale e non la rivalità". "La comunione tra i vari membri di una stessa Chiesa o Patriarcato - si legge nell''Instrumentum laboris' - avviene sul modello della comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma. A livello della Chiesa Patriarcale, la comunione si esprime mediante il sinodo che riunisce i Vescovi di tutta una comunità attorno al Patriarca, Padre e capo della sua Chiesa. I cristiani sono invitati a sentirsi "membri della Chiesa Cattolica in Medio Oriente, e non soltanto membri di una Chiesa particolare".
Il Terzo capitolo affronta il tema della testimonianza cristiana. Si ribadisce innanzitutto "l'importanza della catechesi per conoscere e trasmettere la fede". Si ribadisce l'urgenza dell'ecumenismo, superando pregiudizi e diffidenze attraverso il dialogo e la collaborazione. Si condanna "decisamente il proselitismo che usa mezzi non conformi al Vangelo". Si passano in rassegna quindi i rapporti con l'ebraismo che trovano "nel Concilio Vaticano II un punto di riferimento fondamentale". Il dialogo con gli ebrei è definito "essenziale, benché non facile" risentendo del conflitto israelo-palestinese. La Chiesa auspica che "ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all'interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti". Si ribadisce la ferma condanna dell'antisemitismo, sottolineando che "gli attuali atteggiamenti negativi tra popoli arabi e popolo ebreo sembrano piuttosto di carattere politico" e dunque estranei ad ogni discorso ecclesiale. I cristiani sono chiamati "a portare uno spirito di riconciliazione basata sulla giustizia e l'equità per le due parti. D'altra parte, le Chiese nel Medio Oriente invitano a mantenere la distinzione tra la realtà religiosa e quella politica". Anche le relazioni della Chiesa Cattolica con i musulmani hanno fondamento nel Concilio Vaticano II. "Le relazioni tra cristiani e musulmani sono, più o meno spesso, difficili - si legge nel documento - soprattutto per il fatto che i musulmani non fanno distinzione tra religione e politica, il che mette i cristiani nella situazione delicata di non-cittadini, mentre essi sono cittadini di questi Paesi già da ben prima dell'arrivo dell'Islam. La chiave del successo della coesistenza tra cristiani e musulmani dipende dal riconoscere la libertà religiosa e i diritti dell'uomo". "I cristiani sono chiamati ... a non isolarsi in ghetti, in atteggiamenti difensivi e di ripiegamento su di sé tipici delle minoranze. Nella situazione conflittuale della regione i cristiani sono esortati a promuovere "la pedagogia della pace": si tratta di una via "realistica, anche se rischia di essere respinta dai più; essa ha anche più possibilità di essere accolta, visto che la violenza tanto dei forti quanto dei deboli ha condotto, nella regione del Medio Oriente, unicamente a fallimenti e a uno stallo generale". Si tratta di una situazione "sfruttata dal terrorismo mondiale più radicale". Il contributo dei cristiani, "che esige molto coraggio, è indispensabile" anche se "troppo spesso" i Paesi mediorientali "identificano l'Occidente con il Cristianesimo" recando grande danno alle Chiese cristiane. Il documento analizza anche il forte impatto della modernità che al musulmano credente "si presenta con un volto ateo e immorale. Egli la vive come un'invasione culturale che lo minaccia, turbando il suo sistema di valori". "La modernità, del resto, è anche lotta per la giustizia e l'uguaglianza, difesa dei diritti".
"Il cristiano ha un contributo speciale da apportare nell'ambito della giustizia e della pace"; ha il dovere di "denunciare con coraggio la violenza da qualunque parte essa provenga, e suggerire una soluzione, che non può passare che per il dialogo", la riconciliazione e il perdono. Tuttavia i cristiani devono "esigere con mezzi pacifici" che anche i loro diritti "siano riconosciuti dalle autorità civili". Il documento affronta quindi il tema dell'evangelizzazione in una società musulmana che può avvenire solo attraverso la testimonianza: ma "si chiede che essa sia garantita anche da opportuni interventi esterni". Ad ogni modo l'attività caritativa delle comunità cattoliche "verso i più poveri e gli esclusi, senza discriminazione, rappresenta il modo più evidente della diffusione dell'insegnamento cristiano".
Nella Conclusione, il documento rileva "la preoccupazione per le difficoltà del momento presente, ma, al contempo, la speranza, fondata sulla fede cristiana". "Da decenni, la mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese, il non rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e l'egoismo delle grandi potenze hanno destabilizzato l'equilibrio della regione e imposto alle popolazioni una violenza che rischia di gettarle nella disperazione. La conseguenza di tutto ciò è l'emigrazione, specialmente dei cristiani. Di fronte a questa sfida e sostenuto dalla comunità cristiana universale, il cristiano del Medio Oriente è chiamato ad accettare la propria vocazione, al servizio della società".
"Ai cristiani del Medio Oriente - conclude l''Instrumentum laboris' - si può ripetere ancora oggi: 'Non temere, piccolo gregge' (Lc 12, 32), tu hai una missione, da te dipenderà la crescita del tuo Paese e la vitalità della tua Chiesa, e ciò avverrà solo con la pace, la giustizia e l'uguaglianza di tutti i suoi cittadini!".
SOSTEGNO SPIRITUALE E SOLIDARIETà CRISTIANI MEDIO ORIENTE
CITTA' DEL VATICANO, 6 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina nel Palazzo dello Sport Eleftheria di Nicosia, che può ospitare circa 6000 persone, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa in occasione della pubblicazione dell'"Instrumentum Laboris" dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.
Alla Celebrazione Eucaristica hanno partecipato i Patriarchi e i Vescovi cattolici del Medio Oriente, con rappresentanze della rispettive comunità, ed un numeroso gruppo di fedeli ciprioti. All'inizio l'Arcivescovo maronita di Cipro, Monsignor Youssef Soueif ha rivolto parole di saluto al Santo Padre.
Nel ricordare nell'omelia che oggi si celebra la Solennità del Corpus Domini, Papa Benedetto XVI ha spiegato: "Il nome dato a questa festa in Occidente, è usato nella tradizione della Chiesa per indicare tre distinte realtà: il corpo fisico di Gesù, nato dalla Vergine Maria, il suo corpo eucaristico, il pane del cielo che ci nutre in questo grande sacramento, e il suo corpo ecclesiale, la Chiesa. Riflettendo su queste diversi aspetti del 'Corpus Christi', giungiamo ad una più profonda comprensione del mistero della comunione che lega tutti coloro che appartengono alla Chiesa".
"Ciascuno di noi che appartiene alla Chiesa ha bisogno di uscire dal mondo chiuso della propria individualità ed accettare la compagnia di coloro che condividono il pane con Lui. (...). È per questo che tutti i giorni noi preghiamo 'nostro' Padre per il 'nostro' pane quotidiano. Abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini è prima premessa per entrare nella vita divina alla quale siamo chiamati. Abbiamo bisogno di essere liberati da tutto quello che ci blocca e ci isola: timore e sfiducia gli uni verso gli altri, avidità ed egoismo, mancanza di volontà di accettare il rischio della vulnerabilità alla quale ci esponiamo quando ci apriamo all'amore".
"Nella prima comunità cristiana" - ha ricordato il Papa - "nutrita alla tavola del Signore, noi vediamo gli effetti dell'azione unificatrice dello Spirito Santo. Condividevano i loro beni in comune, distaccandosi da ogni bene materiale per amore dei fratelli. (...) Ma il loro amore non era affatto limitato verso i loro amici credenti. Mai hanno considerato se stessi come esclusivi, privilegiati beneficiari del favore divino, ma invece come messaggeri inviati a spargere la buona notizia della salvezza in Cristo fino ai confini della terra. E fu così che il messaggio affidato agli Apostoli dal Signore Risorto, venne sparso in tutto il Medio Oriente e da qui al mondo intero".
"Siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza. Siamo chiamati ad estendere la nostra attenzione ai bisognosi, dividendo generosamente i nostri beni terreni con coloro che sono meno fortunati di noi. E siamo chiamati a proclamare incessantemente la morte e risurrezione del Signore, finché egli venga".
Al termine della Santa Messa, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha ringraziato il Papa per la convocazione della prossima Assemblea Speciale per il Medio Oriente, che si terrà in Vaticano nell'ottobre prossimo ed ha invitato il Pontefice a consegnare una copia dell"Instrumentum Laboris" ai membri del Consiglio Speciale per il Sinodo.
Prima della recita dell'Angelus, Benedetto XVI ha sottolineato che: "Il Medio Oriente ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristiani, dal momento che fu proprio lì che Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede".
"È inoltre noto" - ha affermato il Santo Padre - "che alcuni fra voi soffrono grandi prove dovute alla situazione attuale nella regione. L'Assemblea Speciale è un'occasione per i cristiani del resto del mondo di offrire un sostegno spirituale e una solidarietà ai loro fratelli e sorelle del Medio Oriente".
Voi cristiani di questa regione "desiderate vivere in pace ed in armonia con i vostri vicini ebrei e mussulmani. Spesso agite come artigiani della pace nel difficile processo di riconciliazione. Voi meritate la riconoscenza per il ruolo inestimabile che rivestite. È mia ferma speranza che i vostri diritti siano sempre più rispettati, compreso il diritto alla libertà di culto e alla libertà religiosa, e che non soffriate giammai di discriminazioni di alcun tipo".
"Prego che i lavori dell'Assemblea Speciale aiutino a rivolgere l'attenzione della comunità internazionale sulla condizione di quei cristiani in Medio Oriente, che soffrono a causa della loro fede, affinché si possano trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che causano così tante sofferenze. In merito a questa grave questione, ripeto il mio appello personale per uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano in Medio Oriente, specie in Terra Santa, prima che tali conflitti conducano a un più grande spargimento di sangue".
"Con tali pensieri" - ha concluso il Pontefice - "presento a voi l''Instrumentum Laboris' dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi".
Dopo l'Angelus il Papa ha ricordato che oggi si celebra a Varsavia la Beatificazione di Jerzy Popieluszko, sacerdote e martire ed ha detto: "Rivolgo un cordiale saluto alla Chiesa in Polonia, che oggi gioisce dell'elevazione agli altari del Padre Jerzy Popieluszko. Il suo zelante servizio e il martirio sono particolare segno della vittoria del bene sul male. Il suo esempio e la sua intercessione accrescano lo zelo dei sacerdoti e infiammino d'amore i fedeli laici".
Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre è rientrato alla Nunziatura Apostolica di Nicosia per il pranzo con i Membri del suo Seguito, i Patriarchi e i Vescovi del Consiglio Speciale del Sinodo per il Medio Oriente e con Sua Beatitudine Chrysostomos II.
Il Papa saluta un leader musulmano
CITTA' DEL VATICANO, 5 GIU. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, a Nicosia, il Papa ha incontrato un leader musulmano, Cheik Mehmet Nazim Adil Al-Haquani, Leader spirituale di un movimento sufi, di 89 anni, impegnato nel dialogo interreligioso.
Il breve incontro si è svolto all'esterno della Nunziatura prima della Messa che il Santo Padre ha celebrato nella Chiesa della Santa Croce. Il Leader spirituale vive nella parte Nord di Cipro ed ha detto di essere venuto a salutare il Pontefice. Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha riferito che lo Sceicco si è scusato di aver aspettato seduto, dicendo: "Sono molto anziano" e il Papa ha risposto "Sono anziano anch'io!".
Nazim ha donato al Pontefice un bastone istoriato, una targa con parole di pace in arabo e un rosario musulmano. Il Pontefice ha donato allo Sceicco una medaglia del suo Pontificato, quindi si sono abbracciati in un gesto di affetto fraterno. Nazim ha chiesto infine a Benedetto XVI di pregare per lui
intervista al papa sull'aereo diretto a cipro
CITTA' DEL VATICANO, 4 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina, nel corso del viaggio aereo verso Cipro, il Santo Padre Benedetto XVI ha risposto ad alcune domande dei giornalisti del Volo Papale.
La prima domanda è stata formulata dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, a nome di tutti i colleghi. Riferendosi all'assassinio del Vescovo Luigi Padovese, O.F.M.Cap., , il 3 giugno scorso, Padre Lombardi ha detto: "Volevo chiederLe di dirci qualche parola su come Lei ha recepito questa notizia e come vive l'inizio del viaggio a Cipro in quest'atmosfera".
"Naturalmente" - ha detto il Papa - "sono profondamente addolorato per la morte di Monsignor Padovese, che ha anche molto contribuito per la preparazione del Sinodo (del Medio Oriente); ha collaborato, e sarebbe stato un elemento prezioso in questo Sinodo. Raccomandiamo alla bontà del Signore la sua anima. Questa ombra, tuttavia, non ha niente a che fare con i temi stessi e con la realtà del viaggio, perché non dobbiamo attribuire alla Turchia o ai Turchi questo fatto. È una cosa sulla quale abbiamo poche informazioni. Sicuro è che non si tratta di un assassinio politico o religioso; si tratta di una cosa personale. Aspettiamo ancora tutte le spiegazioni, ma non vogliamo adesso mescolare questa situazione tragica con il dialogo con l'Islam e con tutti i problemi del nostro viaggio. È un caso a parte, che rende tristi, ma che non dovrebbe oscurare in nessun modo il dialogo, in tutti i sensi, che sarà tema e intenzione di questo viaggio".
La seconda domanda è stata: "E come pensa che la Sua visita possa contribuire a risolvere la distanza fra la parte greca e quella turca, a procedere verso una soluzione di convivenza pacifica, nel rispetto della libertà religiosa, del patrimonio spirituale e culturale delle diverse comunità?"
Il Papa ha risposto: "Questo viaggio a Cipro è, in molti sensi, una continuazione del viaggio dell'anno scorso in Terra Santa e anche del viaggio a Malta di quest'anno. (...) Non vengo con un messaggio politico, ma con un messaggio religioso, che dovrebbe preparare di più le anime a trovare l'apertura per la pace".
La terza domanda di un altro giornalista è stata: "Lei si reca in Medio Oriente pochi giorni dopo che l'attacco israeliano alla flottiglia davanti a Gaza ha aggiunto ulteriori tensioni al già difficile processo di pace. Come pensa che la Santa Sede, il Vaticano possa contribuire a superare questo momento difficile per il Medio Oriente?".
Il Papa ha risposto: "Direi che noi contribuiamo soprattutto in modo religioso. Possiamo anche essere di aiuto con consigli politici e strategici, ma il lavoro essenziale del Vaticano è sempre quello religioso, che tocca il cuore. (...) Dopo tutti i casi di violenza, non perdere la pazienza, non perdere il coraggio, non perdere la longanimità di ricominciare; (...) nella certezza che possiamo andare avanti, che possiamo arrivare alla pace, che la violenza non è la soluzione, ma la pazienza del bene. Creare questa disposizione mi sembra il principale lavoro che il Vaticano e i suoi organi e il Papa possono fare".
Padre Lombardi: "Il dialogo con gli Ortodossi ha fatto molti passi avanti dal punto di vista culturale, spirituale e della vita. (...). Ma qual è la sua valutazione sul dialogo, anche dal punto di vista più propriamente teologico?".
Papa: "Vorrei innanzitutto sottolineare questi progressi grandi che abbiamo fatto nella comune testimonianza dei valori cristiani nel mondo secolarizzato. (...) Naturalmente, ci sono molti problemi teologici, ma anche qui gli elementi di unità sono forti. Vorrei indicare tre elementi che ci legano, che ci vedono sempre più vicini, ci fanno sempre più vicini. Primo: la Scrittura (...). Come secondo elemento, diciamo: la tradizione, che ci interpreta, che ci apre la porta per la Scrittura (...). E terzo punto: la cosiddetta 'regula fidei', cioè la confessione della fede elaborata negli antichi Concili è la somma di quanto sta nella Scrittura (...). Naturalmente, non è la discussione teologica che crea di per sé l'unità; è una dimensione importante, ma tutta la vita cristiana, il conoscersi, l'esperienza della fratellanza, imparare, nonostante l'esperienza del passato, questa fraternità comune, sono processi che esigono anche grande pazienza. Ma mi sembra che stiamo proprio imparando la pazienza".
Padre Lombardi: "Quali sono le Sue principali attese e speranze per questo Sinodo, per le comunità cristiane e anche per i credenti di altre fedi in questa regione?".
La risposta del Papa è stata: "Il primo punto importante è che diversi Vescovi, Capi di Chiese si vedano qui (...). Questa comunione concreta di dialogo e di vita è un primo punto. Secondo è anche la visibilità di queste Chiese, (...) ci aiuta anche ad essere loro vicini, ad approfondire la nostra conoscenza reciproca, a imparare gli uni dagli altri, ad aiutarci, e aiutare così anche i cristiani del Medio Oriente a non perdere la speranza, a rimanere, anche se le situazioni possono essere difficili. Così - terzo punto - nel dialogo tra di loro si aprono anche al dialogo con gli altri cristiani ortodossi, armeni, eccetera, e cresce una comune consapevolezza della responsabilità cristiana e anche una comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani, che sono fratelli, nonostante le diversità".
PV-CIPRO/ VIS 20100605 (890)
INCONTRO CON AUTORITÀ CIVILI E CORPO DIPLOMATICO
CITTA' DEL VATICANO, 5 GIU. 2010 (VIS). Questa mattina, lasciata la Nunziatura Apostolica di Nicosia, dove è giunto venerdì scorso proveniente da Paphos, il Santo Padre si è diretto al Palazzo Presidenziale di Nicosia per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica Signor Demetris Christofias e per incontrare le Autorità civili ed il Corpo diplomatico.
Benedetto XVI è stato accolto all'esterno del Palazzo dal Presidente Christofias e dalla Consorte. Il Papa ha deposto una corona di fiori ai piedi della statua dell'Arcivescovo Makarios III (1913-1977), Arcivescovo della Chiesa Ortodossa di Cipro e primo Presidente della Repubblica di Cipro, eminente personalità religiosa e politica che ha lasciato una profonda impronta nella memoria storica del Paese.
Dopo un colloquio privato con il Presidente della Repubblica e i suoi familiari, il Papa ha incontrato, nel giardino del Palazzo Presidenziale, le Autorità civili e il Corpo diplomatico. Infine ha tenuto un discorso.
"Ho appena deposto una corona di fiori al monumento del defunto Arcivescovo Makarios, primo Presidente della Repubblica di Cipro" - ha detto il Papa - "Come lui, ciascuno di voi nella vita di pubblico servizio deve essere impegnato a servire il bene degli altri nella società, a livello locale, nazionale ed internazionale. Si tratta di una nobile vocazione, stimata dalla Chiesa".
"Come servitori pubblici" - ha proseguito il Pontefice - "voi conoscete l'importanza della verità, dell'integrità e del rispetto nel vostro relazionarvi con gli altri. Le relazioni personali sono spesso i primi passi per costruire fiducia e - a tempo debito - solidi vincoli di amicizia fra individui, popoli e nazioni. (...) In Paesi con situazioni politiche delicate, un simile rapporto personale onesto e aperto può essere l'inizio di un bene più grande per società e popoli interi".
"Gli antichi filosofi greci ci insegnano inoltre che il bene comune viene servito precisamente attraverso l'influenza di persone dotate di chiara visione morale e di coraggio. (...) La rettitudine morale e il rispetto imparziale degli altri e del loro benessere sono essenziali al bene di qualsiasi società, dato che essi stabiliscono un clima di fiducia nel quale ogni relazione umana, religiosa o economica, sociale e culturale, o civile e politica, acquista forza e sostanza".
"Ma cosa significa in termini pratici rispettare e promuovere la verità morale nel mondo della politica e della diplomazia a livelli nazionali ed internazionali?"
"Prima di tutto" - ha detto Benedetto XVI - "il promuovere la verità morale significa agire in modo responsabile sulla base della conoscenza dei fatti reali. (...) Quando le parti riescono ad innalzarsi dal proprio modo di vedere gli eventi, acquisiscono una visione oggettiva e integrale. Quanti sono chiamati a risolvere simili dispute sono in grado di prendere le giuste decisioni e di promuovere una genuina riconciliazione nel momento in cui afferrano e riconoscono la verità piena di una questione specifica".
"Un secondo modo di promuovere la verità morale consiste nel destrutturare le ideologie politiche che altrimenti soppianterebbero la verità. Le esperienze tragiche del XX secolo hanno posto in evidenza l'inumanità che consegue dalla soppressione della verità e della dignità umana. (...) In questo senso, parlando all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ho richiamato l'attenzione sui tentativi di certi ambienti di reinterpretare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo al fine di soddisfare interessi particolari, che avrebbero compromesso l'intima unitarietà della Dichiarazione e l'avrebbero allontanata dei suoi intenti originari".
"In terzo luogo, il promuovere la verità morale nella vita pubblica esige uno sforzo costante per fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale. Richiamarsi ad essa, un tempo, era considerato evidente da sé, ma l'onda del positivismo nella dottrina giuridica contemporanea richiede la riaffermazione di questo importante assioma. Individui, comunità e Stati senza la guida di verità morali oggettive, diverrebbero egoisti e senza scrupoli, ed il mondo sarebbe un luogo pericoloso per viverci".
"Quando le politiche che sosteniamo sono poste in atto in armonia con la legge naturale propria della nostra comune umanità, allora le nostre azioni diventano più fondate e portano ad un'atmosfera di intesa, di giustizia e di pace".
Al termine del suo discorso il Papa si è diretto in automobile verso la Scuola elementare di San Maron, a cinque chilometri di distanza, dove si è svolto l'incontro con la comunità cattolica cipriota.
PV-CIPRO/ VIS 20100605 (710)
cattolici ciprioti: promuovere valori vangelo
CITTA' DEL VATICANO, 5 GIU. 2010 (VIS). Alle 10:45 (ora locale) di questa mattina, il Papa ha incontrato una rappresentanza della Comunità cattolica di Cipro - costituita da 25.000 membri - nel campo sportivo della Scuola elementare di San Maron.
"Come successore di Pietro, sto tra di voi oggi" - ha detto il Papa all'inizio del suo discorso - "per offrirvi l'assicurazione del mio sostegno, delle mie affettuose preghiere e del mio incoraggiamento".
"Anche voi, odierni seguaci di Cristo" - ha detto il Papa ai fedeli - "siete chiamati a vivere la vostra fede nel mondo unendo le vostre voci ed azioni per la promozione dei valori del Vangelo giunti a voi attraverso generazioni di Cristiani Ciprioti. Questi valori, profondamente radicati nelle vostre culture, così come nel patrimonio della Chiesa universale, dovranno continuare a ispirare i vostri sforzi di promuovere la pace, la giustizia e il rispetto per la vita umana e la dignità dei vostri concittadini. In questo modo la vostra fedeltà al Vangelo assicurerà beneficio a tutta la società cipriota".
Il Papa ha richiamato l'attenzione sulla necessità della "ricerca di una maggiore unità nella carità con gli altri cristiani e il dialogo con coloro che non sono cristiani. (...) Nella vostra particolare situazione, voi siete in grado di portare un contributo personale al raggiungimento di una maggiore unità cristiana nella vita quotidiana. Vi incoraggio a fare così, confidando che lo Spirito del Signore, che ha pregato perché i suoi discepoli siano uno, vi accompagni in questo importante compito".
"Guardando al dialogo interreligioso molto ancora occorre fare nel mondo" - ha fatto notare il Pontefice - "Questo è un altro campo" - ha detto - "nel quale i cattolici di Cipro spesso vivono situazioni che offrono loro delle opportunità per una giusta e prudente azione. Solo attraverso un paziente lavoro di reciproca fiducia può essere superato il peso della storia passata, e le differenze politiche e culturali fra i popoli possono diventare un motivo di operare per una maggiore comprensione. Vi esorto ad aiutare a creare tale vicendevole fiducia fra cristiani e non cristiani, come fondamento per costruire una pace durevole ed un'armonia fra i popoli di diverse religioni, regioni politiche e basi culturali".
"Vi incoraggio" - ha proseguito il Papa - "a pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa e a promuoverle. Mentre quest'Anno Sacerdotale sta per concludersi, la Chiesa ha guadagnato una rinnovata consapevolezza della necessità di sacerdoti buoni, santi e ben preparati. Essa desidera uomini e donne religiosi completamente sottomessi a Cristo, dediti a diffondere il regno di Dio sulla terra".
Successivamente il Papa rivolgendosi a coloro che lavorano nelle scuole cattoliche dell'Isola, in particolare i professori ha detto: "Il vostro lavoro fa parte di una lunga e stimata tradizione della Chiesa cattolica di Cipro. Continuate pazientemente a servire il bene dell'intera comunità sforzandovi di impartire una educazione eccellente. Che il Signore vi benedica abbondantemente nel sacro impegno della formazione che è il più grande dono che l'Onnipotente fa a noi e ai nostri figli".
Prima di concludere l'incontro il Papa ha salutato i giovani presenti e li ha esortati con queste parole: "Siate forti nella vostra fede, gioiosi nel servire il Signore e generosi con il vostro tempo e i vostri talenti! Aiutate a costruire un miglior futuro per la Chiesa e per il vostro Paese mettendo il bene degli altri prima di voi stessi".
Infine, prima di trasferirsi all'Arcivescovado Ortodosso di Cipro per l'incontro con Sua Beatitudine Chrysostomos II, il Papa ha assistito ad una rappresentazione artistica dei bambini delle scuole, seguita da canti e dalla Benedizione finale.
PV-CIPRO/ VIS 20100605 (590)
cooperazione ecumenica chiese cipro pace medio oriente
CITTA' DEL VATICANO, 5 GIU. 2010 (VIS). Benedetto XVI è giunto poco dopo le 12:00 di questa mattina all'Arcivescovado Ortodosso di Cipro per una visita di cortesia a Sua Beatitudine Chrysostomos II, Arcivescovo Ortodosso di Cipro.
La Chiesa Ortodossa di Cipro ha sempre mantenuto la sua indipendenza e svolto un ruolo importante nella vita politica dell'Isola. Essa ha preso parte attiva nella guerra d'indipendenza contro i Turchi, pagando un alto prezzo (nel 1825 gran parte del clero cipriota, inclusa l'intera gerarchia, fu massacrata dai turchi per sospetto appoggio alla Rivoluzione greca). Durante il periodo della dominazione inglese (1878-1958), la Chiesa cipriota si è attivamente impegnata nella lotta per l'indipendenza avvenuta nel 1960. In seguito, l'Arcivescovo Makarios fu eletto Capo della nuova Repubblica.
A seguito dell'invasione turca, oltre 170.000 cittadini ciprioti (circa un terzo della popolazione nel 1974), sono diventati profughi nella loro stessa patria; più di 500 chiese, cappelle e monasteri (cattolici, maroniti, armeni e ortodossi), sono stati occupati o distrutti. Dal 1974 fino ad oggi la Turchia ha trasferito oltre 160.000 coloni nella parte nord di Cipro.
La Chiesa Ortodossa di Cipro è membro del Consiglio Mondiale delle Chiese dal 1948 e partecipa attivamente ai vari incontri interconfessionali ed interreligiosi nella regione del Medio Oriente ed in Europa. Cipro ospita la sede del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente.
Al suo arrivo alla residenza Arcivescovile, Benedetto XVI è stato accolto da Sua Beatitudine Chrysostomos II ed ha compiuto una visita al Monumento in memoria dell'Arcivescovo Makarios ed alla Cattedrale. Successivamente il Papa ha pronunciato un breve discorso nel quale ha rievocato la visita dell'Arcivescovo Chrysostomos a Roma nel 2007, nel corso della quale fu pubblicata un Dichiarazione Comune a testimonianza del clima di reciproca fratellanza fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa di Cipro.
Il Santo Padre ha espresso la sua riconoscenza per l'ospitalità che la Chiesa di Cipro ha offerto lo scorso anno alla Commissione Internazionale per il Dialogo Teologico riunita a Paphos e per il sostegno dato all'impegno nel dialogo.
"Possa lo Spirito Santo" - ha detto il Papa nel suo discorso - "guidare e confermare questa grande iniziativa ecclesiale, che mira a ricomporre la piena e visibile comunione tra le Chiese dell'Oriente e dell'Occidente, una comunione che deve essere vissuta nella fedeltà al Vangelo e alla tradizione apostolica, in modo che apprezzi le legittime tradizioni dell'Oriente e dell'Occidente, e che sia aperta alla diversità dei doni tramite i quali lo Spirito edifica la Chiesa nell'unità, nella santità e nella pace".
Il Santo Padre ha espresso gratitudine anche per l'aiuto offerto dalla Chiesa di Cipro alle vittime del terremoto del 2009 a L'Aquila (Italia) e con "spirito di fraternità e di comunione" si è unito alle preghiere dell'Arcivescovo Chrysostomos "perché tutti gli abitanti di Cipro, con l'aiuto di Dio, trovino la saggezza e la forza di lavorare insieme per una giusta soluzione dei problemi che ancora sono da risolvere, impegnandosi per la pace e la riconciliazione e costruendo per le generazioni future una società che si distingua per il rispetto dei diritti di tutti, inclusi i diritti inalienabili alla libertà di coscienza e alla libertà di culto".
"Cipro è tradizionalmente considerata parte della Terra Santa, e la situazione di continuo conflitto nel Medio Oriente deve essere motivo di riflessione per tutti i fedeli Cristiani. Nessuno può rimanere indifferente alla necessità di offrire sostegno in ogni maniera possibile ai Cristiani di quella tormentata regione, affinché le sue antiche Chiese possano vivere in pace e prosperità. Le comunità cristiane di Cipro possano trovare un ambito molto fruttuoso per la cooperazione ecumenica, pregando e lavorando insieme per la pace, la riconciliazione e la stabilità nelle terre benedette dalla presenza terrena del Principe della Pace".
Al termine del suo discorso il Santo Padre ha visitato il Museo delle Icone dell'Arcivescovado, quindi ha consumato il pranzo con l'Arcivescovo Chrysostomos.
PV-CIPRO/ VIS 20100605 (640)
arrivo benedetto xvi a cipro, crocevia culture e religioni
CITTA' DEL VATICANO, 4 GIU. 2010 (VIS). Benedetto XVI, primo Pontefice a recarsi a Cipro, è atterrato questa mattina alla 14:00 (ora locale), all'aeroporto di Paphos, dando inizio al sedicesimo suo Viaggio Apostolico fuori d'Italia. All'arrivo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica di Cipro, Signor Demetris Christofias e dalla Consorte.
Ad accogliere il Santo Padre anche il Nunzio Apostolico a Cipro, Arcivescovo Antonio Franco, l'Arcivescovo maronita di Cipro, Monsignor Joseph Soueif, il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Monsignor Fouad Twal, il Custode di Terrasanta, Padre Pierbattista Pizzaballa. Era inoltre presente l'Arcivescovo ortodosso di Cipro, Sua Beatitudine Chrysostomos II.
Dopo il saluto del Presidente della Repubblica di Cipro, Benedetto XVI ha pronunciato un breve discorso:
"Cipro si trova all'incrocio di culture e religioni" - ha detto il Papa - "di storie gloriose ed antiche insieme, ma che ancora mantengono un forte e visibile impatto sulla vita del vostro Paese. Essendo entrata recentemente nell'Unione Europea, la Repubblica di Cipro ha iniziato a sentire il beneficio di scambi economici e politici con gli altri Paesi Europei. (...) È grandemente auspicabile che questa appartenenza porti prosperità nel vostro Paese e che gli altri Paesi Europei, a loro volta, vengano arricchiti dalla vostra eredità spirituale e culturale, che riflette il vostro ruolo storico, trovandovi tra l'Europa, l'Asia e l'Africa. Possano l'amore della vostra Patria e delle vostre famiglie e il desiderio di vivere in armonia con i vostri vicini sotto la protezione misericordiosa di Dio onnipotente, ispirarvi a risolvere pazientemente i problemi che ancora condividete con la comunità internazionale per il futuro della vostra Isola".
"Seguendo le orme dei nostri comuni padri nella fede, i Santi Paolo e Barnaba, sono venuto fra voi come pellegrino e il servo dei servi di Dio. Da quando gli Apostoli hanno portato il messaggio cristiano in queste rive, Cipro è stata benedetta da una forte eredità cristiana. Saluto" - ha detto il Papa - "come un fratello in quella fede, Sua Beatitudine Crisostomo Secondo, Arcivescovo di Nea Giustiniana e di Tutta Cipro, e attendo intensamente di poter incontrare presto molti altri membri della Chiesa Ortodossa di Cipro".
Benedetto XVI ha esteso il suo saluto agli "altri responsabili religiosi Ciprioti" ed ha auspicato: "Spero di rafforzare i nostri comuni legami e di ribadire la necessità di consolidare la reciproca fiducia e l'amicizia durevole con tutti quelli che adorano l'unico Dio".
"Quale successore di Pietro vengo in modo speciale a salutare i Cattolici di Cipro per confermarli nella fede ed incoraggiarli ad essere esemplari sia come cristiani che come cittadini, e a vivere pienamente il loro ruolo nella società a beneficio sia della Chiesa, sia dello Stato. Durante la mia permanenza tra di voi consegnerò anche l''Instrumentum Laboris', un documento di lavoro in vista della Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si terrà in seguito, a Roma, quest'anno. Tale Assemblea esaminerà molti aspetti della presenza della Chiesa nella regione e le sfide che i Cattolici devono affrontare, talvolta in circostanze difficili, vivendo la comunione con la Chiesa Cattolica ed offrendo la loro testimonianza a servizio della società e del mondo".
"Cipro è perciò" - ha concluso il Pontefice - "un luogo appropriato dal quale lanciare la riflessione della nostra Chiesa sul posto della secolare comunità cattolica del Medio Oriente, la nostra solidarietà con tutti i Cristiani della regione e la nostra convinzione che essi hanno un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione fra i suoi popoli".
Al termine del discorso il Santo Padre si è diretto alla chiesa di Agia Kiriaki Chrysopolitissa, per assistere ad una celebrazione ecumenica".
PV-CIPRO/ VIS 20100604 (600)
comunione ecclesiale È dono e chiamata alla missione
CITTA' DEL VATICANO, 4 GIU. 2010 (VIS). Alle 15:15 (ora locale), il Santo Padre è giunto alla Chiesa di Agia Kiriaki Chrysopolitissa (Santa Ciriaca Chrysopolitissa), luogo di culto ortodosso, aperto anche ai Cattolici ed agli Anglicani dal 1987, per volere dell'allora Vescovo Ortodosso di Paphos, l'attuale Arcivescovo di Cipro Sua Beatitudine Chrysostomos II. La Chiesa si affaccia sul sito archeologico dove si trovano le vestigia della basilica paleocristiana del IV secolo. Nei pressi della chiesa si trova la "Colonna di San Paolo", oggetto di devozione popolare e riconducibile secondo la tradizione orale al soggiorno dell'Apostolo nell'isola.
Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal parroco della comunità latina Padre Elias. All'interno della chiesa il Papa si è raccolto in preghiera silenziosa e successivamente è uscito dall'antica porta centrale della chiesa per salutare i fedeli raccolti nel sito archeologico. L'Arcivescovo ortodosso di Cipro, Sua Beatitudine Chrysostomos II ha rivolto il suo saluto a Benedetto XVI e dopo la lettura del primo viaggio di Bárnaba e Paolo a Cipro, il Santo Padre ha pronunciato il suo discorso.
"Fu (...) da questo posto" - ha detto Benedetto XVI - "che il messaggio del Vangelo cominciò a diffondersi in tutto l'impero e la Chiesa, fondata sulla predicazione apostolica, fu capace di piantare radici in tutto il mondo allora conosciuto".
"La Chiesa a Cipro può giustamente andare fiera del proprio collegamento diretto con la predicazione di Paolo, Barnaba e Marco e della comunione nella fede apostolica, che la lega a tutte quelle Chiese che custodiscono la stessa regola della fede. Questa è la comunione, reale, benché imperfetta, che già ora ci unisce, e che ci sospinge a superare le nostre divisioni e a lottare per ripristinare quella piena unione visibile, che è voluta dal Signore per tutti i suoi seguaci".
"La comunione ecclesiale nella fede apostolica è sia un dono, sia un appello alla missione" - ha sottolineato il Papa - "Come Paolo e Barnaba, ogni cristiano mediante il battesimo, è 'riservato' perché porti testimonianza profetica al Signore risorto ed al suo vangelo di riconciliazione, di misericordia e di pace. In tale contesto, l'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si riunirà a Roma nel prossimo ottobre, rifletterà sul ruolo vitale dei cristiani nella regione, li incoraggerà nella loro testimonianza al Vangelo e li aiuterà a promuovere maggior dialogo e cooperazione fra cristiani in tutta la regione. Significativamente, i lavori del Sinodo saranno arricchiti dalla presenza di delegati fraterni di altre Chiese e Comunità cristiane dell'area, quale segno del comune impegno al servizio della parola di Dio e della nostra apertura alla potenza della sua Grazia che riconcilia".
"L'unità di tutti i discepoli di Cristo è un dono da implorare dal Padre, nella speranza che esso rafforzi la testimonianza del Vangelo nel mondo d'oggi. (...) Giusto cento anni orsono, alla Conferenza Missionaria di Edimburgo, l'acuta consapevolezza che le divisioni fra cristiani erano un ostacolo alla diffusione del Vangelo diede origine al movimento ecumenico moderno. Oggi dobbiamo essere grati al Signore, il quale, mediante il suo Spirito, ci ha condotto - specie negli ultimi decenni -a riscoprire la ricca eredità apostolica condivisa da Oriente e da Occidente, e, mediante un dialogo paziente e sincero, a trovare le vie per riavvicinarci l'un l'altro, superando le controversie del passato e guardando ad un futuro migliore".
"La Chiesa in Cipro, che si dimostra essere come un ponte fra l'Oriente e l'Occidente, ha contribuito molto a questo processo di riconciliazione. La via che conduce all'obiettivo della piena comunione non sarà certamente priva di difficoltà, ma la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa di Cipro sono impegnate a progredire sul cammino del dialogo e della cooperazione fraterna".
"Possa lo Spirito Santo" - ha concluso il Pontefice - "illuminare le nostre menti e irrobustire la nostra determinazione, così che insieme possiamo recare il messaggio della salvezza agli uomini e alle donne del nostro tempo, i quali sono assetati di quella verità che porta libertà autentica e salvezza, la verità il cui nome è Gesù Cristo!".
Dopo la recita del Padre Nostro e l'ascolto di un canto bizantino, il Papa è rientrato per alcuni minuti nella Sagrestia ed ha benedetto una targa inaugurale per una nuova "Casa per anziani" realizzata dalla Comunità cattolica latina a Paphos. Infine si è recato in autovettura a Nicosia, capitale dell'Isola.
telegramma per l'assassinio del vescovo luigi padovese
CITTA' DEL VATICANO, 5 GIU. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI, tramite il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Antonio Lucibello, Nunzio Apostolico in Turchia, per l'assassinio, il 3 giugno scorso, a Iskendurun (Turchia), del Vescovo Luigi Padovese, O.F.M.Cap., Vicario Apostolico dell'Anatolia e Presidente della Conferenza Episcopale Turca.
"Profondamente addolorato per l'assassinio del Vescovo Luigi Padovese, Vicario Apostolico dell'Anatolia, il Santo Padre la prega di trasmettere le sue sentite condoglianze e l'assicurazione della sua vicinanza nella preghiera ai vescovi, sacerdoti, religiose i laici della Chiesa in Turchia. Il Papa si unisce a tutti voi nel raccomandare la nobile anima di questo amato Pastore all'infinita misericordia di Dio nostro Padre. Rendiamo grazie per la sua generosa testimonianza del Vangelo, e il suo risoluto impegno per il dialogo e la riconciliazione che hanno caratterizzato la sua vita sacerdotale e il suo ministero episcopale. Insieme a tutti coloro che piangono la morte del Vescovo Padovese, nella speranza che trae la sua certezza dalla risurrezione, Sua Santità di cuore imparte la Sua Benedizione Apostolica in segno di consolazione e fortezza in nostro Signore Gesù Cristo".
TGR/ VIS 20100605 (200)