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Anno 2006

Avvenimenti

COMUNIONE ECCLESIASTICA PATRIARCA ALESSANDRIA DEI COPTI



CITTA' DEL VATICANO, 19 DIC. 2006 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il testo di una Lettera di Papa Benedetto XVI al Cardinale Ignace Moussa I Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, con la quale il Santo Padre nomina il Porporato Suo Delegato alla cerimonia per la conferma della Comunione Ecclesiastica a Sua Beatitudine Antonios Naguib, nuovo Patriarca di Alessandria dei Copti, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.



Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Cattolica Copta, riunito a Il Cairo (Egitto), dal 27 al 30 marzo 2006, dopo aver consultato il Papa, ha accettato la rinuncia di Sua Beatitudine Cardinale Stephanos II Ghattas, Patriarca di Alessandria dei Copti, ed ha eletto il Vescovo Antonios Naguib, nuovo Patriarca di Alessandria dei Copti.



ebrei e cristiani: promozione valori comuni



CITTA' DEL VATICANO, 18 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano i 112 Componenti della Delegazione "B'nai B'rith International" (Figli dell'Alleanza), la più antica organizzazione di volontariato ebraica, fondata nel 1843 a New York.



Salutando i Rappresentanti della "B'nai B'rith International", il Papa ha ricordato che dalla promulgazione, nel 1965, della Dichiarazione del Concilio Vaticano II "Nostra Aetate", i responsabili dell'Organizzazione hanno visitato la Santa Sede in numerose occasioni e "nello spirito di comprensione, rispetto e reciproco apprezzamento che si è sviluppato nelle nostre comunità" - ha detto il Papa - "vi porgo il benvenuto, e attraverso di voi, porgo il benvenuto a tutti coloro che voi rappresentante".



"Molto è stato realizzato negli ultimi quaranta anni nelle relazioni ebraico-cattoliche e dobbiamo ringraziare il Signore per la notevole trasformazione che si è compiuta sulla base del nostro comune patrimonio spirituale. È questo ricco patrimonio di fede che permette alle nostre comunità non solo di stabilire un dialogo, ma anche di operare insieme per il bene della famiglia umana. (...) Gli Ebrei e i Cristiani sono chiamati a lavorare insieme per la guarigione del mondo, promuovendo i valori spirituali e morali radicati nelle nostre convinzioni religiose. Se offriamo un chiaro esempio di proficua collaborazione, la nostra voce nel rispondere alle necessità dell'umanità, sarà molto più convincente".



"In occasione della vostra visita, ribadisco la mia inesauribile speranza e preghiera per la pace in Terra Santa. La pace si raggiungerà solo se sarà un obiettivo comune ad ebrei, cristiani e musulmani, espresso in autentico dialogo interreligioso e in concreti gesti di riconciliazione. Tutti i credenti devono dimostrare che non è l'odio e la violenza, ma la comprensione e la collaborazione pacifica che aprono la porta a quel futuro di giustizia e di pace che è la promessa e il dono di Dio".



elogio ricca tradizione spiritualità alessandrina



CITTA' DEL VATICANO, 15 DIC. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti, nella prima Visita Ufficiale alla Santa Sede, dopo la sua elezione, nel marzo scorso.



Il Papa ha pregato il Patriarca di trasmettere i suoi saluti a tutti i Vescovi, sacerdoti e fedeli del Patriarcato e a Sua Beatitudine il Cardinale Stéphanos II Ghattas, C.M., Patriarca emerito.



"È nella Celebrazione della Divina Liturgia" - ha detto Benedetto XVI - "che meglio si manifesta la comunione nel Cristo, che fa di noi dei fratelli. È là che si esprime in pienezza la comunione fra tutti i cattolici, attorno al Successore di Pietro".



Ricordando che la sede di Alessandria fu nei primi cinque secoli del cristianesimo "il primo Patriarcato dopo Roma", Benedetto XVI ha sottolineato che questa comunità patriarcale "è portatrice di una ricca tradizione spirituale, liturgica e teologica - la tradizione alessandrina - i cui tesori fanno parte del patrimonio della Chiesa" ed ha assicurato il Patriarca della sua preghiera e del suo sostegno "nel 'particolare incarico' che il Concilio Ecumenico Vaticano II affidò alle Chiese Orientali cattoliche: 'Far progredire l'unità di tutti i cristiani, soprattutto dei cristiani orientali'".



Il Patriarcato di Alessandria dei Copti riveste inoltre, ha affermato il Pontefice, "un ruolo importante nel dialogo interreligioso per la promozione della fraternità e della stima fra cristiani e musulmani e fra tutti gli uomini", invitando Sua Beatitudine Naguib a "sviluppare la ricerca teologica e spirituale propria della vostra tradizione".



"Nel mondo attuale, la vostra missione è di grande importanza per i vostri fedeli e per tutti gli uomini" - ha detto ancora il Santo Padre elogiando l'attenzione che il Patriarca ha riservato "all'educazione, umana, spirituale, morale e intellettuale della gioventù attraverso un sistema scolastico e catechistico di qualità, che costituisce un servizio a tutta la società".



Riferendosi alla formazione dei sacerdoti il Papa ha sottolineato che "La vitalità delle comunità cristiane nel mondo di oggi reclama pastori secondo il cuor di Dio che siano veri testimoni del Verbo di Dio e guide per aiutare i fedeli a radicare, sempre più profondamente, la loro vita e la loro missione in Cristo".



"So bene il posto che ricopre la vita consacrata nella vostra Chiesa. Che la povertà, la castità e l'obbedienza vissute secondo i consigli evangelici siano una testimonianza ed un appello alla santità per il mondo di oggi".



CATTOLICI ED ORTODOSSI OFFRONO CONTRIBUTO SPIRITUALE



CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Visita Ufficiale in Vaticano, Sua Beatitudine Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, il quale prima dell'udienza, si è recato in visita alla Basilica Vaticana ed ha pregato sulla tomba di Giovanni Paolo II.



Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato che: "La Grecia e Roma hanno intensificato i loro rapporti all'alba del cristianesimo ed hanno proseguito le loro relazioni, che hanno dato vita a diverse forme di comunità e di tradizioni cristiane nelle regioni del mondo che oggi corrispondono all'Europa Orientale e all'Europa Occidentale. Tali intense relazioni hanno ugualmente contribuito a creare una sorta di osmosi nella formazione delle istituzioni ecclesiali. Tale osmosi - nella salvaguardia delle particolarità disciplinari, liturgiche, teologiche e spirituali delle due tradizioni romana e greca - ha reso proficua l'azione evangelizzatrice della Chiesa e l'inculturazione della fede cristiana".



Ponendo in risalto che "i nostri rapporti attuali proseguono lentamente ma in profondità e con una preoccupazione di autenticità e che sono per noi occasione di riscoprire tutta una nuova gamma di espressioni spirituali ricche di significato e di impegno reciproco", il Papa ha rievocato "la memorabile visita" di Giovanni Paolo II ad Atene nel 2001, che rappresentò "un momento determinante nel progressivo intensificarsi dei nostri contatti e della nostra collaborazione".



Benedetto XVI ha sottolineato che cattolici ed ortodossi "sono chiamati ad offrire il loro contributo culturale e sopratutto spirituale. Essi hanno in effetti il dovere di difendere le radici cristiane del Continente europeo, dalle quali esso è stato modellato nel corso dei secoli, e di permettere così alla tradizione cristiana di continuare a manifestarsi, adoperandosi con tutte le forze a favore della salvaguardia della dignità della persona umana, del rispetto delle minoranze, avendo cura di evitare una uniformità culturale che rischierebbe di provocare la perdita delle immense ricchezze della civiltà. Parimenti occorre lavorare alla salvaguardia dei diritti umani, che comprendono il principio della libertà individuale, in particolare della libertà religiosa; tali diritti sono da promuovere e difendere nell'Unione Europea ed in ogni Paese Membro".



"Conviene sviluppare una collaborazione fra cristiani in ogni Paese dell'Unione europea, in modo da far fronte ai nuovi rischi con i quali deve confrontarsi la fede cristiana: una crescente secolarizzazione, il relativismo e il nichilismo, che apre la strada a comportamenti e perfino a legislazioni che attentano alla dignità inalienabile delle persone e che minacciano istituzioni fondamentali quali il matrimonio. È urgente" - ha concluso il Pontefice - "intraprendere azioni pastorali comuni che costituiranno una testimonianza comune per i nostri contemporanei e ci disporranno a render conto della speranza che è in noi".



DICHIARAZIONE COMUNE SANTO PADRE E S.B. CHRISTODOULOS



CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). Dopo l'incontro privato di questa mattina e lo scambio di discorsi, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos, hanno proceduto alla firma di una Dichiarazione comune in presenza dei Componenti del Seguito dell'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, e dei Rappresentanti cattolici.



"Noi, Benedetto XVI, Papa e Vescovo di Roma, e Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, in questo luogo sacro di Roma (...) desideriamo vivere sempre più intensamente la nostra missione di dare una testimonianza apostolica, di trasmettere la fede (...) e di annunciare la Buona Novella della nascita del Salvatore. (...) È anche nostra responsabilità comune superare, nell'amore e nella verità, le molteplici difficoltà e le esperienze dolorose del passato (...)".



"Il nostro incontro nella carità ci rende consapevoli della nostra missione comune: percorrere insieme la via ardua del dialogo nella verità per ristabilire la piena comunione di fede nel vincolo dell'amore. È così che obbediremo al comandamento divino (...) e che (...) realizzeremo il nostro impegno in questa direzione, seguendo l'esempio apostolico e dando prova di amore reciproco e di spirito di riconciliazione".



"Riconosciamo i passi importanti nel dialogo della carità e nelle decisioni del Concilio Vaticano II in materia di relazioni reciproche. Inoltre auspichiamo che il dialogo teologico bilaterale tragga profitto da questi elementi positivi per formulare proposizioni accettate da una parte e dall'altra nello spirito di riconciliazione (...)".



"Affermiamo all'unanimità la necessità di perseverare nella via di un dialogo teologico costruttivo. Poiché, nonostante le difficoltà constatate, questa via è una delle vie essenziali di cui disponiamo per ristabilire l'unità tanto desiderata (...) come anche per rafforzare la credibilità del messaggio cristiano in un periodo di sconvolgimenti nelle società, che noi sperimentiamo, ma anche di grandi ricerche spirituali, da parte di numerosi nostri contemporanei, preoccupati dalla crescente globalizzazione, che minaccia talvolta l'uomo, anche nella sua esistenza e nel suo rapporto con Dio e con il mondo".



"(...) Rinnoviamo solennemente il nostro desiderio di annunciare al mondo il Vangelo di Gesù Cristo, e specialmente alle nuove generazioni. (...) È molto importante nelle nostre società dove numerose correnti di pensiero allontanano da Dio e non danno senso all'esistenza".



"Pensiamo che le religioni abbiano una missione da compiere nell'assicurare il trionfo della pace nel mondo, esse non devono essere in alcun modo fonte di intolleranza né di violenza. In qualità di guide religiose cristiane, esortiamo insieme tutti i capi religiosi a perseguire e a rafforzare il dialogo interreligioso, ed ad operare per creare una società di pace e di fraternità fra le persone e fra i popoli. Questa è una delle missioni delle religioni (...)".



Il Santo Padre e l'Arcivescovo di Atene riconoscono i progressi impressionanti della scienza, ma esprimono la loro preoccupazione per "le sperimentazioni sugli esseri umani, che non rispettano né la dignità, né l'integrità della persona in tutte le fasi della sua esistenza, dal concepimento alla sua fine naturale". Parimenti il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos domandano "di proteggere più efficacemente, nei nostri paesi, in Europa e in tutto il mondo, i diritti fondamentali dell'uomo, fondati sulla dignità della persona creata a immagine di Dio".



"Desideriamo una feconda collaborazione per far riscoprire a noi contemporanei le radici cristiane del Continente europeo, che hanno forgiato le diverse nazioni e contribuito allo sviluppo di legami sempre più armoniosi fra di esse. Ciò le aiuterà a vivere e a promuovere i valori umani e spirituali fondamentali per le persone e per lo sviluppo delle società stesse"



Il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos invitano i paesi ricchi ad essere solidali con i paesi più svantaggiati. È anche importante" - scrivono nel Documento - "non sfruttare in maniera indiscriminata la creazione, che è opera di Dio. Noi ci appelliamo alle persone che hanno delle responsabilità nella società e a tutti gli uomini di buona volontà affinché tutti si impegnino in una gestione ragionevole e rispettosa della creazione, affinché essa sia gestita correttamente, preoccupandosi della solidarietà verso i popoli che soffrono la fame, e per lasciare alle generazioni future una terra davvero abitabile per tutti".



Nell'ultimo punto della Dichiarazione comune, il Santo Padre e l'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia implorano Dio affinché "conceda a tutti gli uomini il dono della pace, nella carità e nell'unità della famiglia umana".



CITTA' DEL VATICANO, 11 NOV. 2006 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il programma del Viaggio Apostolico del Papa in Turchia, in programma dal 28 novembre al 1° dicembre prossimo.



La partenza del Santo Padre dall'aeroporto romano di Fiumicino è prevista alle ore 9:00 di martedì 28 novembre e, l'arrivo all'aeroporto internazionale Esemboga di Ankara, alle ore 13:00. Alla visita del Papa al Mausoleo di Atatürk seguirà la cerimonia di benvenuto. Dopo la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Benedetto XVI avrà un incontro con il Vice Primo Ministro, con il Presidente per gli Affari Religiosi e con il Corpo Diplomatico.



Mercoledì 29 novembre, ad Efeso, Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa e nel pomeriggio si dirigerà a Istanbul dove è in programma una visita di preghiera alla Chiesa Patriarcale di San Giorgio ed un Incontro privato con Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli.



Il giorno seguente, giovedì 30 novembre, il Papa parteciperà ad una Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio dove Benedetto XVI pronuncerà un discorso e apporrà la firma ad una Dichiarazione Congiunta con Sua Santità Bartolomeo I. Successivamente il Santo Padre si recherà in visita al Museo di Santa Sofia e alla Cattedrale Armena Apostolica, visita seguita da un incontro con Sua Beatitudine il Patriarca Mesrob II.



Lo stesso giorno è in programma un Incontro con il Metropolita Siro-Ortodosso e con il Gran Rabbino della Turchia ed in serata è previsto un incontro e una cena con i Membri della Conferenza Episcopale Cattolica.



Venerdì 1° dicembre, il Papa celebrerà la Santa Messa nella Cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul al termine della quale si recherà all'aeroporto. Al termine della cerimonia di congedo, alle 13:15, il Santo Padre ripartirà alla volta di Roma dove l'arrivo è previsto alle 14:45.



CITTA' DEL VATICANO, 17 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, dedicata al tema: "La situazione ecumenica in cambiamento".



"Viviamo in un periodo di grandi cambiamenti in quasi tutti i settori della vita" - ha affermato il Papa - "non c'è quindi da stupirsi se questo incide anche sulla vita della Chiesa e sulle relazioni fra i cristiani. Va tuttavia detto in partenza che, pur in presenza di mutamenti di situazioni, di sensibilità, di problematiche, lo scopo del movimento ecumenico rimane immutato: 'l'unità visibile della Chiesa'. (...) Il Concilio Vaticano II considerò come uno dei suoi principali intenti il ristabilimento della piena unità fra tutti i cristiani (cfr 'Unitatis redintegratio', 1). È, questo, anche il mio intento".



Benedetto XVI ha ricordato: "Ho davanti agli occhi l'immagine dell'Aula del Concilio, dove gli Osservatori delegati delle altre Chiese e Comunità ecclesiali stavano attenti, ma silenziosi. Questa immagine ha fatto posto nei decenni successivi alla realtà di una Chiesa in dialogo con tutte le Chiese e Comunità ecclesiali di Oriente e di Occidente. Il silenzio si è trasformato in parola di comunione. Un enorme lavoro è stato compiuto a livello universale e a livello locale. La fraternità fra tutti i cristiani è stata riscoperta e ristabilita come condizione di dialogo, di cooperazione, di preghiera comune, di solidarietà".



Successivamente il Papa ha ricordato l'impegno ecumenico di Giovanni Paolo II e l'Enciclica 'Ut unum sint' che il Predecessore dedicò all'argomento: "Come non ricordare l'esperienza di comunione vissuta con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali venuti da ogni continente per prendere parte ai funerali dell'indimenticabile Papa Giovanni Paolo II ed anche all'inaugurazione del mio Pontificato? La condivisione del dolore e della gioia è segno visibile della nuova situazione creata tra i cristiani".



Enumerando alcuni degli avvenimenti degli ultimi decenni che hanno avuto ripercussioni anche sull'ecumenismo, il Santo Padre ha affermato: "Molte delle venerate Chiese d'Oriente, al tempo del Concilio, vivevano in condizioni di oppressione ad opera di regimi dittatoriali. Oggi esse hanno ricuperato la libertà e sono impegnate in un ampio processo di riorganizzazione e di rivitalizzazione. (...) La parte orientale e quella occidentale dell'Europa si stanno riavvicinando; questo stimola le Chiese a coordinare i loro sforzi per la salvaguardia della tradizione cristiana e per l'annuncio del Vangelo alle nuove generazioni".



"Fortunatamente" - ha proseguito il Pontefice - "dopo un periodo di molteplici difficoltà, il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse ha preso nuovo slancio. (...) Anche con le Comunità ecclesiali d'Occidente, abbiamo vari dialoghi bilaterali, aperti ed amichevoli, che registrano progressi" ed al riguardo il Papa ha menzionato la "Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione", firmata con la Federazione Luterana Mondiale, alla quale ha dato il proprio assenso anche il Consiglio Mondiale Metodista.



Tuttavia permangono ostacoli quali "la difficoltà di trovare una comune concezione sul rapporto fra il Vangelo e la Chiesa e, in relazione a ciò, sul mistero della Chiesa e della sua unità e sulla questione del ministero nella Chiesa. Nuove difficoltà sono poi apparse in campo etico, con la conseguenza che le differenti posizioni assunte dalle Confessioni cristiane sulle attuali problematiche ne hanno ridotto l'incidenza orientativa nei confronti dell'opinione pubblica".



"Ciò che, comunque, va innanzitutto promosso" - ha ribadito il Papa a conclusione del suo discorso - "è l'ecumenismo dell'amore, che discende direttamente dal comandamento nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli. L'amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi. (...) Va poi intensificata la formazione ecumenica partendo dai fondamenti della fede cristiana, cioè dall'annuncio dell'amore di Dio che si è rivelato nel volto di Gesù Cristo e contemporaneamente in Cristo ha svelato l'uomo all'uomo e gli ha fatto comprendere la sua altissima vocazione".



CITTA' DEL VATICANO, 21 NOV. 2006 (VIS). Un Comunicato del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani rende noto che l'Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana, S.G. Dottor Rowan Williams, compirà una visita ufficiale al Santo Padre dal 21 al 26 novembre.



S.G. l'Arcivescovo Williams, accompagnato dalla consorte e dal figlio, guida una Delegazione composta di otto persone, e, la sua visita a Roma coincide con "il quarantesimo anniversario dell'incontro di Papa Paolo VI e dell'Arcivescovo Michael Ramsey (22-24 marzo 1966)" ed intende "esprimere l'importanza che la Comunione Anglicana attribuisce alle relazioni con la Chiesa Cattolica e al dialogo teologico intrapreso con la creazione, annunciata da Paolo VI e da Michael Ramsey della 'Anglican - Roman Catholic International Commission' (ARCIC)".



Momento più saliente della visita dell'Arcivescovo di Canterbury sarà l'incontro privato con il Santo Padre, giovedì 23 novembre, che sarà poi esteso ai membri della Delegazione e ai rappresentanti cattolici, guidati dal Cardinale Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster, che accompagnano l'Arcivescovo Williams a Roma.



Dopo l'udienza, Papa Benedetto XVI e il Primate Williams si recheranno insieme nella Cappella 'Redemptoris Mater' del Palazzo Apostolico per la Recita dell'Ora Media.



Il 22 novembre, l'Arcivescovo Williams e il Cardinale Walter Kasper, si recheranno nella Cappella Sistina, per un momento di raccoglimento e preghiera e per ricordare l'incontro avvenuto in quel luogo, quarant'anni fa, tra Paolo VI e Michael Ramsey.



Il 24 novembre nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva avrà luogo una celebrazione ecumenica dei Vespri.



Durante la visita l'Arcivescovo ed il Cardinale Kasper avranno modo di intrattenersi ampiamente sui nuovi sviluppi nelle relazioni cattoliche-anglicane, sulla programmazione ed i contenuti del nuovo ciclo di dialogo dell'ARCIC, dopo la pubblicazione dell'ultimo documento della Commissione "Mary: Grace and Hope in Christ" (maggio 2005), sui lavori della Commissione istituita nel 2000 "International Anglican - Roman Commission for Unity and Mission" (IARCCUM) e sulla situazione ecumenica in generale.



In occasione della visita si terranno anche le "Informal Talks", un incontro annuale di reciproca informazione, coordinamento delle iniziative di dialogo e scambio.



La visita dell'Arcivescovo coincide anche con la celebrazione del quarantesimo anniversario di fondazione dello "Anglican Centre" a Roma, che svolge una benemerita attività per favorire l'incontro e la reciproca conoscenza tra cattolici ed anglicani. L'attuale Direttore, il Vescovo John Flack, rappresentante della Comunione Anglicana presso la Santa Sede, fa parte del seguito che accompagna l'Arcivescovo Rowan Williams nella sua visita.



Prima di lasciare Roma, domenica 26 novembre, S.G. l'Arcivescovo Williams presiederà nel pomeriggio di quel giorno una Liturgia anglicana nella Basilica di Santa Sabina all'Aventino.



CITTA' DEL VATICANO, 23 NOV. 2006 (VIS). Al termine dell'incontro privato e dello scambio di discorsi di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Grazia Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, Primate della Comunione Anglicana, hanno firmato una Dichiarazione Comune in presenza dei Membri della Delegazione anglicana e dei Rappresentanti cattolici, questi ultimi guidati dal Cardinale Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster, che ha accompagnato a Roma il Primate della Comunione Anglicana.



Il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Grazia l'Arcivescovo Rowan Williams ricordano nel Documento che 40 anni orsono i Predecessori Papa Paolo VI e l'Arcivescovo Michael Ramsey vollero "instaurare un dialogo in cui questioni che erano state motivo di divergenza nel passato fossero affrontate in una nuova prospettiva di verità e amore".



"L'autentico ecumenismo" - scrivono nella Dichiarazione comune - "va oltre il dialogo teologico; esso tocca la nostra vita spirituale e la nostra comune testimonianza. Lo sviluppo del dialogo ha permesso a molti cattolici ed anglicani di trovare l'uno nell'altro un amore per Cristo che ci invita ad una collaborazione e ad un servizio pratico".



"La Commissione Anglicana-Romano Cattolica Internazionale per l'Unità e la Missione (IARCCUM) si è impegnata nell'analisi dei modi più appropriati nei quali la missione condivisa di proclamare al mondo una nuova vita in Cristo possa progredire e svilupparsi. Il loro rapporto (...) recentemente completato è stato sottoposto per una revisione all'Ufficio della Comunione Anglicana e al Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e noi esprimiamo la nostra gratitudine per il loro lavoro".



Sottolineando che "in questo incontro fraterno celebriamo il bene derivato da questi anni di dialogo", il Santo Padre e l'Arcivescovo Williams affermano che: "È urgente pertanto che nel rinnovare il nostro impegno di seguire la via verso la comunione piena e visibile nella verità e nell'amore di Cristo, noi ci impegniamo parimenti a continuare il nostro dialogo e ad affrontare le importanti questioni inerenti all'emergere di fattori ecclesiologici ed etici che rendono quel viaggio più difficile ed arduo".



"Di fronte alle sfide del nuovo millennio, noi riaffermiamo il nostro impegno pubblico ad annunciare la Rivelazione della vita divina unicamente manifestata da Dio nella divinità ed umanità di Nostro Signore Gesù Cristo. Noi crediamo che è attraverso Cristo e i mezzi di salvezza che noi troviamo in Lui che la salvezza e la riconciliazione sono offerti a noi e al mondo intero".



Benedetto XVI e il Primate della Comunione Anglicana riconoscono che: "Vi sono molte ambiti di testimonianza e di servizio (...) che esigono una nostra più stretta collaborazione: il perseguimento della pace in Terra Santa e in altre parti del mondo colpite da conflitti e dalla minaccia del terrorismo; la promozione del rispetto della vita dal concepimento fino alla morte naturale; la protezione della santità del matrimonio e il benessere dei bambini nel contesto di una sana vita familiare; l'assistenza dei poveri, degli oppressi e dei più vulnerabili, specialmente coloro che sono perseguitati a causa della loro fede; l'affrontare gli effetti negativi del materialismo; e la difesa della creazione e dell'ambiente. Noi ci impegniamo anche nel dialogo interreligioso mediante il quale possiamo insieme raggiungere i nostri fratelli e sorelle non cristiani".



Al termine della Dichiarazione Comune, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Cappella "Redemptoris Mater", la Celebrazione dell'Ora Media alla quale ha partecipato Sua Grazia il Dr. Rowan Williams, con la Delegazione al Seguito.



curare ferite separazione e ricostruire unità cristiani



CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2006 (VIS). Al termine della visita al Museo di Santa Sofia e alla Moschea Blu, dove ha condiviso con il Gran Mufti un momento di raccoglimento, il Papa Benedetto XVI è giunto al Patriarcato Armeno Apostolico di Istanbul, che è sotto la giurisdizione del Catholicos di Etchmiadzin, Sua Santità Karekin II, per assistere alla Celebrazione della Parola nella Cattedrale della Santa Madre di Dio.



Papa Benedetto XVI è stato accolto da Sua Beatitudine il Patriarca Mesrob II, il quale già a capo di una processione, ha accompagnato il Papa e il Seguito all'interno della Cattedrale di Santa Maria. Al termine della preghiera e del discorso del Patriarca, il Santo Padre ha rivolto ai presenti un breve discorso.



"Con grande affetto saluto l'intera comunità armena apostolica" - ha detto Benedetto XVI - "a cui Ella presiede come pastore e padre spirituale. Estendo il mio saluto fraterno anche a Sua Santità Karekin II, Catholicos della Santa Etchmiadzin, e alla gerarchia della Chiesa Armena Apostolica. Rendo grazie a Dio per la fede e la testimonianza cristiana del popolo armeno, trasmesse da una generazione all'altra, spesso in circostanze davvero tragiche come quelle sperimentate durante il secolo passato".



"Il nostro incontro è ben più che un semplice gesto di cortesia ecumenica e di amicizia." - ha sottolineato il Papa - "È un segno della nostra speranza condivisa nelle promesse di Dio e del nostro desiderio di vedere adempiuta la preghiera che Gesù elevò per i suoi discepoli alla vigilia della sua passione e morte: 'Perché tutti siano una cosa sola'. (...) Le tragiche divisioni che, lungo il tempo, sono sorte fra i seguaci di Cristo contraddicono apertamente alla volontà del Signore, sono di scandalo al mondo e danneggiano la santissima causa della predicazione del Vangelo a ogni creatura. Proprio mediante la testimonianza della propria fede e del proprio amore, i cristiani sono chiamati ad offrire un segno raggiante di speranza e di consolazione a questo mondo, così segnato da conflitti e da tensioni".

"Dobbiamo perciò continuare a fare tutto il possibile per curare le ferite della separazione ed affrettare l'opera di ricostruzione dell'unità dei cristiani" - ha affermato Benedetto XVI elevando "un sentito grazie al Signore per la sempre più profonda relazione fraterna sviluppatasi fra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica".



A conclusione del suo discorso il Papa ha citato le parole del Dottore della Chiesa Armena del XIII secolo Nerses di Lambron: "'Ora, poiché tutti abbiamo bisogno della pace con Dio, facciamo sì che l'armonia tra fratelli ne sia il fondamento'. Queste parole di Nerses non hanno perduto niente del loro potere" - ha concluso il Pontefice esortando a continuare "a pregare insieme per l'unità di tutti i cristiani, così che, ricevendo tale dono dall'alto con cuori disponibili, noi possiamo essere testimoni sempre più convincenti della verità del Vangelo e migliori servitori della missione della Chiesa".



Al termine della cerimonia è stata svelata una lapide a forma di croce armena con iscrizioni in lingua latina ed armena a ricordo della visita alla Cattedrale dei tre Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.




CITTA' DEL VATICANO, 23 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza Sua Grazia il Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana, la cui visita in Vaticano coincide con il quarantesimo anniversario dell'incontro di Papa Paolo VI e dell'Arcivescovo Michael Ramsey (22-24 marzo 1966).



Il Santo Padre ha ricordato la lunga storia delle relazioni fra la Sede di Roma e la Sede di Canterbury, risalente a più di 1.400 anni orsono ed ha ringraziato l'Arcivescovo Williams e gli altri Rappresentanti della Comunione Anglicana per la loro presenza alla Liturgia esequiale di Giovanni Paolo II e per la partecipazione all'inaugurazione del suo Pontificato.



"Molte cose vi sono in questi ultimi quaranta anni nei quali si sono sviluppati i nostri rapporti per le quali dobbiamo essere grati" - ha detto il Pontefice citando "il lavoro della Commissione del dialogo teologico", "l'amicizia ed i rapporti positivi esistenti in molti luoghi fra Anglicani e Cattolici che hanno contribuito a creare un nuovo contesto nella nostra testimonianza condivisa al Vangelo di Gesù". Benedetto XVI ha ricordato anche le visite dei Primati Anglicani alla Santa Sede e la riunione dell'Episcopato anglicano e cattolico a Mississauga (Canada), nel maggio 2000, durante la quale si concordò la costituzione di una Commissione Episcopale Mista per discernere i modi più appropriati di esprimere i progressi compiuti nella vita ecclesiale".



"Nel contesto attuale, tuttavia, e specialmente nel mondo occidentale secolarizzato" - ha proseguito il Pontefice - "molte sono le influenze negative e le pressioni che interessano i cristiani e le comunità cristiane. (...) Recenti sviluppi, specialmente quelli concernenti il ministero ordinato e certi insegnamenti morali, hanno colpito non solo i rapporti interni alla Comunione Anglicana ma anche le relazioni fra la Comunione Anglicana e la Chiesa Cattolica".



"Crediamo che tali questioni, attualmente all'esame della Comunione Anglicana" - ha proseguito Papa Benedetto XVI - "siano di vitale importanza per la predicazione del Vangelo nella sua integrità e che le nostre attuali discussioni prefigurano il futuro dei nostri rapporti. È da auspicare che il dialogo teologico, che ha registrato non insignificanti gradi di accordo su queste ed altri importanti questioni teologiche, proceda con serietà".



"Il mondo ha bisogno della nostra testimonianza e della forza che proviene da una proclamazione unitaria del Vangelo" - ha concluso il Santo Padre - "Per questo motivo, ed anche fra le attuali difficoltà, è importante che noi continuiamo il nostro dialogo teologico".




CITTA' DEL VATICANO, 28 NOV. 2006 (VIS). Alle 16:30 (ora locale) di oggi pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI, giunto alla Presidenza per gli Affari Religiosi - "Diyanet", ha avuto un incontro con il Signor Ali Bardakoglu, Presidente per gli Affari Religiosi e con diverse personalità della comunità islamica turca, fra i quali il Gran Mufti di Ankara e il Gran Mufti di Istanbul.



Il Papa ha salutato "tutti i musulmani della Turchia con particolare stima ed affettuosa considerazione" e, ricordando che il Paese "è molto caro ai cristiani: molte delle primitive comunità della Chiesa furono fondate qui e vi raggiunsero la maturità, ispirate dalla predicazione degli Apostoli, particolarmente di San Paolo e di San Giovanni", ha affermato: "Questa nobile terra ha visto, inoltre, una ragguardevole fioritura della civiltà islamica nei più svariati campi, inclusa la letteratura e l'arte, come pure le istituzioni. Vi sono tantissimi monumenti cristiani e musulmani che testimoniano il glorioso passato della Turchia. Voi ne andate giustamente fieri".



Benedetto XVI ha sottolineato di essersi preparato alla visita in Turchia "con i medesimi sentimenti espressi" dal Predecessore Beato Giovanni XXIII, "quando giunse qui come Arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli, per adempiere l'incarico di Rappresentante Pontificio ad Istanbul" ed "apprezzò le qualità naturali di questo Popolo, che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione" ed ha anche ripetuto le parole di Giovanni Paolo II che, in occasione della sua visita in Turchia, nel 1979, disse: "Mi domando se non sia urgente, proprio oggi in cui i cristiani e i musulmani sono entrati in un nuovo periodo della storia, riconoscere e sviluppare i vincoli spirituali che ci uniscono, al fine di promuovere e difendere insieme i valori morali, la pace e la libertà".



"Tali questioni" che hanno continuato a presentarsi negli anni successivi, ha proseguito il Pontefice - "ci sospingono a portare avanti il nostro dialogo come un sincero scambio tra amici. (...) I cristiani e i musulmani, seguendo le loro rispettive religioni, richiamano l'attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità della persona. È questa la base del nostro reciproco rispetto e stima, questa è la base per la collaborazione al servizio della pace fra nazioni e popoli".



"I cristiani e i musulmani appartengono alla famiglia di quanti credono nell'unico Dio e che, secondo le rispettive tradizioni, fanno riferimento ad Abramo. (...) Questa unità umana e spirituale nelle nostre origini e nei nostri destini ci sospinge a cercare un comune itinerario mentre facciamo la nostra parte in quella ricerca di lavori fondamentali che è così caratteristica delle persone del nostro tempo. Come uomini e donne di religione, siamo posti di fronte alla sfida della diffusa aspirazione alla giustizia, allo sviluppo, alla solidarietà, alla libertà, alla sicurezza, alla pace, alla difesa dell'ambiente e delle risorse della terra. Ciò perchè anche noi, mentre rispettiamo la legittima autonomia delle cose temporali, abbiamo un contributo specifico da offrire nella ricerca di soluzioni adatte a tali pressanti questioni".



"In particolare, possiamo offrire una risposta credibile alla questione che emerge chiaramente dalla società odierna, (...) riguardante il significato e lo scopo della vita, per ogni individuo e per l'intera umanità" - ha proseguito il Pontefice. - "Siamo chiamati ad operare insieme, così da aiutare la società ad aprirsi al trascendente, riconoscendo a Dio Onnipotente il posto che Gli spetta. Il modo migliore per andare avanti è quello di un dialogo autentico fra cristiani e musulmani, basato sulla verità ed ispirato dal sincero desiderio di conoscerci meglio l'un l'altro, rispettando le differenze e riconoscendo quanto abbiamo in comune".



Il Papa ha citato "Come esempio del rispetto fraterno" di tale collaborazione, le parole di encomio rivolte da Papa Gregorio VII, nel 1076, ad un principe musulmano che aveva agito con grande benevolenza verso i cristiani sotto la sua giurisdizione. Papa Gregorio VII parlò della "speciale carità che cristiani e musulmani si devono reciprocamente poiché 'noi crediamo e confessiamo un solo Dio, anche se in modo diverso, ogni giorno lo lodiamo e veneriamo come Creatore dei secoli e governatore di questo mondo'".



"La libertà di religione" - ha detto ancora il Pontefice - "garantita istituzionalmente ed effettivamente rispettata, sia per gli individui come per le comunità, costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo all'edificazione della società, in atteggiamento di autentico servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei poveri".



Infine il Papa ha concluso il suo discorso dando lode "all'Onnipotente e Misericordioso Iddio per questa felice occasione che ci consente di trovarci insieme nel suo nome" ed auspicando che "possiamo giungere a conoscerci meglio rafforzando i vincoli di affetto fra di noi, nel comune desiderio di vivere insieme in armonia, in pace nella vicendevole fiducia".




CITTA' DEL VATICANO, 28 NOV. 2006 (VIS). Alle 17:30 di oggi, presso la sede della Nunziatura Apostolica di Ankara, ha avuto luogo l'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i Membri del Corpo Diplomatico accreditati in Turchia.

Affermando di essere giunto in Turchia "come amico e come apostolo del dialogo e della pace", il Papa ha sottolineato che: "La vera pace ha bisogno della giustizia, per correggere le disuguaglianze economiche e i disordini politici che sono sempre dei fattori di tensioni e minacce in tutta la società".



È insufficiente rispettare e sostenere "le decisioni delle Istituzioni internazionali (...) per prevenire i conflitti e per mantenere, grazie a forze di interposizione, zone di neutralità fra i belligeranti" - ha ribadito il Papa - "se non si giunge al vero dialogo, cioè alla concertazione tra le esigenze delle parti coinvolte, al fine di giungere a soluzioni politiche accettabili e durature, rispettose delle persone e dei popoli. Penso, in modo particolare, al conflitto del Medio Oriente, che perdura in modo inquietante pesando su tutta la vita internazionale, con il rischio di veder espandersi conflitti periferici e diffondersi le azioni terroristiche; saluto gli sforzi di numerosi Paesi che si sono impegnati oggi nella ricostruzione della pace in Libano, e fra di essi la Turchia".



"Faccio appello ancora una volta, davanti a voi, Signore e Signori Ambasciatori, alla vigilanza della comunità internazionale perché non si sottragga alle sue responsabilità e dispieghi tutti gli sforzi necessari per promuovere, tra tutte le parti in causa, il dialogo, che solo permette di assicurare il rispetto verso gli altri, pur salvaguardando gli interessi legittimi e rifiutando il ricorso alla violenza".



Benedetto XVI ha posto in rilievo inoltre che: "La Costituzione turca riconosce ad ogni cittadino i diritti alla libertà di culto e alla libertà di coscienza. È compito delle Autorità civili in ogni Paese democratico garantire la libertà effettiva di tutti i credenti e permettere loro di organizzare liberamente la vita della propria comunità religiosa. Ovviamente, mi auguro che i credenti, a qualsiasi comunità religiosa appartengano, continuino a beneficiare di tali diritti, nella certezza che la libertà religiosa è una espressione fondamentale della libertà umana e che la presenza attiva delle religioni nella società è un fattore di progresso e di arricchimento per tutti. Ciò implica, certo, che le religioni per parte loro non cerchino di esercitare direttamente un potere politico, poiché a questo non sono chiamate e, in particolare, che rinuncino assolutamente a giustificare il ricorso alla violenza come espressione legittima della pratica religiosa".



"Saluto a questo proposito la comunità cattolica di questo Paese" - ha proseguito il Pontefice - "poco numerosa ma molto desiderosa di partecipare nel modo migliore allo sviluppo del Paese, specialmente attraverso l'educazione dei giovani, l'edificazione della pace e l'armonia tra tutti i cittadini".



Riferendosi all'importanza del dialogo, il Papa ha affermato: "Abbiamo assolutamente bisogno di un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture" che "deve permettere alle diverse religioni di conoscersi meglio e di rispettarsi reciprocamente, al fine di agire sempre più al servizio delle aspirazioni più nobili dell'uomo, che è alla ricerca di Dio e della felicità".



"Desidero, per parte mia, di poter dire nuovamente durante questo viaggio in Turchia tutta la mia stima per i musulmani, invitandoli a continuare ad impegnarsi insieme, grazie al reciproco rispetto, in favore della dignità di ogni essere umano e per la crescita di una società dove la libertà personale e l'attenzione nei confronti dell'altro permettano a ciascuno di vivere nella pace e nella serenità".



"Sicuramente, il riconoscimento del ruolo positivo che svolgono le religioni in seno al corpo sociale può e deve spingere le nostre società ad approfondire sempre di più la loro conoscenza dell'uomo e a rispettarne sempre meglio la dignità, ponendolo al centro dell'azione politica, economica, culturale e sociale. Il nostro mondo deve prendere coscienza sempre più del fatto che tutti gli uomini sono profondamente solidali ed invitarli a porre in risalto le loro differenze storiche e culturali non per scontrarsi ma per rispettarsi reciprocamente".



Papa Benedetto XVI ha sottolineato anche che: "La voce della Chiesa sulla scena diplomatica si caratterizza sempre per la volontà, contenuta nel Vangelo, di servire la causa dell'uomo, ed io mancherei a questo obbligo fondamentale se non richiamassi di fronte a voi la necessità di porre la dignità umana sempre più al centro delle nostre preoccupazioni. Lo sviluppo straordinario delle scienze e delle tecniche che il mondo oggi conosce, con le conseguenze quasi immediate per la medicina, l'agricoltura e la produzione di risorse alimentari, ma ugualmente per la comunicazione del sapere, non deve essere perseguito senza finalità e senza riferimenti, dato che si tratta della nascita dell'uomo, della sua educazione, della sua maniera di vivere e di lavorare, della sua vecchiaia e della sua morte".



"Formulo voti" - ha concluso il Pontefice - "affinché l'intesa fra le nazioni, da voi rispettivamente servite, contribuisca sempre di più a far crescere l'umanità dell'uomo, creato ad immagine di Dio. Un così nobile obiettivo richiede il concorso di tutti. È per questo che la Chiesa cattolica intende rafforzare la collaborazione con la Chiesa ortodossa e io auspico vivamente che il mio prossimo incontro con il Patriarca Bartolomeo I al Fanar vi contribuisca efficacemente".




CITTA' DEL VATICANO, 29 NOV. 2006 (VIS). Alle 8:00 di questa mattina il Santo Padre è partito in aereo da Ankara alla volta di Izmir da dove, in automobile, ha raggiunto Efeso.



Antica città sulla costa dell'Asia Minore, Efeso è una delle più note località archeologiche del Mediterraneo ed attualmente conta 18.000 abitanti. Fra i suoi insigni monumenti il Tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico. Fu anche uno dei centri del nascente cristianesimo e qui trascorse tre anni l'Apostolo Paolo. La presenza e la morte di San Giovanni Evangelista ad Efeso ispirò la costruzione di una grande Basilica, voluta da Giustiniano, che attirò folle di pellegrini. Infine, Efeso è nota per il Concilio Ecumenico che nel 431 solennemente proclamò la divina maternità di Maria.



Il Santuario di Meryem Ana Eví (Casa della Madre Maria), dista 4 chilometri da Efeso, dove il Papa ha incontrato la comunità cattolica residente in Turchia. La città è un centro di culto mariano unico al mondo, sebbene non esistano prove archeologiche che Maria abbia effettivamente vissuto ad Efeso, tranne una notizia del I secolo secondo la quale vi abitò con Giovanni Evangelista e una testimonianza siriana del XIII secolo. Il Santuario è frequentato non soltanto da cristiani, ma anche da fedeli musulmani che qui si recano per venerare "Meryem Ana", la Madre Maria, prima di recarsi in pellegrinaggio alla vicina Moschea di Isa Bey.



Alle 11:30 il Santo Padre Benedetto XVI è giunto al Convento dei Frati Cappuccini del Santuario e dopo una breve sosta nella Cappella del Convento, si è recato nella Sacrestia, allestita all'interno della Casa della Madonna. Alle 12:00 ha avuto inizio la Santa Messa. Nell'omelia il Papa ha reso grazie a Dio per la "divina maternità di Maria" ed ha affermato che: "In questo luogo, uno dei più cari alla Comunità cristiana, sono venuti in pellegrinaggio i miei venerati predecessori i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II" e "un altro mio Predecessore che in questo Paese non è stato da Papa", il Beato Giovanni XXIII, Rappresentante Pontificio in Turchia dal 1935 al 1944.



Giovanni XXIII, ha detto Benedetto XVI, "ha lasciato in dono alla Chiesa e al mondo un atteggiamento spirituale di ottimismo cristiano, fondato su una fede profonda e una costante unione con Dio. Animato da tale spirito, mi rivolgo a questa nazione e, in modo particolare, al 'piccolo gregge' di Cristo che vive in mezzo ad essa, per incoraggiarlo e manifestargli l'affetto della Chiesa intera".



Ricordando la Lettera di San Paolo agli Efesini, testo che contiene l'espressione scelta quale motto del Viaggio Apostolico in Turchia, 'Egli, Cristo, è la nostra pace', Papa Benedetto XVI ha affermato: "L'Apostolo spiega in quale senso, veramente imprevedibile, la pace messianica si sia realizzata nella Persona stessa di Cristo e nel suo mistero salvifico. Lo spiega scrivendo, mentre si trova prigioniero, alla comunità cristiana che abitava qui, a Efeso: (...) L'Apostolo augura 'grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo' . 'Grazia' è la forza che trasforma l'uomo e il mondo; 'pace' è il frutto maturo di tale trasformazione. Cristo è la grazia; Cristo è la pace".



Benedetto XVI precisa che San Paolo scrive, riguardo al rapporto tra Giudei e Gentili, che Cristo "'ha fatto dei due un popolo solo': affermazione, questa, che si riferisce (...) in ordine al mistero della salvezza eterna; affermazione, però, che può anche estendersi, su piano analogico, alle relazioni tra popoli e civiltà presenti nel mondo. Cristo 'è venuto ad annunziare pace', non solo tra ebrei e non ebrei, bensì tra tutte le nazioni, perché tutte provengono dallo stesso Dio, unico Creatore e Signore dell'universo".



"Da questo lembo della Penisola anatolica, ponte naturale tra continenti, invochiamo" - ha esclamato il Papa - "pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo 'santa', e che tale è ritenuta sia dai cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un popolo che diventasse benedizione per tutte le genti. Pace per l'intera umanità! Possa presto realizzarsi la profezia di Isaia: 'Forgeranno le loro spade in vomeri, / le loro lance in falci; / un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, / non si eserciteranno più nell'arte della guerra'".



"Di questa pace universale abbiamo tutti bisogno; di questa pace la Chiesa è chiamata ad essere non solo annunciatrice profetica ma, più ancora, 'segno e strumento'" - ha proseguito il Pontefice - "Proprio in questa prospettiva di universale pacificazione, più profondo ed intenso si fa l'anelito verso la piena comunione e concordia fra tutti i cristiani".



"All'odierna celebrazione sono presenti fedeli cattolici di diversi Riti, e questo è motivo di gioia e di lode a Dio. Tali Riti, infatti, sono espressione di quella mirabile varietà di cui è adornata la Sposa di Cristo, purché sappiano convergere nell'unità e nella comune testimonianza".



"Cari fratelli e sorelle" - ha concluso il Pontefice - "con questa visita ho voluto far sentire l'amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il 'magnificat' della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l'umiltà della sua serva. Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano Don Andrea Santoro, (assassinato nel febbraio scorso mentre era raccolto in preghiera nella Chiesa di Trebisonda, n.d.r.), che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione".



Nel pomeriggio il Papa lascerà Izmir diretto a Istanbul dove incontrerà il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I.



visita chiesa patriarcale di san giorgio



CITTA' DEL VATICANO, 29 NOV. 2006 (VIS). Giunto nel pomeriggio ad Istanbul, proveniente da Izmir, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in automobile al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, centro dell'Ortodossia in tutto il mondo, dove era ad accoglierlo Sua Santità Bartolomeo I.



Il Patriarca Ecumenico è "primus inter pares" rispetto agli altri Patriarchi dell'Ortodossia ed il primato di Costantinopoli incarna canonicamente l'unità dell'Ortodossia e ne coordina le attività. La sua giurisdizione ecclesiastica comprende, oltre a Istanbul, quattro diocesi turche, il Monte Athos, Creta, Patmos e le isole del Dodecanneso e, in seguito ad emigrazioni, Diocesi nell'Europa Centrale, Occidentale, nelle Americhe, in Pakistan e Giappone. Infine, fanno capo al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli gli ortodossi di tutto il mondo, in quei territori non soggetti alla diretta giurisdizione degli altri Patriarcati ortodossi.



La sede del Patriarcato è stata per secoli accanto alla Cattedrale di Santa Sofia. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, è stata trasferita in altri quartieri di Istanbul, e si trova dal 1601 nel quartiere di Fanar.



La Chiesa Patriarcale di San Giorgio, del 1720, sorge accanto al Patriarcato. L'edificio sacro sprovvisto di cupola, secondo la regola stabilita dagli Ottomani dopo la conquista della Città, essendo la cupola ritenuta appannaggio esclusivo delle moschee e degli edifici legati alla tradizione islamica, custodisce le reliquie di alcune della più venerate sante dell'Antica Costantinopoli, come Eufemia di Calcedonia e parte delle reliquie dei Santi Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo consegnate da Giovanni Paolo II al Patriarca Bartolomeo I nel novembre 2004.



Alle 19:30, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Santità Bartolomeo I hanno partecipato ad un servizio di preghiera nella Chiesa patriarcale.



Dopo un discorso del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Benedetto XVI ha detto alcune parole.



"Mi è di grande gioia essere fra di voi, fratelli in Cristo, in questa Chiesa Cattedrale" - ha detto Papa Benedetto XVI - "mentre preghiamo insieme il Signore e ricordiamo gli importanti eventi che hanno sostenuto il nostro impegno per lavorare alla piena unità di cattolici e ortodossi. Desidero, anzitutto, ricordare la coraggiosa decisione di rimuovere la memoria degli anatemi del 1054".



Sottolineando che "le nuove relazioni fra le Chiese di Roma e Costantinopoli si sono sviluppate sul fondamento del reciproco amore", il Santo Padre ha affermato: "Segni di questo amore sono stati evidenti in numerose dichiarazioni di impegno condiviso e di molti gesti colmi di significato".



"Mi rallegro, inoltre" - ha proseguito il Pontefice - "di essere in questa terra così strettamente collegata con la fede cristiana, dove molte Chiese fiorirono nei tempi antichi. Penso alle esortazioni di San Pietro alle primitive comunità cristiane 'nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia', e la ricca messe di martiri, di teologi, di pastori, di monaci, e di santi uomini e donne che queste Chiese hanno generato attraverso i secoli".



San Gregorio di Nazianzo e San Giovanni Crisostomo, ha aggiunto il Papa, le cui reliquie riposano nella Basilica di San Pietro in Vaticano, e parte nella Cattedrale di San Giorgio, "sono degni intercessori per noi davanti al Signore".



"In questa parte del mondo orientale si sono tenuti i sette Concili Ecumenici che Ortodossi e Cattolici riconoscono come autorevoli per la fede e la disciplina della Chiesa. Essi costituiscono permanenti pietre miliari e guide lungo il cammino verso la piena unità".



Il Papa ha concluso il suo breve discorso con l'auspicio: "Che questo incontro rafforzi il nostro mutuo affetto e rinnovi il nostro comune impegno a perseverare nell'itinerario che porta alla riconciliazione e alla pace delle Chiese".



Al termine della cerimonia, Benedetto XVI si è diretto alla "Casa Roncalli", residenza e sede della Delegazione Apostolica in Turchia, dove il Delegato Apostolico Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, soggiornò dal 1935 al 1944.




ROMA E COSTANTINOPOLI CONDIVIDONO CHIAMATA APOSTOLICA



CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha assistito alla Divina Liturgia celebrata nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio nel Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che festeggia oggi il Santo Patrono, Andrea Apostolo. Il Papa è stato accolto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, che dopo le letture, ha tenuto un discorso al quale è seguito l'intervento del Santo Padre.



"Oggi, in questa Chiesa Patriarcale di San Giorgio" - ha detto Papa Benedetto XVI - "siamo in grado di sperimentare ancora una volta la comunione e la chiamata dei due fratelli, Simon Pietro e Andrea, nell'incontro fra il Successore di Pietro e il suo Fratello nel ministero episcopale, il capo di questa Chiesa, fondata secondo la tradizione dall'Apostolo Andrea. Il nostro incontro fraterno sottolinea la relazione speciale che unisce le Chiese di Roma e di Costantinopoli quali Chiese Sorelle".



"Con gioia cordiale ringraziamo Dio" - ha proseguito il Pontefice - "perché dà nuova vitalità alla relazione sviluppatasi sin dal memorabile incontro a Gerusalemme, nel dicembre del 1964, fra i nostri Predecessori, il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora", i quali, "alla vigila della sessione finale del Concilio Vaticano II, (...) intrapresero un passo unico e indimenticabile rispettivamente nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio e nella Basilica di San Pietro in Vaticano: essi rimossero dalla memoria della Chiesa le tragiche scomuniche del 1054. In tal modo essi confermarono un cambiamento decisivo nei nostri rapporti".



"In quello stesso spirito, la mia presenza qui oggi è destinata a rinnovare il comune impegno per proseguire sulla strada verso il ristabilimento - con la grazia di Dio - della piena comunione fra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli" - ha esclamato Benedetto XVI - "Posso assicurarvi che la Chiesa Cattolica è pronta a fare tutto il possibile per superare gli ostacoli e per ricercare, insieme con i nostri fratelli e sorelle ortodossi, mezzi sempre più efficaci di collaborazione pastorale a tale scopo".



Gesù affidò agli Apostoli Pietro e Andrea "la missione di fare discepole tutte le nazioni, battezzandole e proclamando i suoi insegnamenti" - ha spiegato il Papa ricordando che tale incarico è oggi "ancora più urgente e necessario. Esso infatti riguarda non soltanto le culture toccate marginalmente dal messaggio del Vangelo, ma anche le culture europee da lunga data profondamente radicate nella tradizione cristiana".



"Il processo di secolarizzazione ha indebolito la tenuta di quella tradizione; essa anzi è posta in questione e persino rigettata. Di fronte a questa realtà, siamo chiamati, insieme con tutte le altre comunità cristiane, a rinnovare la consapevolezza dell'Europa circa le proprie radici, tradizioni e valori cristiani, ridando loro nuova vitalità. I nostri sforzi per edificare legami più stretti fra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse sono parte di questo compito missionario. Le divisioni esistenti fra i cristiani sono uno scandalo per il mondo ed un ostacolo per la proclamazione del Vangelo".



Benedetto XVI ha ribadito che Simon Pietro e Andrea furono chiamati a diventare pescatori di uomini, ma "lo stesso impegno prese forme differenti per ciascuno dei due fratelli. Simone, nonostante la sua personale fragilità, fu chiamato 'Pietro', la 'roccia' sulla quale sarebbe stata edificata la Chiesa; a lui in maniera particolare furono affidate le chiavi del Regno dei Cieli. Il suo itinerario lo avrebbe condotto da Gerusalemme ad Antiochia, e da Antiochia a Roma, così che in quella città egli potesse esercitare una responsabilità universale".



"Il tema del servizio universale di Pietro e dei suoi Successori" - ha spiegato ancora il Papa - "ha sfortunatamente dato origine alle nostre differenze di opinione, che speriamo di superare, grazie anche al dialogo teologico, ripreso di recente". Al riguardo Benedetto XVI ha ricordato le parole di Giovanni Paolo II sulla "misericordia che caratterizza il servizio all'unità di Pietro" invitando su questa base "ad entrare in dialogo fraterno, con lo scopo di identificare vie nelle quali il ministero petrino potrebbe essere oggi esercitato, pur rispettandone la natura e l'essenza, così da 'realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri'".



La missione che Andrea, in grado di parlare greco, ricevette dal Signore fu quella di divenire insieme a Filippo "l'Apostolo dell'incontro con i Greci". Andrea rappresenta così "l'incontro fra la cristianità primitiva e la cultura greca. Questo incontro, particolarmente nell'Asia Minore, divenne possibile grazie specialmente ai grandi Padri della Cappadocia, che arricchirono la liturgia, la teologia e la spiritualità sia delle Chiese Orientali sia di quelle Occidentali".



"Il messaggio cristiano, come il chicco di grano, è caduto su questa terra e ha portato molto frutto" - ha affermato Benedetto XVI, ribadendo che: "Dobbiamo essere profondamente grati per l'eredità che è derivata dal fruttuoso incontro fra il messaggio cristiano e la cultura ellenica. Ciò ha avuto un impatto duraturo sulle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente".



"Nel corso della storia, entrambe le Chiese di Roma e di Costantinopoli hanno spesso sperimentato la lezione del chicco di grano. Insieme noi veneriamo molti dei medesimi martiri (...). Con loro, condividiamo la stessa speranza che obbliga la Chiesa a proseguire il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio'. Per parte sua, anche il secolo appena trascorso ha visto coraggiosi testimoni della fede, sia in Oriente sia in Occidente. Anche oggi vi sono molti di tali testimoni in diverse parti del mondo. Li ricordiamo nella nostra preghiera e, in ogni modo possibile, offriamo loro il nostro sostegno, mentre chiediamo con insistenza a tutti i leader del mondo di rispettare la libertà religiosa come diritto umano fondamentale".



"La Divina Liturgia alla quale abbiamo partecipato è stata celebrata secondo il rito di San Giovanni Crisostomo. La croce e la risurrezione di Gesù Cristo sono state rese misticamente presenti. (...) Questa fede nella morte redentrice di Gesù sulla croce e questa speranza che Cristo risorto offre all'intera famiglia umana, sono da noi tutti condivise, Ortodossi e Cattolici. Che la nostra preghiera ed attività quotidiane" - ha concluso il Pontefice - "siano ispirate dal fervente desiderio non soltanto di essere presenti alla Divina Liturgia, ma di essere in grado di celebrarla insieme, per prendere parte all'unica mensa del Signore, condividendo il medesimo pane e lo stesso calice".



Conclusa la Divina Liturgia, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno impartito insieme la Benedizione finale.



dichiarazione congiunta benedetto xvi e bartolomeo i



CITTA' DEL VATICANO, 30 NOV. 2006 (VIS). Al termine della Divina Liturgia, celebrata questa mattina nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Santità Bartolomeo I hanno proceduto alla firma di una Dichiarazione Congiunta nel Patriarcato Ecumenico ad Istanbul.



Nella Dichiarazione il Papa e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli ricordano gli incontri dei Predecessori che "hanno mostrato al mondo l'urgenza dell'unità e hanno tracciato sentieri sicuri per giungere ad essa, nel dialogo, nella preghiera e nella vita ecclesiale quotidiana".



"Come Pastori" - scrivono nella Dichiarazione - "abbiamo innanzitutto riflettuto sulla missione di annunciare il Vangelo nel mondo di oggi. (...) Inoltre, non possiamo ignorare la crescita della secolarizzazione, del relativismo e perfino del nichilismo, soprattutto nel mondo occidentale. Tutto ciò esige un rinnovato e potente annuncio del Vangelo, adatto alle culture del nostro tempo. Le nostre tradizioni rappresentano un patrimonio che deve essere continuamente condiviso, proposto e attualizzato. Per questo motivo, dobbiamo rafforzare le collaborazioni e la nostra testimonianza comune davanti a tutte le nazioni".



"Abbiamo valutato positivamente il cammino verso la formazione dell'Unione Europea. Gli attori di questa grande iniziativa non mancheranno di prendere in considerazione tutti gli aspetti che riguardano la persona umana ed i suoi inalienabili diritti, soprattutto la libertà religiosa, testimone e garante del rispetto di ogni altra libertà. In ogni iniziativa di unificazione, le minoranze debbono essere protette, con le loro tradizioni culturali e le loro specificità religiose".



Il Papa e il Patriarca ricordano anche le difficoltà che devono affrontare i cristiani in alcune parti del mondo "in particolare la povertà, le guerre e il terrorismo, ma anche le diverse forme di sfruttamento dei poveri, degli emigrati, delle donne e dei bambini. Siamo chiamati ad intraprendere insieme azioni a favore del rispetto dei diritti dell'uomo, di ogni essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, come pure per lo sviluppo economico, sociale e culturale".



"Le nostre tradizioni teologiche ed etiche" - si legge ancora nel Documento - "possono offrire una solida base alla predicazione e all'azione comuni. Innanzitutto, vogliamo affermare che l'uccisione di innocenti nel nome di Dio è un'offesa a Lui e alla dignità umana. Tutti dobbiamo impegnarci per un rinnovato servizio all'uomo e per la difesa della vita umana, di ogni vita umana".



Benedetto XVI e Bartolomeo I scrivono ancora: "Abbiamo profondamente a cuore la pace in Medio Oriente, dove nostro Signore ha vissuto, ha sofferto, è morto ed è risorto, e dove vive, da tanti secoli, una moltitudine di fratelli cristiani. Desideriamo ardentemente che la pace sia ristabilita su quella terra, che si rafforzi la coesistenza cordiale tra le sue diverse popolazioni, tra le Chiese e le diverse religioni che vi si trovano. A questo fine, incoraggiamo a stabilire rapporti più stretti tra i cristiani e un dialogo interreligioso autentico e leale, per combattere ogni forma di violenza e di discriminazione".



"Nell'epoca attuale, davanti ai grandi pericoli per l'ambiente naturale, vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per le conseguenze negative che possono derivare per l'umanità e per tutta la creazione da un progresso economico e tecnologico che non riconosce i propri limiti. Come capi religiosi, consideriamo come uno dei nostri doveri incoraggiare e sostenere gli sforzi compiuti per proteggere la creazione di Dio e per lasciare alle generazioni future una terra sulla quale potranno vivere".



Al termine il Papa e il Patriarca hanno consumato la seconda colazione nella sede del Patriarcato Ecumenico ad Istanbul.



Nel pomeriggio il Santo Padre si recherà in visita al Museo di Santa Sofia ed alla Moschea Blu, la più grande di Istanbul. Successivamente, nella sede del Patriarcato Armeno Apostolico di Istanbul, il Papa incontrerà Sua Beatitudine il Patriarca Mesrob II Mutafian, e, nella Rappresentanza Pontificia di Istanbul, il Metropolita Siro-Ortodosso, Sua Eccellenza Filuksinos Yusuf Cetin, ed il Gran Rabbino di Turchia, Sua Eccellenza Isak Haleva. Infine è in programma un incontro e la cena con i Membri della Conferenza Episcopale cattolica turca, nella sede della Rappresentanza Pontificia di Istanbul.



CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per la fine del Ramadan.



Alla presentazione sono intervenuti il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Dicastero, l'Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario, il Monsignor Felix Anthony Machado, Sottosegretario del medesimo Dicastero ed il Monsignor Khaled Akashed, Capo Ufficio per i rapporti con l'Islam del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.



Il Cardinale Poupard ha ricordato che il suo Dicastero "invia messaggi di buon auspicio ai seguaci di tre delle maggiori religioni mondiali: buddisti, indù e musulmani e si succedono in visita nella sede del Dicastero capi religiosi scintoisti, sikhs e rappresentanti di altre religioni orientali. "Questi incontri" - ha precisato il Porporato - "con reciproco scambio di buona volontà sono ricambiati da parte del Pontificio Consiglio".



Fra le iniziative del Dicastero, il Cardinale Poupard ha ricordato l'incontro di 100 giovani - 50 cristiani e 50 appartenenti a diverse tradizioni religiose e provenienti da vari paesi - ad Assisi dal 4 all'8 novembre, per il XX anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace (27.X.1986) e per una riflessione ed uno scambio di idee, nella speranza che aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo".



Successivamente l'Arcivescovo Pier Luigi Celata ha tracciato a grandi linee la storia dell'invio dei messaggi, iniziata nel 1967 dall'allora Segretariato per i non cristiani, che ritenne che il Ramadan "rappresentasse un momento opportuno, per il Dicastero della Santa Sede incaricato di favorire le relazioni con le differenti tradizioni religiose, di rendersi presente alle varie comunità musulmane esprimendo sentimenti di partecipazione amichevole alla loro gioia e di augurio".



"In tutti questi anni" - ha proseguito l'Arcivescovo Celata - "si è constatato un crescendo di apprezzamenti, di attenzione e di interesse verso il Messaggio. È andato via via aumentando anche il numero di personalità musulmane che hanno risposto per ringraziare, commentare e ricambiare voti. Particolarmente significativo è poi l'apprezzamento dei vescovi, alcuni dei quali accompagnano la trasmissione del Messaggio con una loro lettera personale".



"Quanto al contenuto" - ha spiegato il Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - "i Messaggi non si limitano ad espressioni augurali di circostanza, ma cercano di stabilire un 'contatto', di mettersi in sintonia con i destinatari su una dimensione 'religiosa', sulla base cioè di quegli elementi che spinsero i Padri del Concilio Vaticano II a dichiarare 'la stima della Chiesa per i Musulmani'".



"I Messaggi presentano, inoltre, temi di comune interesse, non di rado suggeriti dall'attualità, a volte critica, in modo da promuovere una riflessione diretta a favorire una migliore comprensione di certi valori umani fondamentali ed un contributo delle due religioni alla soluzione di certe difficili situazioni".



Monsignor Machado ha presentato il volume "Dialogo Interreligioso nell'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II a Giovanni Paolo II (1963-2005)", recentemente pubblicato dal Dicastero. Il volume di 1.766 pagine è stato pubblicato contemporaneamente in italiano, francese ed inglese.



"L'opera ha due scopi" - ha spiegato il Sottosegretario del Pontificio Consiglio - "Il primo è di fornire ai cattolici un accesso facile alle motivazioni teologiche per il dialogo interreligioso come è spiegato nel magistero, il secondo è di offrire ai seguaci di altre religioni l'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica riguardo alle varie religioni del mondo".



CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Alle 16:00 di ieri, allo Stadio Comunale "Bentegodi" di Verona, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una Concelebrazione Eucaristica alla quale hanno assistito oltre 40.000 persone. Il discorso pronunciato ieri mattina alla Fiera e la Concelebrazione Eucaristica del pomeriggio, sono stati i due momenti culminanti della Visita Pastorale del Papa a Verona in occasione del IV Convegno Ecclesiale Italiano - che si conclude oggi - sul tema: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".



Nel pronunciare l'omelia, seguita da più di 60.000 persone sugli schermi giganti collocati in varie parti della città, il Santo Padre ha detto: "La certezza che Cristo è risorto ci assicura che nessuna forza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Ci anima anche la consapevolezza che soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde del cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, l'ingiustizia e il male, sulla morte e l'aldilà".



"Dunque, la nostra fede è fondata," - ha proseguito il Pontefice - "ma occorre che questa fede diventi vita in ciascuno di noi. C'è allora un vasto e capillare sforzo da compiere perché ogni cristiano si trasformi in 'testimone' capace e pronto ad assumere l'impegno di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima".



"Per questo occorre tornare ad annunciare con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del Cristianesimo, fulcro portante della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza ogni paura e indecisione, ogni dubbio e calcolo umano. Solo da Dio può venire il cambiamento decisivo del mondo. Soltanto a partire dalla Risurrezione si comprende la vera natura della Chiesa e della sua testimonianza, che non è qualcosa di staccato dal mistero pasquale, bensì ne è frutto, manifestazione e attuazione da parte di quanti, ricevendo lo Spirito Santo, sono inviati da Cristo a proseguire la sua stessa missione".



Benedetto XVI ha espresso l'augurio che la Chiesa in Italia "possa ripartire da questo Convegno come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia risurrezione. In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l'annuncio della conversione e del perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata. Sappiamo bene che questo non è possibile senza essere 'rivestiti di potenza dall'alto' (Lc 24,49), cioè senza la forza interiore dello Spirito del Risorto".



Consacrati dalla 'unzione' dello Spirito Santo - ha esortato il Pontefice - "andate! Portate il lieto annuncio ai poveri, fasciate le piaghe dei cuori spezzati, proclamate la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgate l'anno di misericordia del Signore. Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate. Sono tante le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore! Portate nel mondo la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen".



Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre si è trasferito all'aeroporto di Verona-Villafranca per far ritorno a Roma.




CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, con gli Ambasciatori dei Paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede ed alcuni esponenti delle comunità musulmane in Italia.



All'Incontro hanno partecipati gli Ambasciatori di Kuwait, Giordania, Pakistan, Qatar, Costa d'Avorio, Indonesia, Turchia, Bosnia ed Erzegovina, Libano, Yemen, Egitto, Iraq, Senegal, Algeria, Marocco, Albania, Lega degli Stati Arabi, Siria, Tunisia, Libia, Iran Azerbaijan, 14 Membri della Consulta Islamica in Italia e due Rappresentanti del Centro Culturale Islamico d'Italia e dell'Ufficio della Lega Musulmana Mondiale.



Dopo un indirizzo di omaggio del Cardinale Poupard, Papa Benedetto ha voluto ricordare di aver auspicato il presente Incontro "per consolidare i legami di amicizia e di solidarietà tra la Santa Sede e le Comunità musulmane del mondo".



"Vorrei oggi ribadire" - ha affermato il Santo Padre esprimendosi in francese - "tutta la stima e il profondo rispetto che nutro verso i credenti musulmani".



"Fin dall'inizio del mio pontificato" - ha ricordato il Papa - "ho auspicato che si continuino a consolidare ponti di amicizia con i fedeli di tutte le religioni, con un particolare apprezzamento per la crescita del dialogo tra musulmani e cristiani"



"In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa".



"In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze".



"Il dialogo interreligioso e interculturale" - ha sottolineato il Pontefice - "costituisce una necessità per costruire insieme il mondo di pace e di fraternità ardentemente auspicato da tutti gli uomini di buona volontà. In questo ambito, i nostri contemporanei attendono da noi un'eloquente testimonianza in grado di indicare a tutti il valore della dimensione religiosa dell'esistenza".



"È pertanto necessario" - ha detto ancora Benedetto XVI - "che, fedeli agli insegnamenti delle loro rispettive tradizioni religiose, cristiani e musulmani imparino a lavorare insieme, come già avviene in diverse comuni esperienze, per evitare ogni forma di intolleranza ed opporsi ad ogni manifestazione di violenza; è altresì doveroso che noi, Autorità religiose e Responsabili politici, li guidiamo ed incoraggiamo ad agire così".



"Gli insegnamenti del passato non possono dunque non aiutarci a ricercare vie di riconciliazione perché, nel rispetto dell'identità e della libertà di ciascuno, diamo vita a una collaborazione ricca di frutti al servizio dell'intera umanità. Come il Papa Giovanni Paolo II affermava nel suo memorabile discorso ai giovani a Casablanca, in Marocco, il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono la pace e l'intesa tra i popoli"



Il Santo Padre ha concluso il suo discorso affermando: "Cari amici, sono profondamente convinto che, nella situazione in cui si trova il mondo oggi, è un imperativo per i cristiani e i musulmani impegnarsi nell'affrontare insieme le numerose sfide con le quali si confronta l'umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa e la promozione della dignità dell'essere umano e i diritti che ne derivano. Mentre crescono le minacce contro l'uomo e contro la pace, riaffermando la centralità della persona e lavorando senza stancarsi perché la vita umana sia sempre rispettata, cristiani e musulmani rendono manifesta la loro obbedienza al Creatore, la cui volontà è che tutti gli esseri umani vivano con quella dignità che Egli ha loro dato".




CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2006 (VIS). Questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo il Santo Padre ha ricevuto in Udienza 98 Vescovi provenienti da 44 paesi di 4 continenti, che hanno partecipato al Seminario di aggiornamento promosso dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.



Nel suo discorso ai presenti, dopo aver rivolto un saluto al Cardinale Ivan Dias, Prefetto del Dicastero Missionario, il Santo Padre ha ricordato "gli sforzi non indifferenti" compiuti dai Vescovi affinché a tutti sia data la possibilità di accogliere l'annuncio evangelico ed ha rilevato l'esigenza di evangelizzare la cultura e "alimentare un dialogo sincero ed aperto con tutti, perché insieme si costruisca un'umanità più fraterna e solidale".



"Solo spinti dall'amore di Cristo" - ha proseguito il Pontefice - "è possibile portare a compimento questa fatica apostolica, che domanda l'ardore intrepido di chi per il Signore non teme nemmeno la persecuzione e la morte" ed in merito ha ricordato gli "eroici testimoni del Vangelo" dei secoli passati e dei nostri tempi come Suor Leonella Sgorbati, "missionaria della Consolata, barbaramente uccisa a Mogadiscio, in Somalia", il 17 settembre scorso.



Per adempiere il compito di Pastori, Benedetto XVI ha ribadito che è essenziale che "per primi voi siate 'esempio in tutto di buona condotta (...). Ecco perché è doveroso che diate primaria importanza nel vostro ministero episcopale alla preghiera e alla incessante tensione verso la santità. È importante che vi preoccupiate di una seria formazione dei seminaristi e di un permanente aggiornamento dei sacerdoti e dei catechisti".



"Mantenere l'unità della fede nella diversità delle sue espressioni culturali è un altro prezioso servizio che vi è richiesto, cari Fratelli nell'Episcopato. Ciò esige che siate uniti al gregge, sull'esempio di Cristo Buon Pastore, e che il gregge cammini sempre unito a voi. Come sentinelle del Popolo di Dio, evitate con fermezza e coraggio le divisioni, specie quando sono dovute a motivi etnici e socio-culturali. Esse attentano infatti all'unità della fede e indeboliscono l'annuncio e la testimonianza del Vangelo di Cristo".



Dopo aver espresso gioia e consolazione nel constatare una "costante fioritura di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa", il Papa ha invitato i Presuli a preoccuparsi di "dotare i seminari di un numero sufficiente di formatori, scelti e preparati con cura, i quali siano anzitutto esempi e modelli per i seminaristi. (...) Dalla preparazione dei futuri sacerdoti e di tutti gli altri operatori della pastorale, in particolare dei catechisti, dipende l'avvenire delle vostre Comunità e quello della Chiesa universale".



CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2006. Il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha partecipato, nel pomeriggio di ieri, ad un incontro organizzato in Campidoglio dal Sindaco di Roma, Onorevole Walter Veltroni, al quale hanno assistito anche l'Imam della Moschea di Roma, Sami Salem e il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni.



"In questo momento molto difficile" - ha detto il Porporato - "la nostra presenza qui vuol essere un invito a un autentico dialogo tra chi crede in un unico Dio. La via alternativa al terrorismo e alla violenza è il dialogo e questa via passa per il riconoscimento delle differenze".



Ricordando l'invito di Benedetto XVI nell'Angelus di domenica scorsa al "dialogo franco e sincero in un grande rispetto reciproco", il Cardinale Poupard ha sottolineato che: "Si avverte sempre più il bisogno di dialogo tra culture e religioni, quindi, il Pontificio Consiglio si complimenta per l'iniziativa di oggi".



Nel corso dell'incontro è stata presentata una nuova rivista interreligiosa "Conoscersi e convivere", il cui primo numero uscirà nel gennaio 2007.



CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2006 . Come aveva già annunciato nel corso dell'Angelus di domenica scorsa, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato l'Udienza Generale odierna al commento del suo recente Viaggio Apostolico in Germania. All'Udienza, tenutasi in Piazza San Pietro, hanno assistito più di 40.000 persone.



Il Papa ha affermato che il Viaggio nel suo paese natale "non è stato un semplice 'ritorno' al passato, ma anche un'occasione provvidenziale per guardare con speranza al futuro" e, ricordando il motto della visita apostolica "Chi crede non è mai solo", ha invitato "a riflettere sull'appartenenza di ogni battezzato all'unica Chiesa di Cristo, all'interno della quale non si è mai soli, ma in costante comunione con Dio e con tutti i fratelli".



Rievocando la prima tappa del Viaggio a Monaco dove Benedetto XVI fu Arcivescovo, e la sosta al Santuario Mariano di Altötting, il Santo Padre ha fatto riferimento all'incontro con gli studenti e i professori dell'Università di Regensburg.



"Come tema avevo scelto" - ha detto Benedetto XVI - "la questione del rapporto tra fede e ragione. Per introdurre l'uditorio nella drammaticità e nell'attualità dell'argomento, ho citato alcune parole di un dialogo cristiano-islamico del XIV secolo, con le quali l'interlocutore cristiano - l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo - in modo per noi incomprensibilmente brusco - presentò all'interlocutore islamico il problema del rapporto tra religione e violenza".



"Questa citazione, purtroppo, ha potuto prestarsi ad essere fraintesa" - ha ribadito il Pontefice - "Per il lettore attento del mio testo, però, risulta chiaro che non volevo in nessun modo far mie le parole negative pronunciate dall'imperatore medievale in questo dialogo e che il loro contenuto polemico non esprime la mia convinzione personale. La mia intenzione era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non religione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme".



"Il tema della mia conferenza" - ha spiegato il Papa - "(...) fu quindi la relazione tra fede e ragione: volevo invitare al dialogo della fede cristiana col mondo moderno ed al dialogo di tutte le culture e religioni. Spero che in diverse occasioni della mia visita - per esempio, quando a Monaco ho sottolineato quanto sia importante rispettare ciò che per gli altri è sacro - sia apparso con chiarezza il mio rispetto profondo per le grandi religioni e, in particolare, per i musulmani, che 'adorano l'unico Dio' e con i quali siamo impegnati a 'difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà".



"Confido quindi che, dopo le reazioni del primo momento, le mie parole nell'Università di Regensburg possano costituire una spinta e un incoraggiamento a un dialogo positivo, anche autocritico, sia tra le religioni come tra la ragione moderna e la fede dei cristiani".



Benedetto XVI ha concluso la rievocazione del suo Viaggio in Germania ricordando l'incontro con il clero nella Cattedrale di Freising dove fu ordinato sacerdote.

AG/VIAGGIO GERMANIA:MUSULMANI/... VIS 060920 (520)



IL PAPA INVOCA SOLUZIONE GIUSTA E PACIFICA IN UNGHERIA



CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2006 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale di oggi tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa ha espresso la sua preoccupazione per le notizie che giungono dall'Ungheria.



Rivolgendosi ai fedeli provenienti da Budapest e da Nagymácséd, Benedetto XVI ha detto: "Prego il Signore che tutte le parti trovino una soluzione giusta e pacifica. Chiedendo l'intercessione della Beata Sara Salkaházi, di cuore imparto a voi la Benedizione Apostolica".



CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nella Cattedrale di San Pietro di Regensburg, ha avuto luogo la Celebrazione Ecumenica dei Vespri alla quale hanno partecipato rappresentanti di varie Chiese e comunità ecclesiali in Baviera, rappresentanti delle Chiese Luterana ed Ortodossa bavaresi e membri della Commissione ecumenica della Conferenza Episcopale Tedesca.



Prima di arrivare al Duomo il Papa si è fermato davanti all'ingresso laterale della piccola chiesa di Sant'Ulrich, a meno di 100 metri dalla Cattedrale, dove erano ad accoglierlo il Prevosto, il Rettore di Sant'Ulrich e il Presidente della Comunità Ebraica della Baviera. Dopo la processione con i rappresentanti di altre confessioni il Papa ha raggiunto l'ingresso principale del Duomo, il cui celebre coro è stato per vent'anni diretto da Monsignor Georg Ratzinger, attualmente Direttore emerito.



"Ci siamo riuniti - cristiani ortodossi, cattolici e protestanti - " - ha detto Benedetto XVI nel discorso tenuto al termine delle letture - "per cantare insieme le Lodi serali di Dio. (...) Questa è un'ora di gratitudine per il fatto che noi possiamo così pregare insieme e nel nostro rivolgerci al Signore, possiamo crescere contemporaneamente nell'unità anche tra noi".



Il Papa ha quindi cordialmente salutato i rappresentati della Chiesa ortodossa dicendo: "Ritengo già da sempre un grande dono della Provvidenza il fatto che, come professore a Bonn, ho avuto modo di conoscere e di amare la Chiesa ortodossa, per così dire, personalmente", ed ha ricordato che "fra pochi giorni si riprenderà a Belgrado il dialogo teologico sul tema fondamentale della 'koinonia'".



"La nostra 'koinonia' è anzitutto comunione col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo nello Spirito Santo. (...) Questa comunione con Dio crea poi anche la 'koinonia' tra gli uomini, come partecipazione alla fede degli Apostoli e così come comunione nella fede - una comunione che nell'Eucaristia diventa 'corporea', edificando l'unica Chiesa che si espande oltre tutti i confini".



Il Papa ha espresso l'auspicio che i colloqui di Belgrado "portino frutti e che la comunione col Dio vivente che ci unisce, come la comunione tra noi nella fede tramandata dagli Apostoli, si approfondiscano e maturino fino a quell'unità piena. (...) Perchè il mondo creda è necessario che noi siamo una cosa sola: la serietà di questo impegno deve animare il nostro dialogo".



"Saluto di cuore anche gli amici delle varie tradizioni della Riforma" - ha detto ancora il Papa elogiando "l'impegno di faticosa ricerca per trovare il consenso circa la giustificazione" e si è detto lieto per il fatto che nel frattempo anche il "Consiglio mondiale delle Chiese metodiste" abbia aderito alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della Giustificazione.



"Nella teologia, la giustificazione è un tema essenziale" - ha ribadito il Papa - "ma nella vita dei fedeli - mi pare - oggi appena presente. Anche se a causa degli eventi drammatici del nostro tempo il tema del perdono reciproco si mostra di nuovo in tutta la sua urgenza - del fatto che ci è necessario innanzitutto il perdono da parte di Dio, la giustificazione per mezzo di Lui, si è poco consapevoli. In gran parte non risulta più alla coscienza moderna il fatto che davanti a Dio abbiamo veramente dei debiti e che il peccato è una realtà che può essere superata soltanto per iniziativa di Dio. Dietro a questo affievolirsi del tema della giustificazione e del perdono dei peccati sta in definitiva un indebolimento del nostro rapporto con Dio. Per questo, il nostro primo compito sarà forse quello di riscoprire in modo nuovo il Dio vivente nella nostra vita".



Per conseguire tale riscoperta il Papa ha citato tre parole chiave: confessione, testimonianza e amore, tre affermazioni contenute nel testo di San Giovanni letto durante la celebrazione.



"Giovanni mette in luce la confessione che" - ha spiegato il Pontefice - "in fondo, ci distingue come cristiani: la fede, cioè, nel fatto che Gesù e il Figlio di Dio venuto nella carne. (...) È mediante Lui che veniamo in contatto con Dio. Nell'epoca degli incontri multireligiosi siamo facilmente tentati di attenuare un po' questa confessione centrale o addirittura di nasconderla. Ma con ciò non rendiamo un servizio all'incontro, né al dialogo. Con ciò rendiamo soltanto Dio meno accessibile, per gli altri e per noi stessi. (...) In questa nostra comune confessione e in questo nostro comune compito non esiste alcuna divisione tra noi".



"La confessione deve diventare testimonianza" - ha affermato Benedetto XVI citando la Lettera di San Giovanni dove l'apostolo afferma che è testimone di Cristo "Noi abbiamo veduto". Questa affermazione "presuppone, però, che anche noi - le generazioni successive - siamo capaci di diventare vedenti, al fine di potere, come vedenti, dare testimonianza. (...) Aiutiamoci a vicenda a sviluppare questa capacità, per poter rendere vedenti anche gli uomini del nostro tempo, così che a loro volta, attraverso tutto il mondo da loro stesso costruito, riescano a riscoprire Dio! Perchè, attraverso tutte le barriere storiche, possano di nuovo scorgere Gesù. (...) Essere testimoni di Gesù Cristo significa soprattutto: essere testimone di un determinato modo di vivere. In un mondo pieno di confusione (...) è responsabilità dei cristiani, (...), di rendere visibili quegli orientamenti di un giusto vivere".



L'ultima parola, amore "agape", parola guida di tutta la lettura dell'evangelista - ha concluso il Pontefice - "non significa nulla di sentimentale e nulla di esaltato; è qualcosa di totalmente sobrio e realistico. (...) L'agape è veramente la sintesi della Legge e dei Profeti. In essa è 'avviluppato' tutto, un tutto, però, che nel quotidiano deve sempre di nuovo essere 'sviluppato'. (...) 'Noi abbiamo creduto all'amore'. (...) Testimoniamo la nostra fede così che appaia come forza dell'amore, 'perchè il mondo creda'".



CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2006 . Dal 18 al 25 settembre si svolge a Belgrado (Serbia), la IX Sessione Plenaria della "Commissione Mista Internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme".



Un Comunicato del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani annuncia che il Patriarca ortodosso serbo Pavle ha dato personalmente il benvenuto, ieri sera, ai membri cattolici ed ortodossi della Commissione nella sede del Patriarcato.



Con l'incontro di Belgrado la Commissione riprende i suoi lavori dopo la sessione plenaria a Baltimora (Stati Uniti d'America), del luglio 2000. "Dal 13 al 15 dicembre scorso" - si legge nel Comunicato - "il dialogo teologico ufficiale tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, coordinato, da parte ortodossa, dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, aveva inaugurato l'attuale nuova fase con la riunione del 'Comitato Misto di Coordinamento' della Commissione, che aveva l'incarico di preparare la sessione plenaria di Belgrado e di stabilire il tema da trattare".



"La riattivazione del dialogo è stata possibile grazie ad una costante azione di mediazione e convincimento, incoraggiata da Papa Giovanni Paolo II, da Papa Benedetto XVI, dall'impegno del Patriarcato ecumenico, e da molteplici contatti e collaborazioni fra le Chiesa cattolica e le singole Chiese ortodosse. Essa si basa su una decisione presa al Fanar nel settembre 2005, durante un incontro panortodosso convocato dal Patriarca ecumenico, Bartolomeo I".



"Il 'Comitato misto di coordinamento' a Roma, nel dicembre scorso" - si legge ancora nel Comunicato - "ha pertanto stabilito che 'in continuità con i documenti già concordati dalla Commissione, il contesto generale del suo lavoro è la teologia della 'koinonia', o comunione, e che tale contesto necessita di essere rafforzato con uno studio ulteriore per permettere di approfondire il dibattito su due questioni tra loro connesse e centrali per le relazioni tra le due Chiese, il primato del Vescovo di Roma ed il tema de 'l'uniatismo', come anche altre questioni che permangono aperte".



Nell'incontro della plenaria della Commissione a Belgrado si studierà il progetto di documento preparato a Mosca nel 1990 sul tema: "Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: conciliarità ed autorità nella Chiesa" che non è stato mai esaminato dalla plenaria della Commissione, poiché su richiesta degli ortodossi, era stata affrontata nel dialogo la questione del cosiddetto "uniatismo".



Il 21 settembre, i 29 membri cattolici che partecipano alla plenaria assisteranno alla Liturgia ortodossa nella Festa della Natività della Madre di Dio e sabato 23 settembre i membri ortodossi parteciperanno alla messa nella Cattedrale cattolica di Belgrado, mentre, domenica 24 settembre, i membri cattolici parteciperanno alla divina Liturgia celebrata dagli ortodossi.



La Commissione è presieduta dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dal Metropolita di Pergamo (Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli), Ioannis e consta di due segretari, il Metropolita di Sassima, Gennadios ed il Monsignor Eleuterio F. Fortino, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani



CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2006 (VIS). Prima della recita dell'Angelus con i pellegrini convenuti nel Cortile interno nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha rievocato il suo recente Viaggio Apostolico in Baviera affermando che: "È stato una forte esperienza spirituale nella quale si sono intrecciati ricordi personali, legati a luoghi a me tanto familiari, e prospettive pastorali per un efficace annuncio del Vangelo nel nostro tempo".



"In questo momento desidero solo aggiungere" - ha proseguito il Pontefice - "che sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso nell'Università di Regensburg, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale".



"Ieri il Signor Cardinale Segretario di Stato" - ha spiegato il Papa - "ha reso pubblica, a questo proposito, una dichiarazione in cui ha spiegato l'autentico senso delle mie parole. Spero che questo valga a placare gli animi e a chiarire il vero significato del mio discorso, il quale nella sua totalità era ed è un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco".



Successivamente il Santo padre di è soffermato su due importanti ricorrenze liturgiche la Festa dell'Esaltazione della Santa Croce, (14 settembre), e la memoria della Madonna Addolorata, (15), che, ha detto, "si possono riassumere visivamente nella tradizionale immagine della Crocifissione, che rappresenta la Vergine Maria ai piedi della Croce, secondo la descrizione dell'evangelista Giovanni, unico degli Apostoli a restare accanto a Gesù morente".



"Ma che senso ha esaltare la Croce?" - si è domandato Benedetto XVI - "Non è forse scandaloso venerare un patibolo infamante? (...) I cristiani, però, non esaltano una qualsiasi croce, ma quella Croce che Gesù ha santificato con il suo sacrificio, frutto e testimonianza di immenso amore. Cristo sulla Croce ha versato tutto il suo sangue per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato e della morte. Perciò, da segno di maledizione, la Croce è stata trasformata in segno di benedizione, da simbolo di morte in simbolo per eccellenza dell'Amore che vince l'odio e la violenza e genera la vita immortale. 'O Crux, ave spes unica! O croce, unica speranza!'".



Parimenti il dolore di Maria "forma un tutt'uno con quello del Figlio. È un dolore pieno di fede e di amore. La Vergine sul Calvario partecipa alla potenza salvifica del dolore di Cristo, congiungendo il suo 'fiat' a quello del Figlio".



"Cari fratelli e sorelle, spiritualmente uniti alla Madonna Addolorata, rinnoviamo anche noi il nostro 'sì' al Dio che ha scelto la via della Croce per salvarci. Si tratta di un grande mistero che è ancora in atto, fino alla fine del mondo, e che chiede anche la nostra collaborazione. Ci aiuti Maria a prendere ogni giorno la nostra croce e a seguire fedelmente Gesù sulla via dell'obbedienza, del sacrificio e dell'amore".



CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2006 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione:

"Di fronte alle reazioni da parte musulmana circa alcuni passi del discorso del Santo Padre Benedetto XVI all'Università di Regensburg, ai chiarimenti e alle precisazioni già offerti tramite il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, desidero aggiungere quanto segue:



- La posizione del Papa sull'Islam è inequivocabilmente quella espressa dal documento conciliare Nostra Aetate: 'La Chiesa guarda con stima i musulmani, che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta; onorano la sua madre vergine Maria e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio ricompenserà tutti gli uomini risuscitati. Così pure essi hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno' (n. 3).



- L'opzione del Papa in favore del dialogo interreligioso e interculturale è altrettanto inequivocabile. Nell'incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane a Colonia, il 20 agosto 2005, Egli ha detto che tale dialogo fra cristiani e musulmani 'non può ridursi a una scelta stagionale', aggiungendo: 'Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l'identità dell'altro'.



- Quanto al giudizio dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, da Lui riportato nel discorso di Regensburg, il Santo Padre non ha inteso né intende assolutamente farlo proprio, ma lo ha soltanto utilizzato come occasione per svolgere, in un contesto accademico e secondo quanto risulta da una completa e attenta lettura del testo, alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere e concludere con un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga. Vale la pena di richiamare al riguardo quanto lo stesso Benedetto XVI ha recentemente affermato nel Messaggio commemorativo del XX anniversario dell'incontro interreligioso di preghiera per la pace voluto dal Suo amato predecessore Giovanni Paolo II ad Assisi nell'ottobre del 1986: ' ... le manifestazioni di violenza non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma ai limiti culturali con cui essa viene vissuta e si sviluppa nel tempo ... Di fatto, testimonianze dell'intimo legame esistente tra il rapporto con Dio e l'etica dell'amore si registrano in tutte le grandi tradizioni religiose".



- Il Santo Padre è pertanto vivamente dispiaciuto che alcuni passi del Suo discorso abbiano potuto suonare come offensivi della sensibilità dei credenti musulmani e siano stati interpretati in modo del tutto non corrispondente alle sue intenzioni. D'altra parte, Egli, di fronte alla fervente religiosità dei credenti musulmani, ha ammonito la cultura occidentale secolarizzata perché eviti 'il disprezzo di Dio e il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà'.



- Nel ribadire il Suo rispetto e la Sua stima per coloro che professano l'Islam, Egli si augura che siano aiutati a comprendere nel loro giusto senso le Sue parole, affinché, superato presto questo momento non facile, si rafforzi la testimonianza all''unico Dio, vivente e sussistente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini' e la collaborazione per 'difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà' (Nostra Aetate, n. 3)".




CITTA' DEL VATICANO, 15 SET. 2006 (VIS). Ieri sera, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Reverendo Padre Federico Lombardi, S.J., a proposito dell'interpretazione di alcuni passi del discorso del Santo Padre all'Università di Regensburg, il 12 settembre scorso, ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione:



"A proposito delle reazioni di esponenti musulmani circa alcuni passi del discorso del Santo Padre all'Università di Regensburg, è opportuno rilevare che - come risulta da una attenta lettura del testo - ciò che sta a cuore al Santo Padre è un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza".



"Non era certo nelle intenzioni del Santo Padre svolgere uno studio approfondito sulla jihad e sul pensiero musulmano in merito, e tanto meno offendere la sensibilità dei credenti musulmani".



"Anzi, nei discorsi del Santo Padre appare chiaramente il monito, rivolto alla cultura occidentale, perché si eviti 'il disprezzo di Dio e il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà' (discorso del 10 settembre), la giusta considerazione della dimensione religiosa è infatti premessa essenziale per un fruttuoso dialogo con le grandi culture e religioni del mondo. Proprio nelle conclusioni del discorso all'Università di Regensburg, Benedetto XVI ha affermato: 'Le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio nella esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture'".



"È chiara quindi la volontà del Santo Padre di coltivare un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni e culture, evidentemente anche verso l'Islam".



CITTA' DEL VATICANO, 4 MAG. 2006 (VIS). Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal Cardinale Paul Poupard, che è anche Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha indirizzato, oggi, alle comunità buddiste di tutto il mondo, il tradizionale Messaggio per la festività di Vesakh 2006.



Nei Paesi di tradizione buddista Therevada (Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Laos e Myanmar), Vesakh, festività mobile, che commemora importanti avvenimenti della vita di Gautama Budda, si celebra il 14 maggio. Nei Paesi di tradizione buddista Mahayana (Cina, Giappone e Corea), questi avvenimenti si celebrano in giorni diversi.



Quest'anno il Messaggio è intitolato "Buddisti e cristiani al servizio dell'umanità" e parte da alcune riflessioni sulla natura dell'amore, argomento della prima Enciclica di Benedetto XVI, "Deus caritas est".



"Il Papa" - si legge nel Messaggio - "è convinto che questo termine, così frequentemente usato ma così spesso male interpretato, deve ritrovare il suo significato più autentico per divenire un faro per la vita di ogni giorno".



"Attraverso il nostro dialogo" - prosegue il testo - "noi abbiamo potuto apprezzare l'importanza che voi buddisti date all'amore verso il prossimo che si esprime nel concetto di 'Metta', un amore privo del desiderio di possesso ma volto ad aiutare gli altri. Esso viene considerato come un amore che è pronto a sacrificare i propri interessi a beneficio dell'umanità. (...) È davvero una benevolenza universale. Né si deve dimenticare l'altra virtù, 'Karuna', attraverso la quale si manifesta compassione amorevole verso tutti gli esseri viventi".



"In questo mondo, nel quale si usa e si abusa tanto della parola amore, non sarebbe utile se i buddisti ed i cristiani riscoprissero il suo significato originale a partire dalle proprie rispettive tradizioni e condividessero gli uni con gli altri ciò che hanno compreso? Sarebbe un incoraggiamento, per i seguaci di entrambe le tradizioni, a lavorare insieme per costruire delle relazioni basate sull'amore e sulla verità, a promuovere il reciproco rispetto, a portare avanti il dialogo ed un'ulteriore collaborazione a servizio dei bisognosi".



incontro cultura cristiana: ridare un'anima all'europa



CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2006 (VIS). "Ridare un'anima all'Europa" è il tema dell'Incontro Europeo di cultura cristiana, che si terrà a Vienna (Austria), dal 3 al 5 maggio, organizzato congiuntamente per la prima volta da un organismo della Santa Sede e dal Patriarcato di Mosca.



In occasione dell'Incontro, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un Messaggio ai partecipanti nel quale sottolinea che: "La Chiesa, 'esperta in umanità', non cessa di ribadire che solo conservando e valorizzando appieno il patrimonio valoriale trasmesso dagli antenati, l'Europa, nel rispetto delle diverse tradizioni spirituali che la arricchiscono, può scrivere una nuova pagina della sua storia, rispettando la dignità dell'uomo e bandendo definitivamente abusi e violenze contro i diritti umani, perchè ciò ostacola gravemente lo sviluppo integrale delle Nazioni, inquina il cuore dell'uomo e lede grandemente l'onore del Creatore".



In un Comunicato reso pubblico ieri si legge: "Questo incontro, frutto della visita del Cardinale Poupard a Sua Santità Alessio II, Patriarca di Mosca, nel novembre 2004, è nato dalla comune preoccupazione fra i cristiani in Europa di far fronte all'attuale processo di perdita di identità del Continente, di riflettere sulle radici cristiane dell'Europa e di proporre con forza un progetto di futuro. La cultura si rivela così, secondo l'intuizione di Giovanni Paolo II nel fondare il Pontificio Consiglio della Cultura, un terreno comune di dialogo tra i cristiani di diverse confessioni".



L'Incontro, reso possibile dal sostegno della Fondazione 'Pro Oriente', che ha sede a Vienna, sarà co-presieduto dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e dal Metropolita Kirill, di Smolensk e Kaliningrad, Presidente del Dipartimento per i Rapporti Esteri del Patriarcato di Mosca. All'Incontro parteciperanno esperti di tutto il continente, laici e religiosi, scelti congiuntamente dai due organismi convocanti.



Fra i temi che saranno esaminati nei tre giorni dell'Incontro: Europa: le Chiese davanti alle sfide della globalizzazione e della modernità, delle sette e delle nuove forme di non credenza e di indifferenza religiosa; L'influenza dell'etica cristiana in politica, economia e nei mezzi di comunicazione; Il dialogo delle Chiese con le altre religioni e l'umanesimo delle culture secolarizzate.



chiarimento titolo pontificio "patriarca di occidente"



CITTA' DEL VATICANO, 22 MAR. 2006 (VIS). Riguardo all'assenza del titolo di "Patriarca d'Occidente" nell'Annuario Pontificio 2006, commentata in modi diversi, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha reso pubblico oggi un Comunicato.



"Dal punto di vista storico, gli Antichi Patriarchi dell'Oriente fissati dai Concili di Costantinopoli (381) e di Calcedonia (451), erano relativi ad un territorio abbastanza chiaramente circoscritto, allorché il territorio della Sede del Vescovo di Roma rimaneva vago. In Oriente, nell'ambito del sistema ecclesiastico imperiale di Giustiniano (527-565), accanto ai quattro Patriarcati Orientali (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme), il Papa ero compreso come Patriarca d'Occidente. Inversamente, Roma privilegiò l'idea delle tre sede episcopali petrine: Roma, Alessandria ed Antiochia. Senza usare il titolo di 'Patriarca d'Occidente', il IV Concilio di Costantinopoli (869-870), il IV Concilio del Laterano (1215) ed il Concilio di Firenze (1439), elencarono il Papa come il primo degli allora cinque Patriarchi".



"Il titolo di 'Patriarca d'Occidente' fu adoperato nell'anno 642 da Papa Teodoro I. La sua fioritura avvenne nel XVI e XVII secolo, nel quadro del moltiplicarsi dei titoli del Papa; ne l'Annuario Pontificio esso apparve per la prima volta nel 1863".



"Attualmente il significato del termine 'Occidente' richiama un contesto culturale che non si riferisce soltanto all'Europa Occidentale, ma si estende dagli Stati Uniti d'America fino all'Australia e alla Nuova Zelanda, differenziandosi così da altri contesti culturali. (...) Se si vuole dare al termine 'Occidente' un significato applicabile al linguaggio giuridico ecclesiale, potrebbe essere compreso soltanto in riferimento alla Chiesa latina. Pertanto, il titolo 'Patriarca d'Occidente' descriverebbe la speciale relazione del Vescovo di Roma a quest'ultima, e potrebbe esprimere la giurisdizione particolare del Vescovo di Roma per la Chiesa latina".



"Di conseguenza, il titolo 'Patriarca d'Occidente', sin dall'inizio poco chiaro, nell'evolversi della storia diventava obsoleto e praticamente non più utilizzabile. Appare dunque privo di senso insistere a trascinarselo dietro. Ciò tanto più che la Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II ha trovato per la Chiesa latina nella forma delle Conferenze Episcopali e delle loro riunioni internazionali di Conferenze Episcopali, l'ordinamento canonico adeguato alle necessità di oggi".



Tralasciare il titolo di "Patriarca d'Occidente" - conclude il Comunicato - "non cambia nulla al riconoscimento, tanto solennemente dichiarato dal Concilio Vaticano II, delle antiche Chiese patriarcali. (...) La rinuncia a detto titolo vuole esprimere un realismo storico e teologico e allo stesso tempo (...) potrebbe essere di giovamento al dialogo ecumenico".




torni piena comunione chiesa armena con vescovo di roma



CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni (Libano), accompagnato dai membri del Sinodo Patriarcale e da un gruppo di pellegrini.



Nel suo discorso il Papa ha ricordato le sofferenze patite lungo i secoli dal Popolo armeno "in nome della fede cristiana negli anni della terribile persecuzione che resta nella storia col nome tristemente significativo di 'metz yeghèrn', il grande male'".



Tuttavia, ha proseguito Papa Benedetto, "Gli Armeni, che si sono sempre sforzati di integrarsi con la loro operosità e la loro dignità nelle società in cui si sono venuti a trovare, continuano a testimoniare anche oggi la loro fedeltà al Vangelo".



Ricordando che la Comunità armeno-cattolica è sparsa in molti Paesi, il Santo Padre ha affermato che "In Medio Oriente, in Cilicia e, successivamente, in Libano, la Provvidenza ha collocato il Patriarcato degli armeno-cattolici: ad esso, tutti i fedeli armeno-cattolici guardano come a saldo punto di riferimento spirituale per la loro secolare tradizione culturale e liturgica".



"Diverse Chiese" - ha continuato il Pontefice - "che riconoscono in San Gregorio l'Illuminatore il comune Padre fondatore, sono fra loro divise, anche se negli ultimi decenni tutte hanno ripreso un dialogo cordiale e fruttuoso, al fine di riscoprire le comuni radici. Incoraggio questa ritrovata fraternità e collaborazione, auspicando che da essa scaturiscano nuove iniziative per un percorso verso la piena unità. E se gli avvenimenti storici hanno visto la frammentazione della Chiesa armena, la Divina Provvidenza farà sì che un giorno essa torni ad essere unita con una sua Gerarchia in fraterna sintonia interna e in piena comunione con il Vescovo di Roma".



"Di questa auspicata unità è stato un segno confortante la celebrazione dei 1700 anni di fondazione della Chiesa armena, con la partecipazione dell'amato mio Predecessore Giovanni Paolo II".



Papa Benedetto ha concluso il suo discorso affermando: "Vogliamo essere tutti strumenti a disposizione di Cristo; Egli, che è Via, Verità e Vita, ci conceda di perseverare con ogni nostra forza, perché vi sia quanto prima un solo gregge sotto un solo Pastore".





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